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Lisbona, città del restauro
Mario De Cunzo
10/01/2005 Il Mattino



Lisbona è una città di mare, con il porto e le colline, sulle quali si sono sviluppati gli agglomerati urbani.

Veramente non è proprio sul mare ma sull’estuario del Tago e vi è anche un maestoso ponte sospeso per passare da una sponda all’altra del fiume: è il ponte 25 de Abril. Per il resto somiglia a Napoli, anche se gli insediamenti residenziali sulle colline sono intervallati da vaste e rigogliose aree verdi.

Nel porto le parti che non servono più ai trasporti, magazzini per le merci e moli per l’imbarco dei passeggeri, sono trasformate in ridenti centri per le attività ricreative: discoteche, ristoranti, bar. Sono i Docas vivaci e affollati dalle dodici del mattino alle dieci di sera. Come a Genova o a Barcellona tutto il porto antico è ora elegante e di buona architettura. Lisbona è una città che somiglia a Napoli, ma in meglio. Per esempio non si vedono mai vigili urbani per le strade, ma le automobili si fermano ai semafori, non parcheggiano in divieto di sosta e non salgono sui marciapiedi.

Lisbona fu colpita da un disastroso terremoto il 1755 che distrusse la parte bassa della città. Dopo le scosse si sviluppò un incendio, sembra perché una processione si stava snodando per le strade e nel panico la gente fuggì gettando via le torce che per fede recava nel corteo. Bruciò tutto, fino a che un’immensa onda anomala dell’oceano non sommerse tutto e spense le fiamme.

Peggio non poteva andare, ma nella disgrazia Lisbona ebbe qualche fortuna: operavano in Portogallo bravissimi architetti, tecnici preparati, perfettamente aggiornati sulle contemporanee correnti del gusto. La parte di Lisbona distrutta dal terremoto fu ricostruita quasi subito con ingegnosi espedienti antisismici nelle line del più elegante illuminismo. Strade diritte con edilizia semplice e funzionale. Secondo un recente studio dell’Economist Intelligence Unit (Eiu), Lisbona è la città meno cara d’Europa, la più conveniente per abitare; Milano e Roma sono molto più care.

Oggi a Lisbona si vive un periodo di vivace sviluppo economico, cominciato più o meno con la rivoluzione dei garofani, alla metà degli anni Settanta, quando il Portogallo ritrovò la democrazia. Era un paese di emigranti e aveva dovuto regolare la perdita delle colonie in Africa.

Oggi è meta di immigrati, da tutto il mondo, nei bar, nei ristoranti, o nel casinò di Estoril, è facile trovare alte e giovani signore bionde, Lituane, Ceche, Ucraine. Il casinò di Estoril, vicino Lisbona, è l’unica cosa che delude. Uno si veste elegante, attende la sera e si aspetta di trovare un’atmosfera da film su Las Vegas anni Trenta. Niente di tutto questo: pubblico da tribune di second’ordine di un cinodromo, poveretti di mezza età in camicia o pullover, che giocano o, forse, fanno finta di giocare per fare numero. La Fundacao Ricardo de Espirito Santo Silva è una nobile, antica istituzione che si preoccupa di conservare l’artigianato tradizionale, ospita veri artigiani e apprendisti di tutto il mondo. Qui hanno fatto il loro stage venti giovani napoletani, hanno preparato la mostra annuale degli artigiani: La Venda de Natal. La direttrice della Fondacao, Maria Joao de Espirito Santo Silva è ora ministro della Cultura. La Fondacao ha molto apprezzato il rapporto con il napoletano Consorzio restauro del Mezzogiorno. Si sono programmati ulteriori sviluppi della collaborazione nella comune area di ricerca nei settori dei beni culturali e dei centri storici. A Lisbona, un po’ fatalisti, un po’ previdenti, si aspettano un nuovo terremoto dopo duecento cinquanta anni dal 1755, perché sembra che questa sia la cadenza nelle aree sismiche tra oceano Atlantico e mar Mediterraneo. Comunque intendono attendere preparati la ricorrenza nel 2055. I restauri nel centro storico di Lisbona fervono intensamente e il mercato immobiliare, come nel resto d’Europa e anche in Italia, tira in tal senso. Per i restauri, loro seguono ancora le buone vecchie regole tecniche che guidarono gli architetti del marchese di Pombal. Conservano solo le facciate, ripropongono all’interno una struttura elastica: nel secolo XVIII era in legno, ora è struttura in ferro. È vero che a Napoli nel campo della prevenzione antisismica faremmo diversamente, anche se in realtà non stiamo facendo niente. Su un cantiere di restauro campeggia una grande insegna con su scritto: «Quisemos maner a fachada», abbiamo voluto conservare la facciata; la parete è sostenuta da poderosi telai in ferro. Vicino vi sono altri cantieri di restauro, si conservano anche edifici degli anni trenta e quaranta del secolo scorso. Gli interventi sono incoraggiati e sostenuti dal governo e dalla municipalità. Le facciate dei palazzi sono spesso rivestite da piastrelle di maiolica, gli azulejos con disegni azzurri su fondo bianco. I maestri della Fundacao Ricardo do Espirito Santo Silva, che si intendono, nel campo dell’artigianato, anche delle decorazioni architettoniche, sono andati in Brasile, dove il Portogallo per secoli ha esportato la tecnica degli azulejos. Hanno restaurato centinaia e centinaia di metri quadri di parete nel Claustro e nel Concistorio dell’Ordem Terceira de Sao Francisco, in Sao Salvador de Bahia. Poi sono rimasti male perché i brasiliani non avevano provveduto in precedenza ad eliminare l’umidità dalle pareti. Ora si conviene che nel restauro è sempre meglio preoccuparsi di tutto, senza lasciare niente al caso o agli altri. Anche in questo sarà utile la collaborazione con i tecnici dell’Università Suor Orsola Benincasa e dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.




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