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MILANO - L'Accademia di Brera sforna i nuovi Giotto made in China
GIORNALE 23 dicembre 2011

Imparano pittura, moda, design e sono di grandissima qualit Alle Belle Arti di Milano un artista su 10 cinese. Ed solo l'inizio 1448 gli studenti cinesi che si sono iscritti nelle universita italia ne nell'anno accademico 2006 2007 Serena Coppetti Milano Precisi, studiosi, seri. Niente affatto caciaroni anzi, piuttosto tranquilli se non addirittura timidi.In due parole: studenti modello.Arrivano perlo pi da Pechi-noeorasiedononelleauledell'Ac-cademia di Belle Arti di Brera per seguire i corsi di pittura ma anche di moda e design. Vogliono sciacquare i loro panni in Occidente come direbbe un moderno Manzoni, per imparare la nostra arte, entrare dentro la nostra cultura. Quest'anno c' stato un vero e proprio boom di iscritti che provengono dalla Cina. Un'assoluta novit per l'Accademia nonostante sia abituata da tempo a ricevere iscrizioni dall'estero. Se infatti gli studenti stranieri iscritti a Brera sono sempre stati una discreta fetta, quest'anno gli aspiranti artisti che arrivano dalla Cina sono addi-ritturaquadruplicati.Ben400con-tro i 120 contati lo scorso anno, il 10 per cento di tuttigli studenti dell'Accademia, tanto per dare qualche numero. Un'artista su 10 che uscir da Brera sar cinese. D'altronde la Lombardia risulta essere la regione in Italia che attrae maggiormente col suo Politecnico Brera, ma anche Bocconi Statale e Cattolica. L'incremento stato esponenziale: in percentuale l'aumento dal 2006 a al 2010 del 220 per cento. Oggi i cinesi iscritti all'universit in Italia sono circa l Omila. Tant' che nella classe di pittura del professor Nicola Salvatore gli iscritti al primo anno sono un terzo, 8 su 24 e tutti di grandissima qualit, fa notare il professore che di studenti alle prese con tele e pennelli ne ha visti passare diversi visto che insegna qui dal 1995. La presenza degli stranieri sempre stata numerosa all'Accademia - gli fa eco Stefano Pizzi, vicedirettore di Brera - Pensi che tra gli iscritti ci sono ragazzi che arrivano da 40 diversi Paesi. Ma la presenza dei cinesi non era mai stata cos significativa come quest'anno.Insomma, l'immagine stereotipata del gruppone di cinesi (anche giapponesi per...) che con le macchine fotografiche al collo rubavano scatti di Occidente dalle vetrine milanesi pare che vada ormai relegata al passato. Ora a vent'anni o poco pi muniti di iPad, iPhone e traduttore automatico s'infilano nei programmi messi a punto dal ministero per studiare la nostra cultura da dentro. Partendo dai banchi dell'Universit. I programmi messia punto dal ministero equivalgono i vari Erasmus, Leonardo eccetera ma sono studiati apposta perla Cina. A partire dal nome: oltre all'Uni-Italia c' il Marco Polo, e il Turandot l'ultimo nato. E' attivo da appena un paio di anni, ma a quanto pare sta riscuotendo gi un bel successo, visti i numeri di Brera. Il vicedirettore Stefano Pizzi racconta che un gruppo di professori ogni anno va in Cina a spiegare i nostri corsi di studi. I risultati eccoli qua, nell'aula di pittura di Brera. Caschetti neri corvino e occhi a mandorla attenti e curiosi, a eseguire ritratti che dimostrano la loro grande capacit. In questa classe i giovani artisti sono 5 ragazze e 3 ragazzi. Hanno lasciato dall'altra parte del mondo genitori e famiglia e masticando in qualche caso appena un accenno di italiano si sono iscritti all'Accademia. Dopo 3, 4 mesi c' gi chi parla l'italiano, racconta il professor Salvatore, piuttosto stupito dalle capacit dei suoi nuovi studenti. Vanno e vengono dalla Cina come fosse una gita fuori porta. Ovviamente hanno tecnologie da fare invidia, spirito di sacrificio e una capacit di applicazione notevole anche se devono lavorare un po' sul loro marcato tradizionalismo. Fanno un po' fatica a lanciarsi in nuove sperimentazioni, non nascondono il loro timore ad abbandonare il classicismo. E dal canto loro costringono anche i professori ad adattarsi a un modo un po' diverso di porsi. Vietato alzare la voce, oppure essere troppo autoritari. In compenso pare che per loro il futuro sia pi brillante che peri colleghi europei. Secondo i dati della Fondazione Italia-Cina che ha un programma universitario simile, il progetto Uni-Italia, ci sono molte aziende che mettono gli occhi addosso a questi ragazzi molto presto. Gli imprenditori sono attratti da quello che diventa un mix ideale, fatto di mentalit cinese e stile italiano.



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