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Musei, una svolta per l’effimero
Francesco Galdieri
Il Mattino 7/1/2005

Con la professionalità e l’immediatezza espositiva che ne fanno una delle voci più autorevoli della ristretta cerchia di studiosi italiani d’arte contemporanea, Angela Vettese, in un quanto mai sagace «oroscopo» dalle colonne del domenicale de «Il Sole 24 Ore», ha pronosticato un 2005 tutt’altro che roseo per l’arte contemporanea in Italia. La critica ha infatti individuato nel «mostriamo mediocre» estesosi a macchia d’olio lungo tutto lo Stivale, anche grazie alla compiacente sovraesposizione mediatica degli ultimi anni, l’omologa ricetta messa in campo da tutte, o quasi tutte, le amministrazioni locali. Ovvero, l’espressione di una politica culturale distante anni luce da quella delle principali capitali europee. Che sul moderno e sul contemporaneo arranchiamo è un dato di fatto, imputabile in buona parte alla carenza di strutture stabili dedicate all’arte dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Lacuna cui si sta tuttavia tentando di rimediare, con i progetti museografici e i cantieri aperti a Milano, Roma e Napoli. La comunità artistica napoletana auspica o, meglio ancora, esige che il 2005 corrisponda, finalmente, all’anno della svolta. L’anno del passaggio dall’effimero al permanente. Dall’arte in piazza ad un progettualità stabile. Per la quale necessitano garanzie di continuità negli orientamenti, nelle metodologie e nelle le linee programmatiche delle due costituende strutture cittadine. Entrambe - almeno stando agli ultimi annunci - dovrebbero inaugurarsi entro l’anno. A marzo la galleria civica e ad aprile la prima sezione delle tre previste per il Museo regionale Donnaregina, a pieno regime entro gennaio 2006. Alle due sedi, con funzioni e linee guida specifiche, spetterà così «tradurre» la storia dell’arte d’avanguardia cittadina inserendola in una visione che tenga conto del recente e attuale scenario artistico europeo e americano. Per potersi raccordare ad una rete museale internazionale i due centri di eccellenza - autonomi, ma sintonici nel focalizzare le missioni culturali, gli indirizzi operativi e le aree d’intervento e di ricerca - dovranno assicurare standard qualitativi alti. Per il «centro di documentazione» di Palazzo Roccella - incompiuta ultraventennale, emblema di una radicata latitanza delle amministrazioni locali nella gestione dei beni culturali protrattasi fino a metà anni Novanta - Palazzo San Giacomo assicura l’apertura entro marzo. A giorni l’enorme gru, che da anni incombe sulla galleria civica, sarà finalmente rimossa. E in attesa che venga istituita (forse entro fine anno) una Fondazione a partecipazione mista (con la presenza di Provincia e Regione) preposta alla gestione culturale e dei servizi, il centro partirà con una formula gestionale diretta. «Anticiperemo da subito il modello organizzativo della costituenda Fondazione», dice Rachele Furfaro, assessore comunale alla Cultura. «Per ora - continua Furfaro - abbiamo previsto una programmazione biennale, la traduzione pratica di uno dei principali obiettivi della politica culturale comunale». Due le direzioni: quella artistica, affidata a Lorand Hegyi, e quella amministrativa. Le esigue unità di personale interno che il Comune ha individuato per l’area di supporto alla programmazione culturale (che prevede attività documentative, laboratoriali e di alta formazione) e ai servizi saranno coadiuvate da tre o quattro consulenti esterni. Altri quattro, scelti direttamente da Hegyi - attualmente direttore del Musée d’art contemporain di Saint Etienne che a Napoli dovrà occuparsi anche della creazione di una collezione civica permanente - coordineranno le aree di supporto alla direzione artistica: assistenza alla direzione, curatela delle mostre di arti visive e di eventi, relazioni esterne e area didattica. Sul versante regionale, la Giunta, su proposta dell’assessore Marco Di Lello, ha recentemente approvato un bando di gara internazionale per la vendita ai privati del 49 per cento delle quote della Società Campana per i beni Culturali, più nota con l’acronimo Scabec: si tratta della prima società pubblica di gestione dei beni culturali in Italia che, anche in seguito all’esperienza positiva di Campania Artecard, è stata incaricata dalla Regione Campania della gestione del Museo d’arte contemporanea Donnaregina. Ad aggiudicarsi la gara saranno poi, con le offerte più vantaggiose, le società di capitali, le società cooperative, i consorzi e l’Ati (Associazione temporanea di imprese) che, in qualità di soci di minoranza, affiancheranno la Scabec nella programmazione e nella cura di tutti i servizi - dalla vigilanza, pulizia e ristorazione, attraverso la biglietteria, il bookshop, il merchandising, fino all’accoglienza - del museo progettato da Alvaro Siza.



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