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Giù mezzo San Vittore per fare posto ai grattacieli
Massimiliano Mingola
Il giorno, Milano, 18/1/2005

MILANO — Abbattere una parte del carcere dì San Vittore. Per restituire alla città almeno una zona per ora occupata dalla struttura penitenz.iaria. Una zona che sarebbe riqualificata con un progetto urbano ancora da definire nei dettagli. Il tutto nella prospettiva del trasferimento dei detenuti di San Vittore in una nuova «Cittadella della giustizia», da edificare nei pressi della caserma Perrucchetti, in zona San Siro.
È questa l'ipotesi sulla quale stanno lavorando il sindaco Gabriele Albertini, il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e quello dei Beni culturali, Giuliano Urbani. I tre si sono incontrati ieri mattina a Palazzo Marino proprio per parlare del futuro di San Vittore. Nessuna dichiarazione, al termine dell'incontro. Ma una decisione, ufficialmente, è stata già presa: la costituzione di un comitato tecnico, composto da Comune, Regione e i due ministeri, che valuti le future prospettive di utilizzo dell'area compresa tra viale Papiniano, via degli Olivetani, via Vico e viale di Porta Vercellina. Dove nel 1879 venne inaugurata la «fortezza» di piazza Filangieri. Una fortezza che, non è un mistero, è ormai considerata obsoleta sia da Albertini sia da Urbani. Il sindaco, già nell'agosto 2003, propose una soluzione radicale: «Abbattiamo San Vittore e nell'area costruiamo un grattacielo, magari a pianta stellare per ricordare la struttura del carcere, con intorno un parco». L'ipotesi del Central Park albertiniano, però, fu bocciata sonoramente dal sovrintendente lombardo ai Beni architettonici, Carla Di Francesco: «San Vittore è un bene di interesse. Io non darò mai l'autorizzazione al suo abbattimento». Il botta e risposta Albertini-Di Francesco si concluse con un rassegnato commento del primo cittadino: «Beh, vorrà dire che l'area di San Vittore resterà così com'è». Adesso, però, Albertini, Castelli e Urbani rilanciano. E cercano di aggirare il «niet» della Di Francesco con una proposta intermedia. Quella dell'abbattimento, ma solo parziale, del carcere. Che avrebbe due vantaggi: conservare al centro della città almeno un ricordo della storica fortezza; e recuperare volumetrie edificabili, che consentirebbero di ricavare almeno una parte dei 150 milioni di euro necessari per la costruzione della nuova Cittadella della Giustizia. La Di Francesco, informata della nuova ipotesi di lavoro del trio Albertini-Castelli-Urbani, concede un'apertura di credito. Apprezza soprattutto il metodo proposto. Quello del comitato tecnico che coinvolga tutte le istituzioni. «Mi sembra un passo avanti rispetto alla contrapposizione tra chi voleva abbattere tutto e chi voleva conservare tutto». Il sovrintendente apre anche all'idea dell'abbattimento parziale della struttura: «Molti edifici presenti all'interno del recinto di San Vittore sono stati costruiti in una fase successiva rispetto al nucleo originario, composto dal centro e dai raggi. Beh, per quelle strutture aggiuntive si può valutare anche l'ipotesi dell'abbattimento». L'apertura di credito della Di Francesco, però, è condita con una buona dose di prudenza: «Finché non mi sottopongono un progetto definito nei particolari è difficile dare giudizi. Attendo il lavoro della commissione tecnica». L'area ricavata dall'abbattimento dei soli edifici esterni alla caratteristica struttura stellare del carcere basterà per realizzare i progeni albertinian-ministeriali? Alla domanda, ora, dovrà rispondere il comitato appena costituito. Il percorso appare ancora lungo, comunque. Non c'è frétta, d'altra parte. Dell'abbattimento di San Vittore e del trasferimento dei detenuti in un'altra struttura alla periferia di Milano i giornali iniziarono a parlare addirittura nel luglio del 1970. Con titoli che recitavano più o meno così: «San Vittore, un problema che si trascina da dieci anni». Quarantacinque anni dopo, il Comune ci riprova. E chissà che questa sia la volta buona.



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