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NEOCOLONIALISMO Sull'obelisco di Axum Roma si scopre magnanima
A. Del Boca
Il Manifesto



Per giustificare la restituzione del maltolto, la Farnesina parla di regalo al popolo etiopico
Bottino di guerra La stele, trafugata 67 anni fa dai fascisti, doveva essere riconsegnata in base al trattato di Parigi, sempre disatteso dall'Italia

Dall'obbligo al regalo, il passo stato breve. E cos la vicenda dell'obelisco di Axum - trafugato 67 anni fa dai fascisti al parco archeologico sulle rive del Mai Heggi, nel quartiere ecclesiastico di Nafs - si arricchisce di un altro farsesco capitolo. In cui il governo italiano e il neo-ministro degli esteri Gianfranco Fini collezionano l'ennesima magra figura, riuscendo in una paradossale inversione delle parti. Sta di fatto che il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica ha dichiarato che non si tratta di una restituzione, ma di un contributo all'identit nazionale del popolo etiopico (Ansa del 18/11/2004). Abbiamo tenuto conto di cosa la stele rappresenti per l'Etiopia ha detto Mantica. E' il monumento per eccellenza e simbolo dell'identit nazionale. Ci hanno chiesto di contribuire alla valorizzazione dell'identit nazionale del paese facendo loro questo regalo, e abbiamo deciso per una risposta positiva.

Dunque, secondo Mantica, non si tratterebbe di una restituzione, avvenuta in forza all'art. 37 del trattato di pace di Parigi, che impegna l'Italia, in quanto nazione sconfitta nella seconda guerra mondiale, a restituire all'Etiopia l'obelisco di Axum e altri monumenti e oggetti preziosi. Sarebbe invece un regalo: ma come mai si giunti a superare l'obbligo della restituzione per approdare al gesto magnanimo del regalo? Semplice. Rendendosi conto che l'obelisco costituisce il simbolo dell'identit nazionale.

Il fatto pi incedibile, per, che a questa lapalissiana scoperta il governo italiano giunto solo ora, a 57 anni dal trattato di Parigi. E dunque, in questi 57 lunghissimi anni, si fatto di tutto per disattendere l'obbligo internazionale, ricorrendo ad ogni sorta di sotterfugi e di menzogne.

Ci si forse dimenticati delle forti riserve di Rutelli, della decisa opposizione di Gasparri, di Fini, di Buontempo, di Sgarbi? Tanto per citare alcuni fieri oppositori alla restituzione dell'obelisco.

Abbiamo pi volte scritto che questa indecente telenovela non reca certo prestigio al nostro paese. Ma l'ultima dichiarazione del sottosegretario Mantica aggrava la situazione, la carica di significati ben precisi. In effetti, trasformando l'obbligo in regalo, si cerca di far dimenticare al notte coloniale, il furto della stele, l'esibizione per 67 anni, davanti al palazzo della Fao, del pi prestigioso fra i bottini di guerra.

Il disegno talmente ben concepito da provocare l'inversione delle parti. Cosicch saranno gli etiopici, d'ora innanzi, a ringraziare per il munifico regalo. E non ci si venga a dire che il costo del trasporto e della ricollocazione dell'obelisco nel parco archeologico di Axum molto oneroso: 6 milioni di euro. E' lo scotto che si paga quando si rimanda, di decennio in decennio un preciso obbligo, un debito d'onore.

Questo ingenuo artificio, per nascondere le colpe e le responsabilit del periodo coloniale, ha per un precedente. Quando, nell'ottobre del 1955, l'Italia raggiunse un accordo con la Libia di re Idriss sulle questione dei danni di guerra, la Farnesina vers al ministro degli esteri libico Ali el-Sahili la somma di 4,8 miliardi di lire italiane, ma nel testo dell'accordo non si fa assolutamente cenno ai danni di guerra e alle infinite sofferenze provocate al popolo libico. La somma, in seguito ritenuta inadeguata dal colonnello Gheddafi, veniva elargita quale contributo alla ricostruzione economica della Libia.

Con questo artificio l'Italia repubblicana e democratica decideva pertanto di coprire gli errori e le colpe dell'Italia fascista.

Niente di nuovo, dunque. Siamo alle solite. Per nascondere gravi responsabilit e antiche colpe, si ricorre a piccole astuzie e scambi di parole. Ma i fatti sono ormai consegnati alla storia e pesano terribilmente anche s e una storiografia compiacente e revisionista cerca di attenuarli o addirittura di falsificarli. A proposito dell'obelisco regalato, non ci sembra un brillante esordio quello del neo-ministro degli esteri Gianfanco Fini. Forse fa ancora in tempo a ristabilire la verit.



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