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TRENTO - Archivi, un patrimonio a rischio
MARCO MONDINI
CORRIERE DELLALTO ADIGE 11 ottobre 2011

Che l'Italia sia un Paese culturalmente in declino un fatto tristemente noto. Gli indicatori che ce lo ricordano sono diversi. L'emigrazione in massa di un'intera generazione di studiosi pi o meno giovani e il (conseguente) peggioramento della valutazione internazionale delle nostre universit sono alcune delle spie pi eclatanti di questo processo di decadenza. Ma esistono altri segnali, meno visibili al pubblico. Il degrado dell'italiano parlato nella quotidianit, sempre pi volgare e scorretto, per non fare che un esempio o la popolarit di figure pubbliche ai confini (o oltre i confini) dell'analfabetismo, che hanno trasformato il Bel Paese in una repubblica delle veline. La colpa di tutto ci in larga parte (ma non esclusivamente) da addebitarsi alle cosiddette politiche culturali degli ultimi governi, che hanno depresso l'istruzione, la ricerca, i beni culturali in nome di risparmi sulla cui efficacia a lungo termine si potrebbe discutere. A questo si aggiunga pure il disprezzo verso il nostro passato collettivo manifestato da buona parte della politica nazionale. Perch solo uno straordinario disprezzo per la storia degli italiani pu spiegare il lento assassinio di quegli scrigni della memoria che sono gli archivi storici, condannati alla morte per asfissia dai sempre pi frequenti tagli alle risorse che li hanno portati quasi al collasso funzionale. Archivi di Stato, archivi locali, archivi storici delle fondazioni: sono tutti custodi di un passato plurisecolare e di un patrimonio di straordinaria ricchezza, invidiatoci da tutto il mondo, ma sono anche i luoghi deputati alla gestione e alla trasmissione di una memoria pubblica, trasparente, non manipolabile. Sono, per, luoghi perlopi sconosciuti al grande pubblico, frequentati da una piccola trib di addetti ai lavori (chiamati studiosi) non molto minacciosi elettoralmente. Dunque, per questi tagli le proteste sono state deboli. Almeno fino ad oggi. Tra domani e sabato, infatti, l'associazione nazionale degli archivisti, insieme alle societ degli storici medievisti, modernisti e contemporaneisti, ha promosso quattro giorni di iniziative di denuncia in tutta Italia (a Trento l'appuntamento all'archivio di Stato di Trento, per una tavola rotonda e un dibattito pubblico, domani alle 11) per richiamare l'attenzione proprio del largo pubblico su questo deliberato attentato alla possibilit di una conoscenza libera e approfondita di ci che siamo stati. Ma siamo veramente cos vicini al collasso del sistema archivistico? Sono ormai 15 anni che assistiamo alla progressiva riduzione delle risorse economiche per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale sostiene Giovanni Marcadella, direttore degli archivi di Stato di Trento, Vicenza e Bassano una diminuzione senza tregua, che ha preso di mira soprattutto gli istituti e uffici del ministero per i beni e le attivit culturali, sottraendo loro linfa vitale. Soprintendenze senza personale, archivi senza risorse, biblioteche depauperate nei servizi, musei costretti a ridurre gli orari, perfino a chiudere. Eppure la loro funzione primaria chiama in causa proprio degli specialisti della materia, studiosi ed esperti, cui la societ, in ogni Paese d'Europa e del mondo, affida la conservazione, lo studio, l'organizzazione di un patrimonio di memoria storica e giuridica insostituibile. Sicuramente sono meno appariscenti di altre, ma non meno pesanti sulla bilancia dei valori. Si pensi che una recente valutazione patrimoniale dei fondi documentali di Stato, in un archivio di media grandezza come pu essere Vicenza, ha portato al valore complessivo di 981.360.694,16 euro. Lo si moltiplichi per il centinaio e pi di istituti e, seppur con tutte le perplessit che una simile operazione pu ingenerare, ci si pu fare un'idea della ricchezza patrimoniale che ci sta attorno. Vogliamo abbandonarla? Fra cinque anni negli archivi di Stato e nelle soprintendenze archivistiche non ci sar pi personale scientifico. Il tempo stringe, anche se un inatteso risveglio d'interesse dovesse portare un auspicato ingresso di giovent. Ormai non c' quasi pi tempo per quello scambio di conoscenze e abilit che il lavoro comporta. Ma cosa vuol dire, concretamente, deprimere il sistema archivistico? In fondo, il medio cittadino potrebbe anche pensare che in tempi di crisi le vecchie carte polverose non interessano a nessuno, se non a pochi studiosi. Le vecchie carte continua costituiscono l'identit dei cittadini, sono il fondamento giuridico dei loro patrimoni, interpretano la verit dei fatti e testimoniano le vicende pubbliche, le azioni e gli stati personali. Pu vivere una persona senza memoria? Una attivit senza esperienza? Una societ senza fondamento? Sarebbe una rinuncia irrimediabile. E anche nella felice oasi trentina le cose non vanno benissimo. E il problema delle strutture a essere deficitario di interventi e mentre i poli museali diventano sempre pi appariscenti, importanti e costosi, quello archivistico fermo da anni a livello di una semplice proposta. Intanto l'archivio di Stato collocato fuori centro, in zona commerciale, quello provinciale ancor pi lontano, a Melta di Gardolo, entrambi al di fuori dei contesti culturali, entro strutture che nulla hanno a che fare con gli istituti della cultura. Certo, non sono i problemi dell'insufficienza economica, dell'inadeguatezza organica, dell'obsolescenza strutturale che hanno gli istituti d'Italia e del Nordest, ma l'autonomia trentina non pu permettersi una macchia nera



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