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Salviamo Ischia dai guasti dell'abusivismo
Alessandro Castagnaro
Il Mattino - Napoli 10/9/2011

Dalle fasi di crisi spesso si cerca di trarre, almeno per quanto possibile, dei benefici; è indubbio che il difficile momento che l'Italia sta da tempo attraversando ci debba portare a delle riflessioni critiche. La prima che viene in mente è dettata proprio da aspetti legati all'economia, alle risorse disponibili e a come sfruttarle ricavando posti di lavoro, ricchezza o almeno benessere. E' chiaro che, in un paese come il nostro, dall'alto valore storico culturale da un lato e paesaggistico dall'altro, il primo pensiero va proprio allo sfruttamento di tali risorse. Ma la crisi, come ogni esperienza negativa, deve servire anche a trarre insegnamenti costruttivi. Tale discorso generale viene di farlo - ad esempio - anche per Ischia, l'isola che maggiormente ha risentito nell'ultimo periodo dei danni dovuti alla mano dell'uomo e che subisce ancora la presenza di troppi casi di cemento selvaggio. Ischia ha una storia antica, luoghi dalla peculiare architettura mediterranea, insenature profonde, tantissimi parchi termali, piccoli borghi. Ha vissuto un periodo d'oro grazie alla presenza di personaggi come Luchino Visconti e Angelo Rizzoli. Ma quanto tutto questo riesce ancora a richiamare turismo in un'isola che offre una grande varietà dal punto di vista ricettivo e alberghiero? Cosa non ha funzionato e non funziona? Dagli anni '80 in poi la cementificazione ha alterato, manomesso o totalmente distrutto intere aree a verde a cospetto del mare e dei luoghi più ameni. Nonostante le critiche, la quantità di brutta edilizia priva di qualità strutturale, estetica ed architettonica, ha continuato a lasciare segni indelebili. Da anni in tanti abbiamo pensato che oramai la misura fosse colma e che il buon senso di ognuno, il rispetto e l'amore per la natura e per l'isola avrebbero prevalso sulla logica del godimento del singolo. Ma i recenti articoli e le statistiche ci dimostrano che non è affatto vero e che si continua a perpetrare abusi perdi più malfatti. Esistono le demolizioni? , Sono estremamente rare e forse colpiscono solo il più piccolo, il più debole, quello che in fondo era alla ricerca di una casa per sé. L'abusivismo diffuso, quello che è lì presente e lievita anno dopo anno, sembra essere perpetrato prevalentemente dagli albergatori, dai proprietari di seconde case, dagli isolani con la voglia della terza o quarta casa da fittare per speculazione e non certo per necessità abitativa. Spesso - o quasi sempre - questi reati vengono realizzati con la connivenza dei vicini che contano sulla medesima protezione per quando toccherà a loro. E certamente anche con quella della classe politica e amministrativa che, per timore della perdita del voto, consente tutto fino a ritardare o evitare ogni demolizione. Il procuratore Aldo De Chiara sembra condurre una lotta contro i «mulini a vento», e certi tentativi di esponenti politici di bloccare le ruspe con provvedimenti legislativi danno l'idea di quanto sia difficile sostenere il fronte della lotta all'abusivismo. Credo sia giunto il momento di dire basta. Se chi è preposto al controllo non si risveglia, il rimedio non può essere altro che l'acquisizione del bene abusivo da parte dell'amministrazione, tema approfondito più volte anche sulle pagine di questo giornale da Guido D'Angelo. Dopo la perdita del possesso sarà cura dell'amministrazione definire l'uso a scopi sociali o la demolizione in danno. È giunto il momento in cui le amministrazioni devono bandire concorsi di idee sia per l'utilizzo dei beni acquisiti sia per dare decoro a tutto quanto, in maniera lecita o illecita, è stato realizzato a danno dell'isola.



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