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ROMA - La cittadella Sciarra fra Rinascimento e Belle poque
CLAUDIO RENDINA
DOMENICA, 31 LUGLIO 2011 LA REPUBBLICA Roma




Ledificio sul Corso ora un museo che dal 1999 ha gi ospitato pi di trenta mostre
Il complesso, cominciato nel 500 e finito nel 1630, fu acquistato in parte dal Comune
Allinterno decorazioni di Giuseppe Cellini rappresentano la donna nelle sue funzioni di angelo del focolare, come sposa e madre
Dentro il complesso anche un teatro, il Quirino, costruito in legno con una sala a ferro di cavallo e due ordini di palchi
Ledificio con due colonne doriche considerato una delle quattro meraviglie di Roma come racconta la filastrocca popolare


E uno dei grandi complessi edilizi di Roma, esteso com in due strutture tra via del Corso, via Minghetti, via delle Vergini, via dellUmilt e vicolo Sciarra, con lintervallo delloratorio del Crocifisso, sulla piazzetta dellOratorio, affiancato dalla galleria Sciarra, che invece parte integrante della originaria costruzione. Il palazzo infatti in genere chiamato palazzo Sciarra, costruito verso la fine del Cinquecento da Flaminio Ponzio e terminato da Orazio Torriani verso il 1630 per la famiglia Sciarra Colonna, principi di Carbognano, nel Viterbese. E questo un riferimento importante per la toponomastica del palazzo, perch l dove apre via Minghetti il palazzo era originariamente collegato ad un altro edificio costruito nel Seicento, che vagamente ne rievocava le caratteristiche architettoniche, con il cosiddetto Arco di Carbognano. Tutto questo complesso fu acquistato dal Comune nel 1882 e demolito per ampliare il tratto del Corso in quella zona e quindi aprire la via Minghetti. Peraltro quellarco era in sintonia con il maestoso portale del palazzo sul Corso, ancora fortunatamete esistente, designato come emblema caratteristico della costruzione.
Per apprezzarne le caratteristiche bene portarsi sul marciapiede opposto del Corso, ammirando prima di tutto la superba facciata a due piani raccolta nella bugnatura dangolo e nellampio cornicione con mensole; i marcapiani ben distribuiti mettono in risalto le nove finestre architravate del primo piano e le altre nove a cornice semplice del secondo. E al pianterreno, tra finestre architravate e inferriate, con davanzali sorretti da mensole e finestrelle sottostanti, ecco al civico 239 un possente portale fiancheggiato da due colonne doriche che sostengono il balcone del primo piano. E una delle quattro meraviglie di Roma esaltate nella filastrocca popolare in rima Il Cembalo Borghese/il Dado di Farnese/la Scala di Caetani/il Portone Carboniani ; e, sempre secondo una tradizione popolare, questo portone sarebbe stato ricavato da un unico gigantesco masso di marmo, opera di Antonio Labacco, vissuto per nella prima met del Cinquecento, e da altri attribuito al Vignola. A completamento della splendida dimora il principe Maffeo Sciarra fece costruire nella parte finale delledificio, sullattuale via delle Vergini, un teatro in legno. Fu eretto in una sola giornata e subito aperto al pubblico con rappresentazioni di pulcinellate e operette; e il principe volle chiamarlo Teatro Quirino, in omaggio al dio pagano Quirino e al colle che dalla via delle Vergini sale vero il palazzo
Sulla scia del rinnovamento urbanistico voluto dal Comune con labbattimento dellarco e lapertura di via Minghetti il principe Maffeo Sciarra fece aprire da Giulio De Angelis un portale al civico 22, che per non pu competere con quello del Corso, e compens la perdita edilizia dellarco con altre costruzioni sul retro della sua propriet, costituendo un enorme complesso edilizio fino a via delle Vergini, dove fu ricostruito in muratura il Teatro Quirino, sempre ad opera del De Angelis. Nel teatro si ebbe una sala a ferro di cavallo e due ordini di palchi con struttura metallica, ornata da colonnine di Lambiente destinato a raffigurare per sempre questa impronta culturale fu il cortile, nato come parte centrale del palazzo tra la via Minghetti e la piazza dellOratorio, e accreditato, sempre ad opera di Giulio de Angelis, a Galleria Sciarra, lunico ambiente di quellenorme architettura ad aver mantenuto nella toponomastica lindicazione relativa agli originari proprietari. Doveva costituire un ambiente privato, ma in seguito ha funzionato come passaggio pedonale pubblico, con le catene che tuttora delimitano i due ingressi. Loriginale struttura in ferro e vetro fu decorata dal pittore Giuseppe Cellini tra il 1886 e il 1888, data rilevabile in una finestra termale sopra una grande trifora su uno dei lati brevi.
La decorazione fu qualificata da un progetto iconografico del letterato Giulio Salvartori ed espressa con motivi Liberty-Belle poque, tra reminiscenze etrusche e romane. Il tema lesaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, come sposa e madre, nellottica borghese della societ post-unitaria. Cos limpronta dannunziana della donna, protagonista mondana e artefice di seduzione, risulta messa da parte nella prospettiva delle virt che lidentificano nelle figure con tanto di cartiglio. E non manca lesaltazione di una donna degli Sciarra nella persona di Carolina Colonna, madre di Maffeo, la cui sigla Ccs in uno scudo, accompagnato sui vani dingresso dallo stemma di famiglia con la sigla Ms del principe mecenate.
Nel 1900 gli Sciarra vendettero tutto il grande complesso edilizio, che and frammentato in varie propriet. Il palazzo sul Corso fu acquistato dalla Cassa Nazionale di Previdenza; in seguito vi sinsedi il Giornale dItalia, quindi divenne propriet della Cassa di Risparmio, e successivamente della Banca di Roma fino a diventare sede del Museo del Corso e dal 1999 una sede della Fondazione Roma Museo con relativo spazio espositivo.
Dal 1999 ad oggi il Museo, che ha unaltra sede a palazzo Cipolla, in via del Corso 320, ha realizzato oltre trenta mostre temporanee, in collaborazione con i pi prestigiosi poli museali internazionali. Lultima quella allinsegna di Roma e lAntico. Realt e visione nel 700, nella quale stato selezionato un nucleo di 140 opere, tra sculture, dipinti e reperti archeologici. Peraltro nel palazzo allestita una collezione permanente della Fondazione Roma, che abbraccia un periodo storico dal Quattrocento al Novecento e, per la maggior parte, ha uno stretto collegamento con Roma, oltretutto con opere rare.
E si va dalla Imago Pietatis di Piermatteo dAmelia alla Madonna che legge col Bambino, Santa Elisabetta e San Giovannino di Francesco de Rossi, detto il Salviati; dal Paesaggio con rovine romane del pittore fiammingo Willem van Nieutlandt II al Paesaggio con veduta ideata di Roma dellaltro fiammingo Jan Franz van Bloemen. Splendide le vedute di Giovanni Paolo Panini, tra le quali la Veduta della Piazza e della Basilica di San Pietro e la Veduta della Piazza e del Palazzo di Monte Cavallo, che celebrano le due residenze simbolo del potere pontificio, il Vaticano e il Quirinale. Il patrimonio artistico della fondazione abbraccia anche lOttocento, con opere di grande qualit e interesse, come La partenza della Corsa dei berberi a Piazza del Popolo, di Thomas Jones Barker, che permette di affacciarsi su una via del Corso in gran parte scomparsa, specchio dello stesso palazzo Sciarra.



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