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Palermo. Tour tra rovine alla ricerca delle radici
la Repubblica, 16 gennaio 2005

L'isola dei tesori è una mappa di preziose rovine, testimonianze del passaggio di più popoli che hanno lasciato reperti, teatri, templi, brandelli di città. L'archeologo Patrizio Pensabene, scopritore di un villaggio medievale a Piazza Armerina, in quest'intervista ci guida in un itinerario che da Selinunte e Segesta, passa da Mozia, Solunto, Morgantina, Siracusa, per arrivare a Taormina e a Tindari, alla scoperta delle radici più antiche della Sicilia. Vale a dire, le tappe obbligate di ogni viaggio nell'isola.


FIN dalle origini la storia della Sicilia e della sua evoluzione urbanistica è assai complessa. I due gruppi etnici indigeni, Elimi e Sicarii, insediati nelle aree interne, e i due popoli arrivati dall'esterno, punici e greci, alla ricerca di nuovi tenitori e sbocchi commerciali, hanno dato vita a una serie di sommovimenti che hanno impresso cambiamenti spesso frenetici. Amicizie, inimicizie, guerre, invasioni, distruzioni, ricostruzioni, in un continuum quasi senza tregua, che ha finito con il sovrapporre tante Sicilie una sull'altra.
L'archeologo Patrizio Pensabene, docente dell'Università La Sapienza di Roma, che recentemente ha scoperto un villaggio normanno-medievale a cinquanta metri della Villa romana del Casale a Piazza Armerina, ci fa da guida in un tour archeologico alla ricerca delle nostre radici.
«La Sicilia si può suddividere in tre aree ben distinte, ognuna delle quali ha avuto uno sviluppo diverso dalle altre: occidentale, centro-meridionale e orientale. Nella prima c'è da vedere
la città greca per eccellenza, l'unica in questa parte dell'Isola rimasta a diretto contatto con il potere punico: Selinunte, distrutta nel V secolo avanti Cristo dalla grande antagonista di Segesta con l'aiuto dei cartaginesi. Oltre alla collina dei templi, patrimonio mondiale dell'umanità, c'è un pregevole santuario dedicato alle divinità orientali della tradizione punica, realizzato dai fenici».

I reperti degli elimi, padroni di questa parte dell'Isola dove si possono vedere?
«A Entella, sul Monte Jato, dove attualmente sono in corso importanti scavi, e a Segesta. Questo territorio nel periodo normanno è stato occupato dagli arabi cacciati da Palermo. Infatti, proprio a Segesta, si può ammirare l'unica moschea del periodo normanno scoperta finora». A caratterizzare la Sicilia occidentale sono però le reminiscenze puniche. Dove si trovano?

«A Mozia, dove recentemente grazie alla traduzione delle poesie di Pindaro si è potuta attribuire un'identità alla statua di auriga rinvenuta tempo fa da Gioacchino Falsone: si tratterebbe, infatti, di un famoso conducente del carro dei tiranni di Agrigento durante i giochi di Olimpia e di Delfì. A Palermo nella caserma dei carabinieri di corso Calatafimi, dove è stata scoperta una necropoli punica e tanti vasi di grande interesse artistico, che però non è ancora aperta al pubblico. E poi al museo archeologico di Palermo e a Solunto, una intera città punica, che si presenta nella forma assunta dopo la conquista romana, a meno di venti chilometri da Palermo. Sempre nella costa occidentale, tra Cefalù e Sunto Stefano di Camastra, c'è anche Alesa, una città indigena, poco conosciuta».

Nella parte centro meridionale da dove cominciamo?
«Da Piazza Armerina ovviamente. Oltre alla celebre Villa romana del Casale si può ammirare il villaggio medievale, d'età normanna, scoperto l'estate scorsa dalla mia équipe in collaborazione con la Sovrintendenza ai Beni culturali di Enna. Un centro molto esteso che forse era la vecchia Piazza Armerina distrutta nel XII secolo da re Guglielmo. Si può proseguire nelle colonie greche: la Valle dei templi di Agrigento e Gela, dove c'è un pregevole museo. A Enna si può visitare la montagna groviera dedicata alla dea Demetra. Senza dimenticare di fare tappa a Montagna di Marzo, dove è stato rinvenuto un centro indigeno ellenizzato e a Morgantina, città conquistata prima dai greci, poi dai romani dopo infinite peripezie».

Ed eccoci nel versante orientale dell'Isola
«Dove spicca la grande capitale dell'età greca, Siracusa. I templi, l'anfiteatro, le catacombe, il ginnasio romano e il museo Paolo Orsi, meritano più giorni di attenzione. Il museo, in gran parte dedicato al periodo di formazione della civiltà greca in Sicilia, curiosamente è meno ricco di reperti sulle epoche bizantine e romane, che pure da queste parti hanno avuto grande importanza. Nella zona meritano una puntata anche le tombe bizantine scavate nelle pietre di Pantalica e a Palazzolo Acreide il santuario nella roccia in memoria della dea Cibele e il teatro greco».
A Catania?
«Il teatro romano nel cuore della città e il museo a Castello Ursino sono davvero di primaria importanza. Peccato che il museo attualmente sia chiuso». Ultima tappa? «Il Messinese. A Taormina, oltre al famoso teatro greco-romano, si può ammirare il poco conosciuto ginnasio Ninfeo. Il sito archeologico di Taormina è il più visitato in Sicilia insieme a quelli di Segesta e di Selinunte. Anche Messina con il suo museo merita una- sosta. Fine del viaggio al teatro romano di Tindari, da dove si può ammirare lo spettacolo mozzafiato delle isole Eolie».



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