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Gianfranco Ferroni
Avvenire 7/1/2005

Finanzia splendide pubblicazioni dedicate all'arte: l'ultima è stata presentata dal soprintendente Claudio Strinati nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, e illustra i meravigliosi affreschi custoditi all'interno della storica chiesa romana. Il mecenate si chiama Dexia Crediop, che ha dato vita ad una collana di volumi tra i quali sono da ricordare quelli rivolti alla divulgazione del gioiello architettonico di Sant'Andrea della Valle e della collezione artistica conservata nella sede romana della stessa Dexia Crediop, in via XX Settembre (tutte tele e opere di grandi maestri, a cominciare da Giorgio De Chirico).
Il restauro degli affreschi dell'Aracoeli è stato effettuato con il finanziamento del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, sotto la direzione della ex Soprintendenza ai beni artistici e storici di Roma. I lavori di restauro nella cappella di S. Pasquale Baylon, iniziati nel giugno del 2000 - grazie a un finanziamento dell'ente proprietario del bene, il Fondo Edifici di Culto - sono terminati nel novembre del 2003 e hanno restituito, seppure in modo frammentario, un ciclo affrescato della fine del Duecento riferibile allo stretto ambiente di Pietro Cavallini, anche se
non direttamente attribuibile alla sua mano. Cavallini è stato un contemporaneo di Giotto, ma più anziano del maestro toscano; ebbe grande fama nella Roma medievale ma le sue opere, tranne rare eccezioni, sono quasi del tutto scomparse. Il ciclo dell'Aracoeli era dedicato - come hanno potuto confermare le ricerche condotte da Tommaso Strinati - ai due santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, e fu commissionato da una importante famiglia baronale romana per la propria cappella funeraria.
Non è stato ancora scoperto il nome dei committenti ma evidenti caratteri stilistici, compositivi e la stessa tecnica d'esecuzione dei dipinti hanno permesso di datare i frammenti tra il 1295 e il 1300. Si tratta di un momento importantissimo nella nascita della pittura moderna italiana poiché è in questi anni che prende forma il ciclo delle "Storie Francescane" nella basilica superiore di S. Francesco ad Assisi e il "Giudizio Universale" del Cavallini nella basilica di S. Cecilia in Trastevere a Roma, due esempi emblematici del passaggio dal 'parlar greco' della pittura bizantina al 'parlar latino' del nuovo stile naturalistico e classico che avrà in Giotto, ma an-
che nelle botteghe romane che ruotavano attorno al Cavallini, i propri interpreti più importanti.
All'Aracoeli, la più celebre chiesa romana dell'Ordine, sono emerse, al di sotto di uno spesso strato di calce e ridipinture, affreschi che lasciano capire benissimo come in uno spazio tutto sommato piccolo come quello di una cappella funeraria abbia lavorato una bottega composita, con maestri dotati ognuno di uno stile riconoscibile, ma all'interno di una regìa unitaria.
La Madonna col Bambino, che si trovava dietro alla pala d'altare Settecentesca, oggi troneggia accanto ai due Giovanni, privata dello sporco secolare che ne occultava i toni vivaci e la forza plastica. I frammenti alle pareti, resi ben visibili dallo smontaggio parziale delle modanature architettoniche secentesche, hanno permesso di recuperare la struttura di una bottega romana della fine del Duecento dotata di una forte personalità, a metà strada tra l'ossequio alla tradizione bizantina e il nuovo linguaggio pre-rinascimentale. Lo stato di conservazione ottimale dei dipinti ha consentito di comprenderne analiticamente la tecnica d'esecuzione: un raffinato esempio di pittura murale in parte a buon fresco in parte rifinita a tempera che a riatti, come nella Madonna e il Bambino, sembra avvicinarsi alla pittura su tavola. In occasione della pubblicazione del volume, il Presidente e l'Amministratore Delegato di Dexia Crediop, rispettivamente Mauro Cicchiné e Gérard Bayol, hanno affermato: "E' proprio la bellezza e il fascino di questo ambiente culturale perduto (quel momento compreso tra gli ultimi anni del Duecento e i primi decenni del Trecento), che si recupera attraverso piccoli ma straordinari frammenti, che ha convinto Dexia Crediop ad impegnare le risorse necessarie alla pubblicazione del libro, in linea con il Gruppo Dexia cui fa riferimento, da sempre attento all'arte ed al mecenatismo".


Dexia è il gruppo bancario leader mondiale nei servizi finanziari al settore pubblico, nato nel 1996 dalla fusione tra i maggiori istituti di credito al settore pubblico locale del Belgio, della Francia e del Lussemburgo. Dexia Crediop è tra i primi attori nella finanza pubblica in Italia: il Crediop era nato nel 1919 come consorzio di credito per le opere pubbliche, con l'obiettivo di indirizzare il risparmio nazionale al finanziamento delle infrastnitture per lo sviluppo del Paese. Dexia Crediop è oggi l'interlocutore principale degli enti locali e territoriali, delle principali amministrazioni e delle più importanti aziende di servizi pubblici per il finanziamento di opere, per l'emissione di titoli obbligazionari, per il project fìnancing, per la consulenza e l'assistenza nei processi di privatizzazione e ristrutturazione, nonché per l'asset management. Ha concesso finanziamenti per le opere relative alla salvaguardia di Venezia, e ha siglato un accordo con il Ceb (Council of Europe Development Bank) per la costituzione e la gestione di un fondo destinato agli interventi di valorizzazione del patrimonio artistico e storico con condizioni economiche e vantaggiose rispetto ad altre forme alternative di funding presente sul mercato. Il primo intervento realizzato nell'ambito del programma è andato a favore del comune di Ferrara, per il finanziamento di un programma di recupero e valorizzazione del centro storico che include la ristrutturazione del Palazzo dei Diamanti (1493), sede della Pinacoteca Nazionale e della Biblioteca Comunale d'arte Moderna, il restauro di Palazzo Paradiso (1391) e la ricostruzione di Palazzo Prosperi (1500).



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