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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Tuvixeddu in Tribunale
Stefano Deliperi
Manifesto sardo, 1 ottobre 2011

Lo scorso 19 settembre 2011 si è aperto davanti al Tribunale di Cagliari – Sezione I (presidente Mauro Grandesso, giudici Carlo Renoldi e Alessandra Angioni) il dibattimento penale relativo a varie ipotesi di reato concernente lavori edilizi e opere finalizzate al parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu (Cagliari). Vicenda complessa che ha visto, su richiesta della Procura della Repubblica al termine di lunghe indagini, il rinvio a giudizio dell’ex Soprintendente dei beni archeologici Vincenzo Santoni, dell’archeologa Donatella Salvi, del costruttore Raimondo Cocco, del direttore dei lavori Fabio Angius, del dirigente comunale Paolo Zoccheddu e del funzionario comunale Giancarlo Manis. Varie ipotesi di reato contestate: dalla distruzione o degrado di patrimonio archeologico (realizzazione di un fabbricato in area di rispetto, realizzazione di “in mezzo e sopra le tombe” di “sede stradale ed opere edilizie”) alla realizzazione di opere non autorizzate fra i lavori finalizzati al parco archeologico (realizzazione di “aiuole, piramidi, rampa, terrazzamenti, muri in pietra”), all’abuso d’ufficio (in favore del costruttore Cocco e dell’ing. Valeria Santoni, figlia di Vincenzo), al falso ideologico (attestazione del rinvenimento di ulteriori tombe esclusivamente entro l’area già vincolata). Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – che da molti anni si battono con ogni mezzo per difendere la più importante area archeologica punico-romana del Mediterraneo – hanno presentato in splendida solitudine istanza di costituzione di parte civile, patrocinate dall’avv. Lia Pacifico, del Foro di Cagliari.
Il Tribunale di Cagliari, davanti a varie eccezioni preliminari presentate dagli avvocati della difesa, ha rinviato ogni decisione alla prossima udienza, fissata per il 21 novembre 2011. Oltre alla scontata contestazione della facoltà di costituzione di parte civile in favore delle associazioni ecologiste, principalmente viene contestata la qualifica di polizia giudiziaria al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, eccezione già sollevata davanti al G.I.P., ma motivatamente respinta. La vicenda è particolarmente complessa e solo in sede dibattimentale sarà possibile fare piena chiarezza. Almeno, questo è l’auspicio. La stessa costituzione di parte civile delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra nasce dall’esigenza di poter seguire, con i diritti e le facoltà delle parti civili, lo svolgimento del dibattimento, senza alcun preconcetto o pregiudizio. Infatti, da un lato l’edificazione del cantiere Cocco, sul Viale S. Avendrace – oggetto di un lungo e aspro contenzioso giurisdizionale amministrativo con l’Amministrazione regionale Soru – avvenne previa demolizione di strutture edilizie già esistenti da decenni, dall’altro sono emerse sensibili contraddizioni riguardo l’ubicazione e il numero esatto delle sepolture punico-romane (quasi 1.200) emerse negli ultimi anni. Secondo la Soprintendenza per i beni archeologici sarebbero entro l’area vincolata, secondo le conclusioni della Procura della Repubblica sarebbero esterne. Così ha dichiarato la Soprintendenza: “…le tombe sottoposte a sequestro, che come tutte le altre sono oggetto di regolare e documentato intervento archeologico, sono comprese nella superficie del parco e del vincolo diretto, ma esterne alle aree recintate che, nel progetto di gestione, dovrebbero essere accessibili a pagamento. Pertanto queste, così come la cava antica poco più a monte, saranno in futuro apprezzabili dai fruitori del parco anche senza la corresponsione del biglietto a suo tempo ipotizzato per il museo e l’area archeologica” (nota Sopr. Arch. prot. n. 485 del 24 aprile 2008). Di queste ben 14 tombe a pozzo sono interessate dalle “gabbionate” di pietrame predisposte come “fioriere” per far da confine fra il “parco archeologico” e il “parco ambientale”, all’interno del cantiere del parco avviato dal Comune di Cagliari negli anni scorsi e tuttora sotto sequestro preventivo. In questo frangente ancora estremamente delicato per il futuro della più importante area sepolcrale punico-romana del Mediterraneo emerge la notizia positiva della recentissima apertura da parte della Soprintendenza archeologica di un piccolo cantiere di pulizia e restauro della via sepolcrale romana alle pendici di Tuvixeddu, verso Viale S. Avendrace, di proprietà del Comune di Cagliari da più di dieci anni. Una buon segnale. Speriamo che non rimanga isolato.

http://www.manifestosardo.org/?p=10370


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