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Un'ordinaria mancanza d fondi
Paolo Wilhelm
Il Sole 24 Ore Sud 14 GEN 2005

Greci e fenici riprenderanno la via del mare, guidati da un Satiro Danzante che li porter in Giappone. La famosa statua bronzea del IV secolo a.C. ripescata nel 1998 al largo di Pantelleria sar infatti il simbolo del padiglione italiano all'Esposizione Universale di Aichi, in programma dal 25 marzo al 25 settembre 2005. Un riconoscimento per la Sicilia arrivato alla fine di un anno fatto di eventi, mostre, incontri e seminali, a partire da "Ta Attika. Veder greco a Gela", l'esposizione itinerante che il 15 febbraio 2004 ha inaugurato ufficialmtnte l'Anno dell'Archeologia.
Un anno-evento finanziato con i fondi di Agenda 2000. Il Por ha destinato alle aree archeologiche dell'isola oltre 180,6 milioni di euro, quasi un quinto della dotazione complessiva destinata da Agenda 2000 ai beni culturali nell'isola. Fondi che hanno permesso migliorie, l'inizio di nuovi scavi, il restauro di siti e monumenti: sono stati finora tutti impegnati ma l'assessorato ai Beni culturali non ha il dato di quanto sia stato effettivamente speso. Con i fondi del Por sono stati avviati interventi nel Parco archeologico della Valle dei Templi avviato nel 2002. Quello di Agrigento il primo di 17 palchi archeologici che dovrebbero essere inaugurati entro la fine del 2005, cos come previsto dalla legge regionale 20/2000: per dare il via alla creazione di nuovi parchi manca il parere del Consiglio regionale dei Beni culturali che stato ricostituito il 9 giugno del 2004 ma ancora oggi non si pronunciato. Sul fronte della spesa dei fondi di Agenda 2000, dei 955 milioni di euro inizialmente destinati ai Beni culturali in Sicilia al 30
settembre dell'anno scorso erano stati impegnati 461 milioni (il 48,2% del totale) ed erano stati spesi 130 milioni (il 13,6% del totale).
Ma i nodi nel settore non mancano soprattutto sul fronte della manutenzione e della disponibilit di personale. Monumenti e opere d'arte vanno conservate e gestite. Un lavoro che ricade direttamente sulle Soprintendenze che si trovano sempre di pi in difficolt. Come ammette Francesca Spatafora, direttore della sezione Archeologica della Soprintendenza di Palermo: II nostro primo problema dice la manutenzione e la gestione dei beni. I fondi del Por hanno reso possibili tanti scavi che hanno portato alla luce molti tesori. Ora sarebbero necessari fondi per la valorizzazione del patrimonio, ma i finanziamenti ordinari sono limitatissimi. Altrettanto serio il problema del personale: Siamo solo in due archeologi continua Francesca Spatafora . Il territorio molto grande e geomorfologicamente vario. Controllarlo difficilissimo: e cos, soprattutto nei siti pi lontani dai centri abitati il fenomeno dei tombaroli rilevante. Francesca Spatafora chiude poi con la preoccupazione sul possibile arrivo dell'archeo-condono, un emendamento inizialmente collegato alla Finanziaria e poi stralciato che consentirebbe una sanatoria per il possesso di beni archeologici non denunciati: Pare che verr riproposto con un disegno di legge a s: siamo molto preoccupati per la sua possibile approvazione. Di diverso avviso Gianfilippo Villari, soprintendente di Messina: II possesso illecito di beni archeologici dice pu essere un reato penale o amministrativo e la legge chiarisce bene i limiti. E comunque la competenza penale spetta ai carabinieri. Anche per Villari i problemi quotidiani sono altri: II nostro territorio va da Taormina alle Eolie, abbiamo una ventina di scavi aperti e una decina di siti archeologici. Il tutto con due archeologi. Ci arrangiamo in qualche maniera. I fondi ordinari a nostra disposizione sono pochi, circa 70mila euro all'anno. Il Por invece ci ha messo a disposizione quasi 20 milioni di euro. Gli stessi problemi si incontrano anche dall'altro capo dell'isola. Come testimonia Rossella Giglio, direttore dei beni archeologici della soprintendenza di Trapani: Selinunte, Segesta, Mozia, Enee. Tutto nel nostro territorio e io sono l'unica archeologa. E poi ci sono i siti nelle isole Egadi. I fondi ordinari non sono sufficienti: da qualche anno non bastano nemmeno per la semplice manutenzione. Si lavora lo stesso, ma la situazione difficile. Infine Enna, provincia dove si trova la Villa del Casale di Piazza Armerina. Carmela Bonanno il direttore del servizio archeologico della Sovrintendenza: Sono l'unico archeologo dice . Mancano restauratori, fotografi. Siamo una trentina, ma oltre la met sono occupati nella vigilanza. E poi i soldi: da un paio di anni ci sono solo quelli per la manutenzione dei siti. I fondi del Por sono stati utilissimi ma ora ci vorrebbe un'altra organizzazione, anche per tenere sotto controllo i furti. Troviamo molti scavi clandestini, i carabinieri fanno quello che possono, ma siamo perdenti in partenza.



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