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Lazio. Piste da sci e campi da golf e lo chiamano Piano casa
Salvatore Bonadonna*
Il Riformista 8/11/2011

* Salvatore Bonadonna già assessore all’Urbanistica alla Regione Lazio

Le vicende del Piano Casa della Regione Lazio, lo scontro con il Ministero dei Beni Culturali, il dibattito che si è aperto anche all'interno del Pd, indicano che, finalmente, occorre voltare una pagina vergognosa nella politica urbanistica perseguita nella Regione Lazio e a Roma negli ultimi dieci anni. Servirebbe un piano serio per realizzare 40.000 alloggi di edilizia popolare soltanto a Roma, recuperando manufatti esistenti, riconvertendo patrimonio pubblico inutilizzato e oggetto di ulteriori speculazioni private, densificando piani esistenti. Ma di questo non c'è traccia! Gli interventi previsti sono a favore di ampliamenti di ville, sanatorie di abusi in zone vincolate e in agro romano, possibilità di costruire in zone protette e vincolate dove un piccolo gruppo di immobiliaristi detiene vaste aree. Si prevedono piste da sci, porti e campi da golf, milioni di metri cubi. Sono calpestati i vincoli paesaggistici e ambientali e sono sfidati persino quelli a tutela dai rischi idrogeologici che, come vediamo tristemente ancora in questi giorni, sono causa di lutti e di disastri oltretutto costosissimi. Giovanna Melandri, già Ministro dei Beni Culturali, ha avanzato seri e legittimi dubbi sul comportamento dell'opposizione in consiglio regionale, denunciando un certo consociativismo, e a lei Esterno Montino, attuale capogruppo Pd e già anche assessore all'urbanistica nella giunta Marrazzo, ha dato della disinformata. Vannino Chiti, su questo giornale ha svolto considerazioni severe ed apprezzabili. Quel consociativismo, purtroppo, ha antiche radici nella pervicace affezione di buona parte della destra, e della sinistra che si definisce "di governo", alla deregolamentazione e all'urbanistica contrattata e nella opposizione alle leggi a tutela del territorio e delle regole di pianificazione, approvate, vincendo resistenze incredibili dei diessini dell'epoca e della Giunta Rutelli, nel quinquennio della Giunta Badaloni. In quella legislatura, il Lazio si era dotato di una Legge su governo del Territorio, aveva approvato i Piani Paesaggistici sventando il pericolo derivante da una iniziativa di Veltroni, all'epoca Ministro dei Beni Culturali, che rischiava di far decadere i vincoli di salvaguardia; si era altresì dotato di una legge sulla Tutela Ambientale con l'obiettivo di fermare ed impedire la ulteriore aggressione speculativa e l'abusivismo per il quale la Regione Lazio detiene poco invidiabili primati. Poi, malauguratamente, alla Regione venne Storace; e a Roma la cultura del "pianificar facendo", dell'urbanistica "riformista" teorizzata da Campos Venuti e adottata dal sindaco Veltroni come occasione del grande patto con i costruttori. Luciano Ciocchetti, era anche allora Assessore all'Urbanistica, e le modifiche alla legge Urbanistica furono concordate secondo i desiderata del Campidoglio e votate con il sostegno dei Ds e della Margherita; analogamente vennero stravolte le nonne sulla tutela ambientale e i piani paesaggistici subordinando i vincoli di salvaguardia del territorio alle scelte urbanistiche che i comuni adottavano sulla base dei progetti dei costruttori. Così prende forma e viene approvato il Piano Regolatore di Roma che ha fatto crescere in modo spettacolare le rendite fondiarie e lasciato irrisolto il dramma delle decine di migliaia di famiglie senza casa. Era evidente che la giunta Polverini, che opera in condizioni di disperata autoreferenzialità compiendo scelte disastrose in molti campi, provasse a dare il via libera alla speculazione nel tentativo di mantenere il sostegno delle forze che l'avevano fatta vincere. Il guaio è che lo stesso sostegno è ricercato dalle forze dell'attuale Pd ed è bene che Melandri abbia sollevato qualche dubbio su un punto cui, in qualche modo, allude Vannino Chiti. La vicenda del falso Piano Casa non va relegata a fatto interno alle lotte di potere nel centro-destra e deve, invece, costituire occasione per una onesta e radicale autocritica della sinistra, riformista e non, volta al recupero e alla ricostruzione di quel sistema di regole senza le quali il territorio, che è un bene tutelato dalla Costituzione, diventa oggetto per gli affari di pochi. In questo modo è possibile qualificare la battaglia contro il centro-destra e preparare una alternativa di sviluppo civile e sociale di Roma e della Regione. Si tratta di recuperare il senso dell'interesse pubblico e gettare nel tritatutto quell'ammasso di banalità moderniste che hanno creato il pensiero unico e che alimentano il potere unico.



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