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Albertini incontra Castelli e Urbani: trasferire San Vittore
Corriere della Sera, 18/1/2005

Un comitato tecnico per decidere il futuro di San Vittore. Decidere cioè se lasciarlo dov'è, se invece spostarlo in periferia, e in questo caso cosa fare al suo posto: tuttalpiù lasciandoci - giusto per andare incontro alla Sovrintendenza - un pezzetto della vecchia struttura magari accanto a un grattacielo o a un giardinetto pubblico, a mo' di vestigia storica, per ricordare il carcere che fu.
È questa la conclusione cui è giunta la riunione avvenuta ieri a Palazzo Marino fra il sindaco Gabriele Albertini, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e quello ai Beni culturali Giuliano Urbani. L'incontro, di per sé, voleva rappresentare più che altro una ripresa ufficiale dei «confronti istituzionali» su un argomento che al sindaco in particolare sta a cuore da molto tempo: vale a dire, appunto, il progetto di trasferire il carcere cittadino di San Vittore in altra zona più decentrata e usarne l'area per farci qualcos'altro. Castelli e Urbani, già in passato, si erano espressi, almeno a grandi linee, favorevolmente rispetto all'idea del sindaco. Ma all'abbattimento della storica prigione di piazza Filangieri si è sempre opposta con decisione la Sovrintendenza regionale ai Beni artistici, che considera tuttora San Vittore un patrimonio architettonico da tutelare. E se alcuni, come la Lega già un anno e mezzo fa, avevano appoggiato l'idea del sindaco, c'erano altri, come il comitato di quartiere Pattinano, a sottolineare che «questa parte di città ha preso forma intorno al carcere e noi ci batteremo contro le ruspe»; o altri ancora, che vorrebbero un trasferimento dei detenuti altrove, ma anche la salvaguardia dell'edifico e della sua famosa struttura radiale; per non parlare naturalmente di quanti dentro San Vittore vivono e lavorano, e che da un trasloco vedrebbero compromessa tutta una serie di fattori che rendono San Vittore piuttosto unico: dalla relativa vicinanza al tribunale fino alla relativa comodità dei colloqui per i parenti dei detenuti.
Fra i progetti esposti a più riprese dal sindaco c'è quello di farci un parco. Nel 2002 il Comune aveva anche individuato l'area dove spostare la prigione, trasformandola in una «cittadella della giustizia»: 36 ettari in via Forze Armate, vicino alla caserma Perrucchetti. «Ma la vecchia struttura non si tocca», disse la Sovrintendenza. E il vincolo è ancora lì.
L'ex direttore del carcere, Luigi Pagano, oggi provveditore di tutte le carceri lombarde, non si è mai schierato per un fronte o per l'altro: «Quel che conta non sono i simboli ma i progetti concreti. È su quelli che bisogna esprimersi». Senza contare che dentro San Vittore, da anni, è in corso una ristrutturazione già approdata finora al rifacimento di uno dei sei raggi; lavori il cui seguito procede a rilento, ma che un trasloco — vien fatto notare — vanificherebbe del tutto anche nella loro parte già conclusa.
Ora la riunione di ieri ha deciso che, per valutare tutte le ipotesi in campo, si insedierà appunto un «comitato tecnico» di cui faranno parte Comune, Regione, nonché i due ministeri della Giustizia e dei Beni culturali. Un'idea di cui si è iniziato a discutere, per «accontentare» la Sovrintendenza, sarebbe quella accennata all'inizio: spostare il carcere, ma lasciandone lì qualche pezzo di muro come ricordo. Basterà?



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