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Ecco perché il ministro ha detto stop. Il dossier Francovich
Paola Fichera
La Nazione, 13/01/2005

Ma a Firenze città più scavata e meno studiata d'Italia, può l'archeologìa fermare l'avveniristico progetto di Loggia presentato dall'architetto giapponese Arata Isozaki? A quanto pare questa volta sì. E non solo. Pare che l'archeologia, unica dichiarata motivazione dello stop ai lavori dato dal Ministero alla realizzazione dell'uscita dei Nuovi Uffizi in piazza de' Castellani sia anche la chiave di volta che vede per la prima volta d'accordo Ministro Urbani e sindaco Domenici dopo mesi di infuocata polemica a distanza sul destino della piazza. Difficile da credere, ma pare proprio che la quadratura del cerchio giapponese possa essere davvero questa, Plaude all'idea il professor Riccardo Francovich professore universitario di archeologia medioevale a Siena, uno dei massimi esperti italiani, incaricato dal Ministero di redigere una relazione sui reperti trovati durante gli scavi aperti nei mesi scorsi.
Professore, ma lei ha sempre sostenuto che la 'questione' archeologica non è mai sfata d'ostacolo alla Loggia Isozaki?
«E di questo resto convinto. Basterebbe avere un progetto esecutivo dell' opera che ci consentisse di capire dove la nuova struttura potrebbe creare danni e evitarli...»
Però il Ministero sostiene che la sua relazione del 28 dicembre scorso sia stata decisiva per comprendere l'importanza degli scavi e quindi ribadire il 'fermo' a Isozaki?
«E di questo sono contento. Vorrà dire che per una volta anche a Firenze l'elemento archeologico viene considerato importante nella valutazione delle scelte sull'intera area degli Uffizi».
Bene professore, ma che cosa c'era scritto di così importante nella sua relazione al Ministero, cosa c'è sotto piazza de' Castellani?
«Quello che ho presentato al Ministero è lo stato di avanzamento dello studio dei materiali scavati sotto la piazza e una parziale documentazione utile a quello studio approfondito che il Ministero mi ha commissionato...»
Cioè?
«Si tratta dello studio di 400 cassette di materiali catalogati. Si tratta per la stragrande maggioranza di frammenti di ceramiche, e di depositi alluvionali che ci consentono di svolgere approfonditi studi geomorfologici relativi all' epoca dal V all' XI secolo. Materiale che ci aiuterà a conoscere i processi di trasformazione di Firenze tra la crisi della città romana e la rinascita in epoca medievale».
Reperti importanti...
«Sì, ma che, come ho sempre detto, non impediscono la costruzione della Loggia. Si tratta solo di fare delle scelte ed è bello finalmente sapere che sindaco e Ministero sono d'accordo sulla necessità di considerare gli studi archeologici elemento fondamentale per prendere delle decisioni sull'intera area degli Uffizi, che non comprende solo piazza de' Castellani».
A che cosa si riferisce? «All'area che va da Palazzo Vecchio fino all'Arno, che riguarda San Pier Scheraggio, luogo di sepoltura dei fiorentini di alto lignaggio ai tempi di Dante, e l'intero piano terreno della biblioteca Magliabechiana».
E tutto questo non vuoi dire necessariamente «no» a Isozaki? «Secondo me, no. Vuoi dire piuttosto sì a una valorizzazione degli studi archelogici. Sì a scelte che siano in qualche modo 'orientale' proprio dal rispetto dei reperti archeologici che si sono ritrovati e che possono essere valorizzati con progetti ad hoc, resi cioè visibili o fruibili al pubblico. Oppure sì a progetti che tengano però conto di ciò che c'è sotto e quindi non facciano danni».



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