LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Il museo archeologico è in pericolo di degrado, salviamolo
Roberto A. Raschillà
Corriere del Giorno, 13/01/2005

Un'accorata invocazione a salvare da un possibile grave decadimento un particolarmente Importante istituto culturale, insieme ad un preoccupato grido d'allarme per altri eventuali casi di furto o di scempio ai danni di opere dall'incommensurabile valore storico, sono stati lanciati all'indirizzo di intellettuali, associazioni e stampa, oltre che alle stesse istituzioni politiche ed economiche, dal soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, Giuseppe Andreassi, in apprensione per le sorti del prestigioso Museo Archeologico Nazionale di Bari. Soprattutto dopo la recente sparizione di alcune collezioni museali dall'attuale "sede-deposito" di Santa Scolastica. In proposito, nello specifico il soprintendente Andreassi tiene tra l'altro a sottolineare di credere "che mai come oggi il futuro del Museo di Bari debba vedere ciascuno impegnato nel ruolo che gli è proprio o gli è dovuto, non potendosi pensare che la ricostituzione di un museo possa fondarsi sull'improvvisazione o, peggio, sulla confusione dei ruoli, avendo le stesse facoltà i gestori specialistici e i potenziali utenti".
"Non per nulla - continua il soprintendente ai Beni archeologici della Puglia in un suo intervento pubblicato sul "Corriere del Mezzogiorno" - il 15 ottobre scorso, dopo la visita effettuata in Santa Scolastica dai nuovi amministratori provinciali alla presenza della stampa, indirizzavo al presidente Divella una lettera in cui esprimevo la disponibilità della nostra Soprintendenza ad essere a fianco della Provincia per contribuire alla riuscita di tutte le iniziative che avessero per oggetto i! patrimonio archeologico. Tale disponibilità tanto più rinnovo oggi, dopo un progetto complessivo di allestimento rapportato agli spazi realmente utilizzabili, progetto che dovrà vedere le diverse professionalità coinvolte lavorare in stretto affìancamento con gli archeologi. Per sciogliere tali nodi sicuramente risulterà prezioso il contributo di intellettuali, associazioni e stampa". A questo punto ci sembra opportuno giustamente evidenziare che, tra i più interessanti e "completi" musei archeologici di cui è ricco il nostro Paese, senza dubbio un posto di primo piano per la sua notevole importanza spettava, almeno fino ad un decina di anni fa, appunto al "Museo Archeologico di Bari", autentico vanto della regione pugliese e dell'intero Mezzogiorno (insieme a quello ben più noto, ma nel contempo allora meno ben ordinato e disposto di Taranto), oggi comunque smembrato, depauperato e "relegato" nelle anguste, anche se potenzialmente prestigiose, sale del convento di Santa Scolastica. Fondato nel 1875 (su proposta dell'Amministrazione provinciale dell'epoca, e quindi su decisione dello stesso Consiglio che - raccontano le cronache della Provincia - votò all'unanimità "l'istituzione anche a Bari" di un ricco "Museo Provinciale di Antichità", affidandone la preminente realizzazione alla locale "Deputazione di Storia Patria" con la previsione in delibera dello stanziamento, sul bilancio annuale, di una cospicua somma iniziale da investire nell'acquisto di specifici oggetti antichi), ebbe una prima sistemazione "di fortuna" dell'originario nucleo di oggetti reperiti - costituito per la maggior parte di soli vasi - nell'Istituto Tecnico Statale della città, dove rimase per sette anni. Durante i quali, peraltro, la "collezione" si era andata sempre più ingrandendo grazie a vari lasciti e donazioni di collezionisti e personaggi di rilievo dell'ambiente culturale barese (tra i quali è da ricordare quel Michele Mirenghi, primo presidente della "Commissione di Archeologia e Storia Patria" preposta all'acquisto di oggetti antichi, il quale donò all’istituzione l’intera sua pregevole raccolta di monete romane), Quindi, nel novembre del 1882, il "Museo" venne trasferito provvisoriamente in alcuni locali al pianterreno del costruendo Palazzo Ateneo, per essere poi definitivamente sistemato e aperto al pubblico nel maggio 1890 (e cioè un anno dopo il completamento dello stesso Ateneo) nei locali superiori del Palazzo, ritenuti assolutamente più idonei e dove è rimasto allogato sino alla sua chiusura, avvenuta dieci anni fa, per "urgenti" lavori di restauro delle sale di esposizione. Intanto - oltre che dai reperti provenienti da importanti scavi effettuati a Ceglie del Campo, a Canne e in altre zone della Puglia, compreso lo stesso territorio tarantino - il patrimonio museale barese veniva ulteriormente incrementato, segnatamente tra il 1900 e il 1930, da ingenti e preziosi acquisti (tra cui vanno ricordati quelli, particolarmente pregevoli, riguardanti i famosi bronzi di Noicattaro, il prestigioso medagliere Maselli e la massiccia e assai interessante Collezione Palese, "forte" di oltre duemila esemplari di
opere appartenenti a vari generi ed epoche, di rara integrità e bellezza), e maggiormente impreziosito grazie anche alle "cure" della vecchia Soprintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano, che aveva sede presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Alla Città bimare, infatti era stato affidato anche il compito primario di provvedere al riordino e all'esposizione dei reperti di inestimabile valore, testimonianti gran parte della storia delle civiltà apule, secondo i più moderni e funzionali criteri museografici.
Nel frattempo il "Museo Archeologico di Bari", che da provinciale era divenuto nazionale, passando quindi alle dirette dipendenze dello Stato (il quale, dopo una breve chiusura, provvide a dargli, con la riapertura al pubblico nel settembre del 1961, una più idonea sistemazione nei vasti, e ancor più funzionali locali del piano superiore del Palazzo Ateneo) soprattutto negli anni Cinquanta aveva visto notevolmente ampliata e incrementata la sua consistenza con l'aggiunta, al suo già quantitativamente apprezzabile patrimonio, di ricchi corredi tombali provenienti dagli scavi di Monte Sannace, in territorio di Gioia del Colle, e di Conversano, e con l'acquisto dei rarissimi reperti appartenenti al Paleolitico medio, compresi nella prestigiosa Collezione Mayellaro, di Bisceglie.
Ma ricordiamo ora, sia pure a brevi tratti, come si presentava ai visitatori il "Museo Archeologico Nazionale" di Bari e qual era la sistemazione data tu suoi "tesori" fino, appunto, al 31 gennaio 1994, data della chiusura di tutto il complesso al pubblico.
L'accesso all'insieme museale (composto da un vestibolo, tre corridoi, un salone e una sala) era possibile da Piazza Umberto I, attraverso l'ingresso principale del palazzo universitario salendo per i gradini sia dell'uno che dell'altro dei due scaloni monumentali che impreziosiscono le strutture dell'Ateneo e da dove si poteva raggiungere subito il "Vestibolo", nel quale erano esposte le terrecotte architettoniche che costituivano il rivestimento fittile dei margini del tetto e dei sostegni lignei degli edifici sacri dell’età arcaica (tra cui si trovavano molte antefisse raffiguranti in bassorilie-vo il volto della gorgone Medusa, tutte provenienti dagli scavi di Tarante); le
sculture in pietra (tra le quali figuravano alcuni rilievi in pietra tenera, assai pregevoli e carichi di "pathos", provenienti pure dal Tarantino e risalenti al primo periodo ellenistico); la raccolta epigrafica, formata da ventisette iscrizioni lapidarie, particolarmente eterogenea sia per tipologia che per provenienza e cronologia; e la collezione numismatica, che comprendeva diverse migliaia di esemplari, suddivisi in tre grandi raggruppamenti interessanti, rispettivamente, le monete "greche" e quelle romane di età repubblicana da una parte e di età imperiale dall'altra.
Le monete cosiddette "greche " provenivano da zecche del Sannio, della Campania, della Lucania, del Brutium e dell'Apulia et Calabria, tutte databili al periodo che precede la
romanizzazione dell'Italia meridionale; mentre quelle romane di età repubblicana erano rappresentate da pregevoli e assai rari esemplari d'argento e di bronzo, e le altre, di età imperiale, documentavano tutti gli imperatori di Roma a partire da Augusto fino a Teodorico: complessivamente ammontavano ad un totale di
oltre tremila "pezzi". Dal "Vestibolo" si passava immediatamente al "Corridoio II", che comprendeva la sezione preistorica vera e propria, le cui più antiche testimonianze risalivano alla prima "età della pietra" (Paleolitico inferiore), provenienti per la maggior parte dal Promontorio del Gargano, e al Neolitico, ritrovati in scavi effettuati presso il Pulo di Moffetta (una delle più suggestive testimonianze della preistoria apula), cui si aggiungeva: un 'ampia documentazione relativa alla successiva età neolitica (tra il III e il II millennio avanti Cristo), proveniente a sua volta da Andria, Gioia del Colle e più in particolare dalla tarantina Laterza; molto ricca e completa era infine, tra le altre, anche la documentazione relativa all'ultima fase dell'età
del Bronzo e alla civiltà "subappenninica" (XIII-XII secolo a.C.) rinvenuta per la maggior parte nei territori di Trani, Bari, Egnazia, Santa Maria di Leuca, Porto Cesareo, Torre Castelluccia, Porto Perone, Scoglio del Tonno, e ancora vicino a Terlizzi, netto stesso Pulo di Molfetta e a Punta Penna; cui si univano anche i corredi funeraro provenienti dalle varie "tombe a galleria" (più note come "dolmen", dei quali è ricca la provincia barese), prima fra tutte quella di Bisceglie.
Nel "Corridoio III", poi, si trovava la sezione topografica (vecchi fondi), dove erano esposti, tra gli altri, i reperti che si riferivano alla più pura espressione della civiltà apula indigena, arricchita e di volta in volta trasformata e plasmata dagli apporti della civiltà greca,
collocabili in un arco di tempo che va generalmente dagli inizi del VI sino ad arrivare al III secolo avanti Cristo. A metà del lungo "Corridoio IlI" si apriva, quindi, l'ingresso al grande "Salone IV", che comprendeva una splendida rassegna, davvero di inestimabile valore, di vasi protocorinzi e corinzi, attici, protoitalioti e italioti, mentre tra i grandi reperti dell'ultimo periodo apulo, segnatamente degna di nota appariva l'anfora proveniente da Canosa sulla quale è rappresentato Orfeo nell'atto di suonare la lira fra i Traci. Sempre nel prestigioso "Salone IV" erano esposti, inoltre, i preziosissimi esemplari di oreficeria, quali, ad esempio, un pendaglio in lamine d'oro con figura di leprotto; vari dischi aurei lavorati a granulazione, decorati da figura di serpenti e da svastiche, trovati tra i reperti degli scavi di Noicattaro; un pendaglio aureo a testa di negro, di elegante fattura; e poi ancora, anelli, collane,
fibule d'argento, insieme ad uno stupendo diadema.
Nella "Sala V", invece, apparivano in bella mostra esclusivamente i numerosi oggetti provenienti dagli scavi di Canosa, risalenti al periodo va dal IV al HI secolo a.C., tra cui spiccavano i corredi appartenenti all'Ipogeo "Varrese" a più camere, numerosi grandi vasi plastici con decorazione policroma in rosa, rosso e azzurro; vari vasi "listati", "dorati" ed a figure rosse dell'ultima produzione apula; e, inoltre, una particolarmente integra corazza anatomica bronzea.
Nel già citato "Corridoio III", con la sezione topografìca, erano messi in evidenza pure i diversi reperti "scoperti" in varie località della provincia barese dopo i più recenti scavi ordinati dalla Sovrintendenza Archeologica della Puglia, come a esempio quelli effettuati a Conversano (da cui provenivano numerosi corredi funerari apuli databili intorno al IV secolo a.C.), ad Acquaviva delle Fonti, ad Egnazia (dove era stata ritrovata la subito divenuta celebre, stupenda testa marmorea di Attis, databile all'età adrianea) e nella stessa Bari. Infine, nel "Corridoio VIII", dove era allogata la sezione delle terracotte figurate e dei bronzi, si trovavano, appunto, un'assai apprezzabile raccolta di figurine e statuette (in parte provenienti da Taranto e in parie da centri apuli ellenizzati, come Canosa), e numerosi oggetti in bronzo insieme a fibule dei tipi più diffusi in Apulia dal periodo strettamente arcaico a quello prettamente romano. E, ancora, cinturoni laminari di pregevole fattura, vasi dai più diversi stili e provenienze, decorati e non, ed anche interessanti patere (sorta dì piatti senza anse e senza piedi), caratteristiche degli ambienti apuli, con manico antropomorfo, modellato cioè a sembianza di efebo, per la maggior parte collocabili, come cronologia, tra il VI e il V secolo a.C. A questo punto, per concludere, viene spontaneo chiedersi come sarà il "nuovo" Museo Archeologico di Bari. Quando le sue collezioni saranno realmente fruibili dal grande pubblico? Che fine avranno fatto nel frattempo le preziosissime testimonianze delle civiltà apule fino a dieci anni fa gelosamente e accuratamente custodite nella gloriosa "vecchia" sede del prestigioso Palazzo Ateneo barese?



news

22-01-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 22 gennaio 2021

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

Archivio news