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Nei musei della Sicilia più custodi che visitatori
Nino Sunseri
Libero 1/7/2011

Nessun pagante all'Antiquarium di Solunto, mentre l'area di Palikè ha incassato solo 24 euro. Eppure gli 87 siti della Regione costano 67 milioni all'anno

Nei musei e nei siti archeologici della Sicilia capita di avere più custodi che visitatori. Per carità: l'isola conserva testimonianze di valore inestimabile. Ha subito ventuno invasioni: dai greci ai romani, dai saraceni agli orgogliosi guerrieri del nord come Normanni e Svevi. Per non parlare ovviamente di Spagnoli, Francesi, Aragonesi e Angioini. Ogni civiltà ha lasciato una traccia. Piccola o grande non importa. Comunque indimenticabile. Ora la Regione Siciliana si è impegnata a garantire la memoria con un esercito di vigilantes. Oltre 5.600. Forse troppi considerando che nel resto d'Italia, dove certo non mancano le bellezze da tutelare, custodi e addetti ai servizi sono ventunmila. Lo spreco è talmente evidente da meritare un curioso richiamo nella relazione del procuratore generale della Corte dei Conti della Sicilia, Giovanni Coppola. L'affollamento del personale nei servizi, ben oltre le ordinarie necessità, è un male antico ma una nuova spinta è venuta da una legge regionale che, nel maggio dell'anno scorso, ha dato il via libera alla stabilizzazione di 4.841 precari portando il totale a oltre 5.600.
I biglietti sono gratuiti
Il caso più straordinario è quello della zona archeologica di Ravanusa, in provincia di Agrigento, caso che la Corte dei Conti cita, riprendendolo dalla stampa: qui, a fronte di 10 custodi, nel corso di un intero anno c'è stato un solo visitatore, che peraltro non ha neppure pagato il biglietto, perché l'ingresso è gratuito. La Regione, infatti, ha dimenticato di attrezzare la biglietteria. Molto solerte, invece, nel reclutare il personale di servizio. Soprattutto fra gli ex operai di una fabbrica della zona chiusa un po' di tempo fa. Come negare uno stipendio a tanti padri di famiglia rimasti senza stipendio? Hanno già sofferto. Non serve anche che lavorino Ma anche dove il biglietto d'ingresso è previsto i risultati non sono poi rassicuranti. Il museo archeologico di Caltanissetta, per esempio, mantiene in servizio 21 custodi, ma incassa solo 1.437 euro. Non meno emblematico il caso del museo archeologico di Marianopoli, sempre in provincia di Caltanissetta: 201 euro incassati, 14 custodi.
A rischio chiusura
«Sia chiaro», ha avvertito Coppola, «che non sono per la chiusura dei luoghi d'arte, espressione del grado di civiltà di un popolo, ma il buon senso vorrebbe che, fermo restando il servizio di guardia per evitare atti di vandalismo, la maggior parte di quei custodi fosse dirottata altrove per trovare più utile collocazione». Tanto più che i costi per la Regione siciliana sono piuttosto salati. Lo scorso anno i beni culturali (87 fra musei e siti archeologici) sono costati 67 milioni. Dalla biglietteria, però, ne hanno incassati appena dodici. La differenza, ovviamente, viene pagato dai contribuenti. Con buona pace di quanti sostengono l'equazione secondo cui i tagli alla cultura sono un indice di inciviltà da parte del governo. Peccato che l'esperienza dimostri il contrario. Come la Sicilia, per esempio, dove la tutela della storia è solo l'alibi per nuovi sprechi. Un peso che paghiamo tutti visto che, per sostenere i beni culturali è stata approvata una nuova addizionale sulla benzina.
Un esercito di custodi
Insomma ad ogni pieno c'è una goccia che serve a pagare l'esercito dei custodi che in Sicilia non rubino nemmeno una pietra dagli scavi di Monte Saraceno a Ravanusa. Quell'unico visitatore potrebbe esserne turbato. Ma non è certo un caso isolato. A Caltagirone, per esempio, c'è il museo della ceramica nel quale lavorano 41 dipendenti, lo stesso numero dei custodi impiegati alla Valle dei templi di Agrigento, per gli stipendi dei quali la Regione spende 1,3 milioni di euro l'anno: peccato, però, che il museo di Caltagirone incassi appena 16 mila euro dai biglietti di ingresso. Museo dopo museo, zona archeologica dopo zona archeologica, si scopre che la Regione finanzia musei come quello di Marianopoli (Caltanissetta) che l'anno scorso è stato visitato da 457 persone. Solo 124, però, hanno pagato per un incasso complessivo di 201 euro.
Monumenti a incasso zero
In Sicilia ci sono decine di casi come Ravanusa o Caltagirone con musei e zone archeologiche che hanno più dipendenti che visitatori: il museo archeologico di Caltanissetta in un anno ha registrato appena 685 visitatori paganti, per 1.354 euro d'incasso. Per il personale la Regione ha stanziato 557 mila euro. L'incasso annuale del museo archeologico di Marianopoli (piccolo centro poco distante da Caltanissetta) è stato di 201 euro a fronte di spese per lo stipendio per 561 mila euro. Non va meglio alla Villa Romana di San Biagio a Messina, che ha avuto 376 visitatori paganti per un incasso di 679 euro, che chiaramente non basta a coprire spese per il personale pari a 358 mila euro.
Tanto personale pochi ricavi
La sproporzione tra visitatori e ricavi da una parte e personale e incassi dall'altra è enorme per quasi tutti i musei e le aree archeologiche siciliane, si salvano soltanto la Valle dei Templi di Agrigento e il Teatro greco di Taormina e l'area archeologica di Siracusa. La zona archeologica di Mineo (vicino Catania) ha avuto 12 visitatori, mentre il museo di storia naturale di Terrasini ha avuto appena 488 visitatori paganti (1.500 quelli gratuiti) e incassato 811 euro: il costo dei custodi di 1 milione di euro. L'elenco dei siti a perdere, che hanno pochi visitatori e incassi vicini allo zero, sterminato. Per invertire la rotta, l'assessore regionale ai Beni culturali, Armao, ha annunciato la privatizzazione di 87 musei e siti archeologici, scatenando le proteste del Partito democratico e dei sindacati. Certo, questa situazione in parte è colpa della scarsa promozione dei siti stessi, ma anche del peso eccessivo del personale, cresciuto di anno in anno. Il record l'ha raggiunto l'Antiquarium di Santa Flavia, località turistica del palermitano. Ha avuto 4.652 visitatori. Nessuno ha pagato. Come mai? Tutte scolaresche? Saperlo...



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