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Bologna. Musei e biblioteche, far una rivoluzione; Voglio che musei e biblioteche diventino centri di produzione
Cesare Sughi
il Resto del Carlino, 16 gennaio 2005

L'uomo ha spigoli. Non parla rotondo, ma acuminato. Non sorride molto, e quando lo fa c' di mezzo l'ironia Non gonfia la retorica, ma ne spegne ogni accenno come fosse una malattia pericolosa. Angelo Guglielmi, 75 anni, dall'estate scorsa assessore alla Cultura della giunta Cofferati, mi sta davanti nel suo ufficio al pianterreno di Palazzo d'Accursio (Preste traslocher in via Oberdan, mi annuncia, qui arriver la Sala Borsa, i nuovi spazi, pei gli studenti) come se stessimo ancora discutendo di Gruppo 63, di Avanguardia e sperimentazione (il suo primo libro importante: 1964) e delle ragioni per le quali Gadda il migliore e Moravi a e Pasolini sono da buttare. Vi nell'intransigente recensore letterario, creatore di una Terza Rete televisiva che gi leggenda (1987r1994: Blob, Avanzi, fi portalettere di Chiambretti. Avanzi di Dandini-Guzzanti. Samarcanda di Santoro. Milano Italia di Gad Lerner ecc. ecc). l'identico puntiglio di allora, la stessa tenace insistenza nel precisare i minimi dettagli. Intervistare Guglielmi vuoi dire, prima di tutto, prepararsi ad ascoltarlo, e poi spargere qualche domanda.
Ma anche senza spinte, il suo racconto completerebbe da solo il tragitto: la Bologna degli anni 50, l'andata a Roma, la tv, Istituto Luce, e il ritorno da assessore.
Questo s, doverlo chiamare in questo modo, non me lo sarei aspettato ai tempi dell'avanguardia. Glielo devo dire. Come mai ha deciso di fare l'assessore? Lei era tra i pi intransigenti del Gruppo 63, ora dovr mediare...
Il punto non questo, noi votavamo tutti per la sinistra. Ma combattevamo l'idea tipica del Pci, di Alleata, di Rinascita, che la letteratura dovesse intervenire a cambiare il volto del mondo e marciare con la politica, anche in modo servile. Loro pensavano al contenuto, noi del Gruppo alla forma, al linguaggio. Fu uno scontro durissimo, e noi gettammo lo scompiglio. Certo io non sono diventato un politico. Anzi, negli ultimi anni mi era stato chiesto se volevo candidarmi per il parlamento, ma mi sembrava una cosa noiosa. Dissi all'ex sottosegretario Vincenzo Vita e a Walter Veltroni che mi sarebbe semmai piaciuto fare il sindaco, perch un sindaco determina la qualit della vita di una comunit. Nel 2002 mi sono presentato a Pomezia per il centrosinistra, ma sono stato battuto subito. Non sono bravo a fare i comizi. Poi arrivata la chiamata di Cofferati, una settimana prima del termine per la designazione della giunta.
Perch ha accettato?
L'assessore un'articolazione del ruolo del sindaco. Un mercoled ho incontrato Cofferati al suo quartiere elettorale di via Mentana, e ci siamo intesi. Mi ha solo chiesto di trasferirmi qui. Anche questo, tornare a Bologna, dove ho vissuto i miei studi fino al '54 e dove abita ancora mia sorella, ha contato. E mi piaceva che a chiamarmi fosse Cofferati, l'alternativa, i 3 milioni in piazza.. Che cosa ricorda dei suoi anni bolognesi?
Un ambiente culturale straordinariamente ricco, Officina, il verri, il Mulino, il Circolo di cultura... Io sono nato ad Arona e sono arrivato nel '45, a 15 anni, mio padre, un funzionario delle Ferrovie, era stato trasferito qui. Feci il classico al Minghetti, dove ebbi come professore di storia e filosofia padre Marella. Si addormentava durante le lezioni, dalle 5 del mattino era in giro per la questua. Lei che aspirazioni aveva? Volevo fare lo scrittore, non sapevo ancora se da critico o da poeta. Mio fratello pi grande, Giuseppe, il traduttore di Celine, lo faceva gi. Io, per non imitarlo, e per mostrarmi autonomo, mi iscrissi a Legge, ma dopo due mesi ero gi a Lettere. Qui incontrai Roberto Longhi. Devo a lui se oggi so interpretare un quadro. Con me c'erano Mina Gregori, Carlo Volpe, e Francesco Arcangeli che era gi assistente. Il problema era che tutte le donne, anche le nostre coetane, erano innamorate del. maestro, e per noi non restava niente. A me piaceva sentirmi gi grande, esser trattato alla pari, ero pretenzioso, passavo le sere da Zanarini con i pittori, Vacchi, Mandelli, Rossi, Ciangottini, Bergonzoni, ed ero lusingato che il cameriere chiamasse professore anche me. Ma nel '48 Longhi se ne and a Firenze, e io mi laureai in italiano con Calcaterra. Pens mai alla carriera universitaria?

Sa d quante pagine fu la mia tesi? Diciotto. L'argomento era Leopardi, il Discorso sulla poesia romantica. Dall'universit volevo andarmene. Ebbi la lode, ma il giorno dopo, nonostante i complimenti di tutti, buttai via la tesi. Ma nell'ambiente universitario ho fatto altri incontri, Raimondi, che mi prepar all'esame di latino scritto con Pighi. Durissimo, ma riuscii a prendere 18. E poi arriv Anceschi. Sentivamo che da lui avremmo voluto
apprendere qualcosa che sarebbe stato determinante.
E alla Rai come arriv?
Vinsi nel '55 un concorso di cui aveva saputo mia madre, alla radio, cercavano persone per iniziare il servizio televisivo nazionale. Feci l'esame a Milano, davanti a una commissione dove c'erano Carlo Bo e Luigi Rognoni. Proposi, come ipotesi di lavoro, un reportage su Mario Missiroli, che fu anche direttore del Carlino, In quell'anno entrarono anche Eco, Colombo, Vattimo. Alla Rai sono rimasto fino al '94. Quale fu l'invenzione della Terza Rete?
La tv che si faceva, quella di Bernabei. era una tv pedagogica, aveva permesso alle classi povere di alfabetizzarsi, di scoprire con i teleromanzi Maniconi, Cronin. Dostoevskij..Ma era anche una televisione che oscurava molti temi delicati, le carceri, l'immigrazione. Noi facemmo la neotelevisione, sperimentando, come in letteratura, un nuovo linguaggio che ci facesse scoprire le realt nascoste. Anche in chiave decisamente ironica. Come and a finire? Nel '94 Berlusconi vinse le elezioni, io fui rimosso e il centrosinistra accus la nostra rete di averlo fatto perdere perch avevamo parlato troppo di Mani Pulite e ironizzato troppo sulla corruzione. Si vede che la nostra autonomia non era stata prevista.
Si riconosce nell'odierna televisione della realt?
Ma per niente. Noi piazzavamo rocchio della telecamera in faccia alla realt politica
del nostro paese. Ora la tv del reality show guarda attraverso il buco della chiave in stanze dove il pudore imporrebbe la riservatezza. Pessimo. Le piace fare l'assessore alla Cultura?

Confesso che questo ruolo ha una parte noiosissima, l'ufficialit, 'portare il saluto', 'presenziare'. Io non ho il linguaggio giusto, non sono come i politici che sanno parlare anche di ci che non conoscono.
Ma cos pu correre il rischio di non tenere il contatto con la citt... Credo che il contatto Io si debba tenere con il fare, che l'altro aspetto del mio lavoro. Anzi l'aspetto centrale. Fare che cosa? Si pu fare in due modi, alla maniera di Nicolini, a Roma, alla fine degli anni '70, l'elargizione delle feste, l'effimero. Oppure, come credo io, senza penalizzare l'intrattenimento, si pu fare puntando sulla valorizzazione delle strutture culturali di una citt. E' la prospettiva del mio lavoro. Lo sottolineo: investire creativit e denaro in questa direzione.
Con quali obiettivi concreti?
Bologna possiede, nel campo delle biblioteche e dei musei, un patrimonio che deve essere valorizzato, I musei civici di Bologna vivono ciascuno per proprio conto, in * una propria, splendida solitudine. Servono invece forti sinergie per valorizzare [e potenzialit oggi disperse.
Nessuno dissentirebbe...
Non sto parlando di un coordinamento esterno, ma incardinato dentro le varie strutture. Abbiamo una istituzione Galleria d'Arte Moderna e una istituzione Cineteca. Vogliamo creare, anche in collaborazione con l'universit, un'unica istituzione musei e un'unica istituzione Biblioteche, e in futuro anche un'istituzione Musica. Pensi a realt come Angelica, Bologna Festival, Musica Insieme, il Link, pi famose all'estero che in citt. E qui c' anche Abbado. Quali i vantaggi?
Musei e biblioteche non devono essere solo custodi di un patrimonio, ma diventare centri di produzione culturale, raggiungere un ruolo imprenditoriale. L'istituzione una forma giuridica che favorisce largamente 1*intervento dei privati.
Il sindaco d'accordo?
E' un progetto a cui lavoriamo insieme, ma prima gli esperti ci devono chiarire la fattibilit legale. Tempi lunghi... I cittadini si aspettano molto, lo so, e i tempi dell'impazienza sono rapidi. Ma non si pu fa-f re tutto in fretta. c' la diversit netta dalla giunta precedente, c' il programma di mandato da mettere a punto discutendo con tutti. Anche la Galleria d'arte Moderna attende... Intanto abbiamo costituito un ottimo consiglio d'amministrazione. Per la direzione avevamo puntato molto su Esther Coen, che ha rinunciato per gravi problemi di famiglia. Stiamo vagliando altri nomi e non pensiamo lontanamente di non portare la Galleria all'ex Manifattura. E' una sede ideale, con il Dams, la Cineteca, il Cassero. Va risolto, con l'eliminazione dell'ormai famosa scala, il problema degli spazi per le esposizioni temporanee. I tecnici parlano di un cantiere che durer dai 6 ai 12 mesi.
Verr trasferito l anche il Museo Morandi?
E' una questione obiettivamente delicata. Ho gi detto che lo spostamento da Palazzo d'Accursio avverr solo se la citt sar d'accordo. Gli amici del Museo si oppongono, e anche l'ex sindaco Imbeni, che concluse la donazione da parte della sorella del pittore, mi ha scritto la sua
contrariet.
Ha un calendario di avvenimenti culturali gi pronto per quest'anno?
Il 30 gennaio si aprir a Palazzo Re Enzo la mostra del Primaticcio, il pittore del '500 che affresc le volte della reggia di Fontainbleau. Viene dal Louvre. E sono gi avviate la mostra di Annibale Carracci e un'altra di Luciano Minguzzi. Bologna uscita dal grande giro, e occorre lavorare per reinse-rirvela. Per questo, con rapporto di Carlo Flamigli, in programma anche 'Bologna Scienza', che riunir grandi studiosi impegnandoli sull'idea della scienza come potere che migliora la qualit della vita.
Assessore Guglielmi, come lavora con Cofferati? Bene, ma vorrei farlo in modo ancora pi stretto, lui ha moltissimo da fare, e talvolta avviene che io renda pubbliche cose che non ho avuto il tempo di discutere con lu. E a soldi come va? Fare, a Bologna, cercare i soldi per fare. E' anche un problema di comunicazione. Se banche, fondazioni, aziende vedono un programma che risponde ai loro interessi, ci stanno. Ma per funzionare bisogna che il programma del Comune coincida con le aspettative della citt, che cos si riconoscer nel progetto. Ma dimentichiamoci, per favore, che piccolo bello, ora bisogna essere robuste forze di produzione culturale. Guardo il quadro di Tinguely appeso alle spalle dell'assessore, che ha ormai la bocca asciutta, e vedo dall'orologio che sono passati 130 minuti da quando abbiamo cominciato. Mai sentito Angelo Guglielmi parlare tanto. Ma gi, eravamo al chiuso, non in pubblico.



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