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TOSCANA - I gattini ciechi dell’autostrada
ROBERTO BERNABÒ
DOMENICA, 31 LUGLIO 2011 il Tirreno

Fare. E fare presto. A cominciare dalle grandi infrastrutture che mancano alla Toscana. E’ stata questa nell’ultimo anno la parola d’ordine - quasi l’ossessione - del nuovo presidente Rossi. E noi l’abbiamo apprezzata: una regione in declino di questo ha bisogno.

Di superare campanilismi, sindrome da ovunque ma “non vicino a casa mia”, paralisi da contrapposizioni di interessi. Di scegliere finalmente cosa vuole fare e avere il coraggio di perseguire questi obbiettivi. Con la forza e l’autorevolezza della politica.

Ma oltre che fare, è indispensabile fare bene. Specie quando si parla di investimenti che lasceranno il segno nella storia di una comunità. Uno di questi è l’autostrada Tirrenica, con il collegamento da Rosignano a Civitavecchia necessario per completare un corridoio autostradale che viene dal Nord Europa e che è monco solo in questo tratto. Ma a poche settimane dalla presentazione del progetto definitivo - tutt’altra cosa rispetto a quello del 2008, concordato dopo decenni di divisioni e discussioni e questo doveva insegnare - la protesta torna a montare. E durissima. E’ la protesta soprattutto della Maremma che
si ritiene messa in ginocchio da un’opera che si sovrappone all’Aurelia, allargandola un po’ e facendone un’autostrada, dunque con ingressi contati e pedaggio.

Il taglio dei fondi governativi, ha portato infatti la Sat a ideare un percorso che ricalca l’Aurelia ottenendo un forte risparmio economico - anche perché la strada base c’è già, costruita nei decenni con fondi pubblici - e un altrettanto forte risparmio di suolo, cosa indubbiamente positiva. Ma trasferendo i segni fatti sulla carta nel tessuto reale dei paesi che vanno da Grosseto in giù diventa evidente che qualcosa non va.

Che quelle previsioni funzionano solo teoricamente e che la rivolta unanime di consigli comunali, provinciali, di centrodestra e centrosinistra insieme e di tutte le categorie economiche, non può essere bollata come opposizione di campanile, come difesa di interessi. No, il percorso ipotizzato e le modeste complanari non a pagamento che sarebbero create stravolgerebbero in quel tratto la vita sociale e il tessuto economico di intere comunità.

Anche la Regione oggi lo ha capito e ha deciso di presentarsi alla riunione del 3 agosto con tutti gli enti e la concessionaria Sat con la richiesta di profonde modifiche. E’ sicuramente ciò che serve perché un’opera attesa e che la Maremma vuole, sia davvero un’occasione di sviluppo per tutta la Toscana e non un colpo da ko per quasi un’intera provincia.

Ma l’evoluzione di questa storia dice qualcosa di più: che con gli accordi di vertice - perché il nuovo percorso della Sat, elaborato in pochi mesi lasciando filtrare solo rare indiscrezioni, ha avuto avalli di ministri, di presidenti, di sindaci, anche se oggi in pochi hanno il coraggio di alzare la mano per confermarlo - alla fine non si va lontano. Se si evita il confronto diretto con le comunità pensando di far prima - e qui più che mai la fretta è comprensibile visto che se ne parla da decenni - poi si rischia di fare solo dei gattini ciechi. E di ritornare a punto e a capo.

Ecco perché l’appello di un gruppo di intellettuali che abbiamo pubblicato venerdì e che chiede che la legge regionale sulla partecipazione sia mantenuta in vita dopo averla rinnovata e sia intanto applicata anche per le grandi opere regionali, ci pare esprima un’esigenza giusta. Che si adottino insomma percorsi ben definiti di confronto - innovativi, voluti proprio dalla Regione in modo benemerito - perché le istituzioni e la pubblica opinione si confrontino sui progetti di maggior respiro. Con tempi e regole definite che producano alla fine una decisione il più possibile condivisa e dunque attuabile.

Rifiutarli come qualche sindaco fa in modo sprezzante - vedi il caso Rimigliano e il silenzio rispetto anche alle lucide osservazioni del professor Settis pubblicate giovedì scorso - o più semplicemente decidere senza confronto, come in altri casi, non porta comunque lontano.

Non ha portato lontano a Livorno dove si è cercato di far aprire una discarica per inerti - indubbiamente necessaria - senza alcuna informazione. A un anno di distanza l’opposizione di un gruppo di cittadini non certo disinteressati - perché confinanti e oltretutto proprietari di edifici in buona parte abusivi ma tollerati negli anni - ne tiene ancora in scacco l’apertura.

E se la politica - in questo caso il Pd, il partito principe della città - non sa proporre di meglio a oppositori e costruttore che prendersi un bel mese di ferie, è la riprova che altri percorsi di partecipazione - trasparenti, che si chiudano con decisioni che obblighino tutti a rispettarle e attuarle, insomma ben altro che strumenti di dilazione - sono più che mai necessari. A meno di non mandare davvero in vacanza il governo delle città.



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