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SICILIA - SIRACUSA - Il «macigno» della Soprintendenza. Porto turistico Spero, tutto da rifare. Giudicato «incompatibile» con il sito e con il Piano paesaggistico
LA SICILIA Venerdì 10 Febbraio 2012

salvatore maiorca
«L'opera accessoria è sproporzionata rispetto all'intervento principale. Il progetto non appare dunque compatibile» con le caratteristiche richieste per la struttura e con quelle esistenti nel sito. Non è, fra l'altro, compatibile con il Piano paesaggistico, approvato da qualche giorno. Di conseguenza «il progetto dovrà essere integrato e modificato». Sono questi i due «macigni» che la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali ha scagliato sul progetto del porto turistico Marina di Siracusa (ex Spero) nel corso della recente conferenza dei servizi sul progetto definitivo. Che definitivo, a questo punto, non è affatto. Anzi, come diceva quel brontolone di Gino Bartali, «è tutto da rifare».
Questa valutazione nasce da un'analisi che la precede. Ed è seguita dalle prescrizioni. Che sono tali da indurre a desistere dal tentativo. A meno che la tenacia sia tale da abbattere ogni ostacolo e scalare anche l'Everest.
Ma ecco, una per una, le prescrizioni della Soprintendenza. Si comincia con «la dimensione, le altezze degli edifici e il materiale costruttivo: devono essere compatibili con il contesto paesaggistico. E dovrà essere «utilizzata la struttura edilizia retrostante».
Inoltre «la modalità costruttiva delle opere a mare dovrà consentire la libera circolazione del mare». Vuol dire che la cosiddetta isola artificiale all'interno dello scalo non si può realizzare? Pare che sia proprio così.
Dev'essere garantita «la funzione di interscambio con la città con adeguati collegamenti viari e "messa in rete" tra i valori del centro storico di Ortigia da una parte e della riserva Ciane saline dall'altra, oltre che del mare».
Occorre uno «studio suppletivo sulle possibili variazioni correntometriche legate alle strutture previste, con particolare attenzione all'evoluzione indotta nella dinamica costiera, relativamente alle aree di sedimentazione e a quelle di erosione».
È richiesta «piena compatibilità ambientale dei materiali impiegati per le opere da realizzare utilizzando rocce di provenienza autoctona di cave regolarmente autorizzate».
Occorre ancora la «carta della intervisibilità dell'opera in progetto utilizzando come punti di osservazione il castello Eurialo, il parco archeologico della Neapolis, il Plemmyrion, eccetera».
È ritenuta «incompatibile la previsione dell'impianto fotovoltaico di 4mila metri quadrati con i criteri di tutela».
C'è poi tutta la questione della «tutela archeologica». La Soprintendenza osserva infatti che «non è stata effettuata, per le opere sulla terraferma, la verifica preventiva dell'interesse archeologico» prevista dalla legge. «In particolare non sono stati effettuati sondaggi e scavi anche in estensione, integrativi della progettazione definitiva ed esecutiva». Questi scavi sono ritenuti «indispensabili per la valenza archeologica dell'area che gravita sul Porto Grande della colonia greca di Siracusa». E queste «valenze archeologiche sono state già accertate in aree limitrofe».
Questa verifica, si sottolinea, «è elemento indispensabile di valutazione in questa fase in quanto l'eventuale rinvenimento di manufatti archeologici di interesse particolarmente importante risulterebbe incompatibile con la realizzazione delle opere in progetto, comportando altresì l'avvio del procedimento di vincolo» previsto dalla legge.
A questo punto tornano alla mente le parole pronunciate dal sindaco Roberto Visentin subito dopo l'approvazione del Piano paesaggistico: «Andrà a finire che qui si potranno fare soltanto dei pontili galleggianti».
Una domanda, come diceva Catalano, sorge spontanea: come mai tutte queste, peraltro legittime, osservazioni, ora divenute prescrizioni, nascono soltanto adesso, dopo tante vicissitudini attraversate da questo come da tanti altri progetti?
Torna quindi l'eterno problema di questa provincia e di questa regione. Ferma restando la competenza, il potere, la responsabilità delle varie sedi istituzionali per dire sì o no a qualsiasi progetto, la decisione, quale che sia, non può essere attesa per anni o decenni: deve arrivare in tempi ragionevolmente certi e con procedure ragionevolmente chiare oltre che certe.


10/02/2012



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