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La crisi salver (forse) le biblioteche
Luca Nannipieri
Europa 8/11/2011

Una nuova concezione di spazio dei libri ora pu essere sviluppata
Spadolini intu che questi luoghi dovevano cambiare radicalmente

Le biblioteche italiane non hanno pi soldi e in futuro ne avranno sempre meno, qualunque sia il governo in carica, non importa se di destra o di sinistra. Si sono succedute le pi diverse coalizioni politiche negli ultimi decenni, ma i dati certificano un'unica tendenza di marcia: per le biblioteche meno risorse, meno dipendenti, meno disponibilit di servizi. Solo un esempio: la pi grande biblioteca italiana, ovvero la Nazionale centrale di Firenze, che ha oltre 6 milioni di volumi, pi di 25.000 manoscritti e carteggi di personaggi come Galileo, Leopardi o Machiavelli (tanto per citarne alcuni) e incunaboli e raccolte dal X secolo in avanti, ha ridotto della met il suo personale negli ultimi vent'anni: da 370 persone a 180. Gli addetti sono pi volte scesi nelle piazze, da Roma a Bari e Firenze, ma simili mobilitazioni non hanno pi alcuna incidenza perch il percorso gi tracciato: con uno stato che deve tagliare in modo drastico la spesa pubblica, le biblioteche avranno sempre meno fondi. La linea di marcia questa e qualunque premier dopo Berlusconi la sottoscriver, come stata sottoscritta da Prodi, Ciampi, Amato, D'Alema e dagli altri presidenti riformatori, sotto i cui governi le biblioteche hanno ridimensionato personale e costi. Indignarsi non produce nulla. Richiedere che lo stato inverta la rotta e conceda pi finanziamenti puro esercizio di stile. Sottoscrivere l'appello, come stato fatto da personalit come Dario Fo, Salvatore Settis ed Ernesto Ferrero, secondo cui si sta compiendo un omicidio ai danni delle biblioteche, non voler capire la direzione che si dato questo paese e che ci sta dando severamente l'Europa: le strutture pubbliche dello stato devono continuare a salvaguardare il bene comune, ma con un fortissimo monitoraggio delle spese. Questa robusta cura dimagrante paradossalmente la vera salvezza delle biblioteche, non la loro agonia. La crisi durissima dell'Italia la chance pi importante che esse stanno avendo perlomeno dal 1974 quando Spadolini dette una svolta significativa alle biblioteche passandole dal ministero dell'istruzione a quello dei beni culturali da lui creato. Spadolini intu ci che i sottoscrittori di questi appelli pubblici tuttora non capiscono, ancora legati a un'idea ottocentesca della conservazione e della circolazione del sapere: intu cio che in Italia, sul finire del Novecento, con la riproducibilit immediata dei testi che ci avrebbe sempre pi consentito la tecnica, con un'informatica che sarebbe stata sempre pi decisiva anche nei campi della conoscenza e della memoria, la biblioteca non poteva essere pi intesa in modo classico, come luogo adibito alla lettura, al silenzio, all'approfondimento, alla preservazione della memoria. Nel XXI secolo una biblioteca cos sarebbe divenuta un salone deserto. E possibile intravedere gi oggi questo scenario: una biblioteca sempre meno un luogo di lettura ed invece sempre pi un luogo che, per essere sentito vivo, deve produrre eventi, attrazioni, occasioni di incontro, di coinvolgimento, deve sollecitare esperienze che vanno al di l del libro, nelle quali il libro solo un punto in una traiettoria. Deve cio essere un luogo di vita comunitaria, che svolge varie attivit tra cui quella culturale, in cui lo stato c'entra relativamente. Il prestito o la consultazione dei libri solo una delle attivit. Stanno infatti avendo diffusione le biblioteche nei supermercati: uno fa la spesa, ricarica il cellulare, prende un caff con l'amico e in prestito un libro. Tutto in un solo tragitto. L'attuale crisi un vantaggio per le biblioteche perch le spinger verso una loro radicale trasformazione, adeguata ai tempi che viviamo: una nuova idea di spazio dei libri pu essere sviluppata. Una politica riformista, sulla scia di Spadolini, dovrebbe rifondare le biblioteche salvaguardando due principi: avere almeno un luogo che custodisce, come giacimento memoriale del paese, tutto ci che viene stampato oggi in Italia senza nessuna selezione; e, al posto delle grandi biblioteche nazionali (incomprensibile a livello europeo averne 10), affianco di quelle universitarie e storiche, aprire sul territorio un pulviscolo di spazi, dove oltre agli scaffali coi libri ci sono aule internet, caff, ambienti ricreativi e commerciali, gestiti dalle comunit del luogo, dai privati o dalle associazioni, non dallo stato. Sembra di disperdere il patrimonio libraio: in realt un modo per rigenerarlo nel XXI secolo.



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