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Mecenatismo, l'oasi è solo in Piemonte
PAGINA A CURA DI MAURO PIANTA
SOLE 24 ORE Nord Ovest 14-01-2005

Luci e ombre nel rapporto impresa-cultura nel Nord-Ovest. Le luci sono rappresentate dal terzo posto ottenuto dal Piemonte a livello nazionale (alle spalle di Lazio e Lombardia) nella graduatoria per investimenti delle aziende: 4,6 milioni nel 2003 e una previsione di 16,2 milioni per 2004-2006. Inoltre, proprio quest'anno, il gruppo biellese. Ermenegildo Zegna si è aggiudicato il premio annuale promosso dalla Bondardo Comunicazione grazie all'Oasi Zegna, un'area naturalistica creata nel 1993 (senza scopo di lucro) su un territorio di circa cento chilometri quadrati. L'impegno è costato finora 6,7 milioni e per il 2005/2006 prevede ulteriori 4 milioni.
Le ombre sono dovute all'esiguo numero di imprese con questa vocazione: 12, quest'anno, in Piemonte; appena una in Liguria; nessuna in Valle d'Aosta. E anche se la statistica è forzatamente parziale (riguarda solo le imprese che decidono di partecipare al premio) è pur sempre indicativa. Per Luca Dal Pozzolo, direttore
dell'Osservatorio culturale del Piemonte, «sono dati interessanti ma parziali, considerato il peso delle 12 fondazioni bancarie che solo nel 2002 hanno erogato 66 milioni». L'economista Giovanni Zanetti crede che «l'ambiente industriale torinese sia ancora affetto da una certa miopia culturale». Secondo il sociologo Franco Garelli, membro della Fondazione Crt «lo Stato dovrebbe prevedere incentivi», mentre Alessandro Lombardo, direttore della Fondazione Ansaldo è convinto che si faranno sentire gli effetti di "Genova 2004 capitale della cultura".

Saranno investiti 16,2 milioni in 3 anni

Nel campo dei beni culturali, in Piemonte è prezioso il lavoro
che stanno svolgendo le quattro Consulte, organismi che esprimono una sinergia tra privati e pubblico e che si occupano di restauri e valorizzazione.


Positivo anche se non mancano le difficoltà in Piemonte, poco significativo ma in odore di riscatto in Liguria, praticamente assente in Valle d'Aosta.
È questo il quadro dei finanziamenti dei privati alla cultura nel Nord-Ovest che emerge dalla lettura del premio nazionale Impresa e Cultura, riconoscimento rivolto alle aziende capaci di intervenire con continuità e creatività in questo campo. L'edizione 2004 della rassegna (vinta proprio da un'azienda piemontese) bandita dalla Bondardo Comunicazione e promosso — tra gli altri - da Confindustria, ha coinvolto quest'anno 130 candidati in tutta Italia. Dodici le imprese piemontesi, una sola proveniente dalla Liguria, nessuna dalla Valle d'Aosta, «dove non ci sono grandi aziènde — spiegano dall'assessorato regionale alla Cultura — e dove i finanziamenti arrivano soprattutto dagli enti pubblici».
Una fotografia necessariamente parziale, quella scattata dal Premio, perché naturalmente non riguarda la totalità delle aziende presenti sul territorio ma solo quelle che scelgono di partecipare. Eppure, la speciale "classifica" può suggerire qualche considerazione.
I dati, innanzitutto. Il Piemonte con i suoi 4,6 milioni investiti dalle 12 aziende partecipanti e con la previsione di impegnarne complessivamente 16 nel triennio 2004-2006, si colloca al terzo postò in Italia dopo Lazio (15 milioni, 13 candidati) e Lombardia (10 milioni, 37 concorrenti) nella graduatoria del rapporto privati/cultura. Insomma, le aziende piemontesi vanno a braccétto con la cultura molto più di quanto non facciano quelle toscane, emiliane o umbre. C'è da osservare che le somme messe a disposizione dagli imprenditori piemontesi erano molto più ingenti nel 2002 (quasi 8 milioni, con 8 candidati) e sono comunque cresciute rispetto al 2003 quando non avevano raggiunto quota due milioni.
Analogamente alla tendenza nazionale, anche in Piemonte le industrie prediligono le mostre e le arti visive: ben sette progetti piemontesi riguardavano infatti finanziamenti a sostegno di questa tipologia. La Lavazza, per esempio, ha allestito una mostra di macchine da caffè espresso presso il museo della Scienza di Milano, ripercorrendo un secolo intero di costume. La Abet Laminati di Bra (Cuneo) ha ricevuto un premio speciale per il progetto più innovativo, viste le numerose sponsorizzazioni
del gruppo alla cultura del design e agli interventi didattici a favore di molti giovani progettisti.
«Sono dati interessanti ma parziali — osserva Luca Dal Pozzolo, direttore dell'Osservatorio culturale del Piemonte — soprattutto se consideriamo che nella nostra regione c'è l'enorme peso del finanziamento di un privato sui generis rappresentato dalle 12 fondazioni bancarie. Solo nel 2002 hanno erogato 66 milioni, una fetta importante dei 311 investiti dal sistema fondazioni
bancarie in tutta Italia».
Aggiunge l'economista torinese Giovanni Zanetti: «II
terzo posto piemontese non mi convince del tutto: da vice presidente del museo del Cinema constato, per esempio, come nessun imprenditore sostenga questa realtà che pure è un successo in grado di attrarre decine di migliaia di visitatori l'anno. Perché, altro esempio, Torino non può avere una vera scuola per la formazione dei manager? Credo che l'ambiente industriale torinese, affetto da questa miopia culturale, abbia delle grandi responsabilità». Della necessità di un maggior legame tra mondo culturale e impresa parla Franco Garelli, sociologo e membro della Fondazione Crt: «Se lo Stato vuole promuovere la cultura, dovrebbe trasferire il compito alla società civile, come avviene negli Stati Uniti, magari attraverso incentivi fiscali. Altrimenti c'è il rischio di fare cultura solo per avere i sussidi pubblici. Perché, poi, se un privato vuole finanziare un ospedale o un'università deve pagarci sopra le tasse»?
Più ottimista, invece, nonostante il poco confortante risultato ottenuto dafla Liguria nell'ambito del Premio, è Alessandro Lombardo,di-rettore della Fondazione Ansaldo di Genova: «Al di là della classifica — commenta — sono molto fiducioso perché credo che davvero l'esperienza di "Genova 2004 capitale europea della cultura" abbia procurato una scossa benefica al sistema ligure, determinando un'apertura e un'attenzione maggiore dei manager delle industrie del territorio nei confronti di questa dimensione».




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