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I WATERFRONT CAMPANI E LA TUTELA DEL PAESAGGIO
FRANCESCO DOMENICO MOCCIA
DOMENICA, 05 FEBBRAIO 2012 LA REPUBBLICA - Napoli


La ripresa del cammino di Piu Europa, congelato dalla nascita dell´amministrazione Caldoro, ripropone un argomento all´ordine del giorno del mondo sviluppato, la trasformazione urbanistica della aree costiere, annoverabile nella quota maggioritaria dei cambiamenti in corso, effetto della profonda trasformazione delle tecnologie dei trasporti marittimi e del ruolo da essi giocato negli interscambi internazionali. Progressivamente questo adeguamento finirà per toccare prima o poi tutti i nodi coinvolti nel sistema di collegamenti internazionali e tutti i punti che a essi si connettono ai diversi livelli gerarchici con funzioni direttamente o indirettamente coinvolte, a partire da quelle portuali dei trasporti cargo e passeggeri a quelle industriali localizzate sulle coste per un miglior accesso ai mercati, subendone le alterne vicende competitive.
Possiamo collocare Salerno nella fase più avanzata di questo processo d´innovazione, per il disegno ormai compiuto e in fase di attuazione di tutto il suo fronte a mare. Sebbene non privo di polemiche, lo sviluppo del porto commerciale, la creazione del nuovo porto turistico alla Carnale e perfino il contestato crescent firmato da Bofill vengono sospinti dall´unione tra una leadership locale autorevole con il fascino comunicativo delle archistar. Quest´alleanza sconta quelle distorsioni acutamente indicate da Vittorio Gregotti nel suo ultimo saggio sulla metropoli postmoderna quando diventa fattore di integrazione nelle strategie locali. Ma la formula delle archistar non si è rivelata altrettanto convincente a Pozzuoli dove il fascino estetizzante dei disegni di Eisenman, celebrati nell´apposita festa dell´architettura, organizzata dall´Aniai, si è rivelato un boomerang, contribuendo allo scioglimento dell´amministrazione di Agostino Magliulo. Così l´annoso rinnovo dell´area Sofer dipende dalla prossima consultazione elettorale, nella speranza che costituisca esplicito argomento del pubblico dibattito a differenza della lunga trattativa, quasi clandestina, che accompagna la decisione sulla ristrutturazione della parte del porto di Napoli compreso tra Immacolatella e Molo San Vincenzo.
La soppressione della società Nausicaa, se ha ritardato il procedimento, in fondo, non ha determinato una vera svolta perché è sempre il progetto di Michel Euvé e Rosario Pavia e altri, vincitori del concorso, a essere oggetto di un confronto con la soprintendenza e gli altri enti autorizzatori. I cambiamenti che stanno così maturando sono ignoti, ma sembrerebbero settoriali a giudicare dalla parzialità dei confronti in atto, mentre sempre più complessi appaiono i problemi del porto tra cui, non ultimo, il contributo all´inquinamento atmosferico della città per il quale è assordante il silenzio dell´Autorità portuale.
I fondi Piu Europa intervengono sulla trasformazione del porto di Torre del Greco. La strategia cittadina ha riconosciuto l´incontrovertibile stato di degrado del cuore centrale e intuito le potenzialità della ricostruzione di un nuovo centro tra la stazione delle Ferrovie dello Stato e l´approdo storico. C´è da sperare che dalla modalità di progetti episodici (l´albergo), realizzati quasi per colpi di mano, si passi a un disegno organico e di alta qualità, concentrandosi su questo luogo strategico per la città vesuviana e abbandonando fantasie non meno realistiche, ma certamente più controverse, quali quelle della trasformazione della linea costiera ferroviaria in tramvia e della costruzione di un nuovo porto prima di valutare se la ristrutturazione dell´esistente è sufficiente a risolvere i problemi della cantieristica.
Anche Portici ha maturato idee sul fronte a mare con due concorsi per il porto e piazza San Ciro. Effetto indiretto della realizzazione del nuovo collettore è uno spazio pubblico sulla costa per la cui sistemazione il sindaco Cuomo attinge dalle proposte raccolte nelle suddette competizioni, ma ancora in maniera frammentaria e insufficiente. Può anche darsi che i progetti vincitori non debbano essere presi alla lettera, abbiano bisogno di una maturazione maggiore e di misurare le relazioni con fattori territoriali non sufficientemente digeriti, ma un´attuazione più organica e completa darebbe risultati di grande qualità, in particolare, ricostruendo il rapporto del parco della Reggia con il mare.
Invece Castellammare ha abbandonato l´ambizione di una radicale riqualificazione della striscia lungo corso De Gasperi, adottando uno schema urbanistico remissivo e permissivo i cui prevedibili effetti sono il consolidamento delle inappropriate strutture edilizie, per l´offesa che recano al paesaggio, attraverso più redditizi cambi di destinazione d´uso.
Qual è il motivo di questa rassegna? La costa campana, a partire dal programma interregionale Posidonia, è oggetto di studio e pianificazione. Il programma regionale dei porti turistici vi si è attuato tra molte difficoltà. Più volte è stato indicato nel piano paesistico l´ostacolo, ma ancora maggiormente determinante è stato un suo complemento mai redatto, quello che riguardava la regolazione delle aree portuali.
Quando la Regione si accinge alla redazione del nuovo piano paesaggistico, tutti questi nodi vengono al pettine e costituiscono tanti tasselli non secondari delle problematiche di uno dei maggiori patrimoni della regione che sono il Golfo di Napoli e le nostre coste. Il quadro paesaggistico del Golfo è già sancito come bene primario nelle linee guida del paesaggio del piano regionale e l´obbligo non solo di tutelarlo, ma anche di mantenerlo e risanarlo delle alterazioni e del degrado, è richiesto dalla Convenzione europea.
È importante che dalla proposta di legge regionale sul paesaggio sia fugata ogni impressione di restrizione alla sfera naturalistica e ambientale e che questa alimenti un alibi per il disinteresse per il paesaggio storico e antropico. In Campania, più che altrove, il paesaggio è opera della cultura e questa verità dovrebbe essere il fuoco dell´approccio della tutela paesaggistica così come è anche vero che la sua degradazione è opera degli stessi abitanti, il che richiede che anche il risanamento sia oggetto della medesima pianificazione.



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