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Un pericoloso emendamento al decreto Tremonti. I beni? Il ministro li affitta
Salvatore Settis
La Repubblica 29/06/2002

Spesso la letteratura, si sa, anticipa la storia. Un personaggio del fortunato romanzo Le correzioni di Jonathan Franzen (2001) un ex-ministro lituano che organizza via internet la vendita a pezzi del proprio Paese, trasformandolo in una societ, la "Lithuania, Incorporated" (cio SpA), "una nazione for profit". Lo slogan per gli investitori americani "COMPRATEVI UN PEZZO DI STORIA EUROPEA". Come ognun vede, non siamo molto lontani dallo spirito del decreto Tremonti dello scorso aprile, convertito in legge il 15 giugno, sulla "Patrimonio dello Stato SpA". Ci sono in sostanza due sole differenze: primo, l'Italia invece della Lituania; secondo, la solennit degli atti parlamentari in luogo del registro volutamente grottesco di un romanziere.
Ma, si dir, alla prima versione del decreto sono stati apportati alcuni emendamenti migliorativi. Di pi, il Capo dello Stato ha scritto al Presidente del Consiglio una lettera che un severo richiamo, carico di senso istituzionale, al dovere, consacrato dalla Costituzione, di "assicurare particolari garanzie per la gestione di tutti i beni di interesse culturale e ambientale", e di evitare l'alienazione della sostanza dei beni pubblici, "dei quali appare necessario preservare l'indisponibilit". Non meno importante che la lettera di Ciampi abbia catalizzato l'opinione pubblica, costringendo i media a dedicare molto pi spazio a questo tema. Si visto cos che gli italiani non sono indifferenti al destino del loro patrimonio culturale: basta un po' d'informazione per rendere estremamente impopolare ogni tentativo di espropriare i cittadini di un patrimonio che solo a loro appartiene.
Tutto a posto, dunque? Ahim, niente affatto; anzi, permangono gravi preoccupazioni. Prima di tutto, abbiamo visto ripetersi lo scenario della Finanziaria 2002: il Governo presenta un testo molto aggressivo sulla propriet e la gestione del patrimonio culturale, ne nascono generali proteste, in seguito alle quali si introducono dei correttivi; infine, il Governo spiega che l'intenzione che "appariva" nella prima versione non era quella "vera". Non c'era mai stato nessun rischio, nessuno mai intendeva attentare, etc. etc. A distanza di pochi mesi, segue un provvedimento ancor pi aggressivo. La strategia sembra essere: tre passi avanti e uno indietro sulla via dello smantellamento del patrimonio culturale, per poi fare ancora tre passi avanti e uno indietro pochi mesi dopo (risultato netto, dopo due mosse : quattro passi avanti), con piena sintonia fra ministero dell'economia e ministero dei beni culturali. Sapremo presto se davvero cos o se (me lo auguro) la previsione sbagliata.
Seconda preoccupazione : esponenti governativi ci hanno ripetutamente spiegato che "nessuno vender il Colosseo" (grazie) , ma hanno aggiunto che "semmai, si venderanno beni minori", o magari "si sgombreranno i magazzini dei musei", vendendo quadri, statue ed altre opere non esposte. Altri, da sinistra, hanno reclamato a gran voce la lista di ci che davvero inalienabile. Due posizioni apparentemente opposte, in realt coincidenti su un pericolosissimo equivoco: che il patrimonio culturale si salvi proteggendone le emergenze supreme, e infischiandosene del resto. Ma la vera unicit dell'Italia non in una lista pi o meno lunga di isolate opere "alte" da salvare a ogni costo nel generale sfacelo, ma nel prodigioso continuum fra le opere "alte" e il tessuto connettivo delle citt che le ospitano, nel rapporto fra patrimonio evidente e patrimonio latente (donde l'estrema importanza della ricerca, che ha la funzione di rivelare il patrimonio latente). Questa unicit italiana anzi la carta vincente rispetto a ogni altro Paese, e dunque ha una notevolissima rilevanza economica. Perci anche le "liste di ci che non si pu vendere" richieste dall'Ulivo sono una pericolosa trappola, perch si trasformerebbero di fatto in liste di proscrizione di tutto il resto, condannandolo alla vendita.
Terza preoccupazione. Fra gli emendamenti al decreto Tremonti se ne annida uno di cui, mi pare, nessuno sembra accorgersi (in cauda venenum, si diceva una volta). All'articolo 7 della legge (quello che istituisce la "Patrimonio SpA") stato aggiunto un insidioso comma 10bis, del quale non c'era traccia nella versione precedente. Che cosa dice? Semplice : che per gli immobili demaniali sinora concessi in uso gratuito a tutte le Amministrazioni dello Stato il Ministro dell'economia, con suo semplice decreto, pu stabilire la misura di un "canone d'uso" (leggi affitto), fissato, sempre dal Ministro, sulla base dei "prezzi di mercato dei beni medesimi". Ma chi sono le "Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo" di cui parla il comma 10bis? Sono le Prefetture, i Carabinieri, i tribunali, le universit, le scuole, le Soprintendenze. Migliaia di scuole, caserme, musei, tribunali, universit sono, su tutto il territorio nazionale, ospitati da sempre, a titolo perpetuo e gratuito, in fabbricati di propriet demaniale. In altri termini, lo Stato funziona mediante le proprie strutture ospitandole in edifici di sua propriet. Sembrerebbe logico; ma da ora in poi, promette la nuova legge, non sar pi cos. Lo Stato si sdoppia, divorzia da se stesso, paga a se stesso l'affitto, naturalmente secondo i prezzi di mercato.
Ma quali sono i prezzi di mercato degli Uffizi, di Brera, del Pantheon? Si calcoleranno in base al loro uso presente, o a potenziali trasformazioni in condomini, discoteche, garages? E come faranno le amministrazioni a pagare gli affitti? Se dovessero farlo sul loro bilancio attuale, il loro tracollo (cio il tracollo dello Stato) sarebbe dietro l'angolo; ma il quadro di riferimento di questa nuova norma (e cio la Finanziaria 2000) prevede che le amministrazioni pubbliche a cui fosse richiesto l'affitto dovranno previamente ricevere in bilancio le cifre corrispondenti. Se, poniamo, il "canone d'uso" degli Uffizi fosse di un milione di euro, il loro bilancio verr aumentato, in entrata, di una cifra pari. Si tratta dunque di una semplice partita di giro? Soldi dello Stato che lo Stato riversa a se stesso? Ma allora, con che scopo? E che cosa accadr fra cinque, dieci, vent'anni? I canoni verranno certo aggiornati sui prezzi di mercato, ma che garanzia c' che lo siano anche le entrate delle Amministrazioni dello Stato? E se non lo saranno, si andr allo sfratto? Di pi: nel caso di tagli di bilancio, visto che gli affitti dovranno seguire i prezzi di mercato, ovvio
che il taglio andrebbe a pesare sulle altre attivit delle singole Amministrazioni.
Non dimentichiamo che, se gli affitti di cui al nuovo comma sono dovuti al demanio, in base allo stesso art. 7 il patrimonio demaniale pu essere trasferito alla "Patrimonio SpA", e da questa alle "Infrastrutture SpA", aperta al capitale privato. E' chiaro che gli affitti pagati da caserme, tribunali, scuole e musei seguiranno gradualmente la stessa strada: lo Stato li pagher dapprima al proprio demanio, poi alla Patrimonio SpA, e infine alla Infrastrutture SpA. L'effetto ultimo del nuovo marchingegno legislativo, lasciato interamente all'arbitrio del ministro dell'economia e sottratto a ogni ulteriore controllo, sar dunque di dirottare cospicui fondi dal bilancio dello Stato all'apparato societario delle due nuove SpA; insomma, di sottrarre risorse al bilancio pubblico per trasferirle in modo pi o meno graduale a strutture di tipo privatistico. Sul fronte dei beni culturali, questo spostamento di risorse comporter fatalmente una spinta perversa a monetizzare il "valore d'uso" di musei e gallerie confrontando le spese d'affitto ai magri ricavi. Facilissima previsione, si dir sempre pi spesso non solo "sgombriamo i magazzini" (magari per affittarli?), ma anche "chiudiamo i piccoli musei" (magari per venderli), come i rami secchi di una ferrovia minore. Tempi duri, predisposti a tavolino in sede legislativa, attendono le nostre strutture di tutela, a cui i governi italiani da almeno dieci anni a questa parte infliggono gogne e balzelli. Il patrimonio culturale italiano non mai stato tanto minacciato quanto oggi, nemmeno durante guerre e invasioni: perch oggi la minaccia viene dall'interno dello Stato.
All'insegna dell'autogoal, lo Stato perde pezzi, mortifica e punisce se stesso, si autoconfisca e si autosfratta. Come il Crono-Saturno delle antiche mitologie greca e romana, lo Stato italiano sembra deciso a divorare i propri figli. Altre divinit dominano il nuovo Olimpo: il Privato e il Profitto (anzi, il Profitto Privato), e ad esse bisogna sacrificare tutto, anche lo Stato. Ma anche Crono fin con l'essere sconfitto da uno dei suoi figli, Zeus, che non era riuscito a mangiare. Troveremo in Italia uno Zeus che salver lo Stato dallo Stato?



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