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Petrioli se ne va, ora serve la Fondazione
STEFANO PASSIGLI
La Repubblica, 17 gennaio 2005



LA RECENTE notizia che Anna Maria Petrioli Tofani lascerà alla fine del mese la guida della Galleria degli Uffizi, e che la sua richiesta di rimanere in servizio non è stata accolta per «mancanza di fondi», si presta ad alcune riflessioni circa la nostra amministrazione dei Beni culturali, e circa le condizioni in cui è costretto ad operare uno dei più importanti musei del mondo. Lo Stato italiano ha molti strumenti per continuare ad avvalersi dei servizi dei suoi funzionali migliori oltre la loro età di pensionamento. In aggiunta al mantenimento nei ruoli oltre il limite di età, si può ad esempio ricorrere per i dirigenti a contratti individuali a termine, sino a giungere a specifici provvedimenti, come ha fatto l'attuale governo con il varo di una legge ad personam per permettere al giudice Carnevale di riprendere servizio in Cassazione.
Sorprende quindi che nel caso di Anna Maria Petrioli Tofani, le cui ragioni e i cui ineriti sono indiscussi, come dimostrano i prestigiosi incarichi che le sono stati proposti da National Gallery Washington e Hermitage di San Pietroburgo, o nel caso di Adriano La Regina, il valido sovrintendente ai Beni archeologici di Roma, non si sia trovato il modo di prolungarne il servizio. La «mancanza di fondi» ha molto l'aria di essere una «mancanza di volontà» di cui qualcuno a Roma o a Firenze dovrebbe rendere conto all'opinione pubblica, specie alla luce delle carenze di organico che rendono spesso difficile la successione nelle posizioni di vertice dell'amministrazione dei Beni culturali. E' probabile che proprio la successione ad Anna Maria Petrioli Tofani molto svelerà circa le reali ragioni per cui si è ritenuto di non poter accogliere il suo desiderio di rimanere in servizio.

La vicenda della direzione degli Uffizi torna a sollevare un problema ben più generale. Quello della totale mancanza di autonomia del più importante museo italiano, privo di quelle flessibilità di gestione che oramai caratterizzano la maggior parte dei grandi musei non solo americani, ma anche europei. La stessa mancanza di fondi, che nelle amministrazioni pubbliche viene così spesso addotta a scusante di qualsiasi carenza o disservizio, sarebbe infatti superata se gli Uffizi godessero di piena autonomia gestio-nale, dato che i proventi del museo superano di gran lunga le sue spese correnti. Non solo il mantenimento in servizio dell'attuale direttrice, ma problemi quali carenze di organico, riassorbimento del personale precario, orari di apertura, restauro e acquisizione di opere, eventi espositivi, e via dicendo, troverebbero in un regime di piena autonomia una ben più facile soluzione.

MA L'AUTONOMIA per essere tale richiede forme giuridiche particolari, e non soluzioni di facciata e ad hoc quali il Polo museale, che opera pur sempre nell'ambito del sistema di regola che si applica alle amministrazioni pubbliche e che si limita a sostituire al centralismo romano l'accorpamento, altrettanto centralistico, delle competenze decisionali in una sorta di super-sovrintendenza. Ben diversa sarebbe invece l'autonomia realizzabile con la costituzione di una Fondazione, come da me suggerito tre anni fa con una proposta di legge che, malgrado il consenso espresso proprio a Firenze dal ministro Urbani, la maggioranza di governo continua a mantenere insabbiata in commissione al Senato.
Una Fondazione di diritto privato che vedesse lo Stato in posizione preminente, ma aperta a Regione e Comune e a soggetti privati quali le fondazioni bancarie, cui affidare pienamente la gestione del museo, lasciando allo Stato esclusiva competenza in materia di tutela dei beni ivi contenuti, non solo permetterebbe di affrontare con quella tempestività ed efficacia che oggi mancano tutti i problemi su ricordati (direzione, personale, eccetera) ma anche di trovare le risorse finanziarie per l'acquisizione di nuove importanti opere, e soprattutto di gestire con maggiore efficienza e rapidità quel progetto di Grandi Uffizi, che oggi langue irrealizzato, e che è uno dei pochi progetti strategici in grado di assicurare un equilibrato sviluppo all'economia del centro storico. Cosa si oppone alla rapida creazione a Firenze di una Fondazione per gli Uffizi, dopo che a Torino, ad esempio, il ministero stesso si è fatto parte attiva per dar vita ad una Fondazione per il Museo Egizio? Un'occasione propizia per dare piena autonomia agli Uffizi e agli altri maggiori musei italiani fu persa 10 anni fa durante il governo Dini quando i parlamentari fiorentini suggerirono all'allora ministro Paolucci di agire per decreto assicurandone la convenzione: il ministro preferì allora limitarsi al solo complesso di Pompei. Ma oggi cosa ritarda l'istituzione della Fondazione se non la diffidenza di componenti sindacali mi-noritarie, e forse proprio l'esistenza del Polo museale?
Tra un Polo museale a conduzione verticistica e una Fondazione partecipata che lasciasse allo Stato ogni compito di tutela, ma avesse piena autonomia di gestione, non sarebbe quest'ultima la soluzione di gran lunga preferibile?



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