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Agrigento citt a pezzi
Virginia Piccolillo
Corriere on line 9/6/2011

Ledificio barocco lo Jacono finito in macerie. Il Duomo e altri palazzi del centro storico rischiano la stessa fine
Macerie, polvere, sgomberi. Del maestoso palazzo nobiliare tardo barocco Lo Jacono Maraventano, dei suoi splendidi fregi in pietra calcare, delle vezzose balconate panciute, crollato allalba del luned di Pasquetta, non resta pi che questo. A parte il rischio concreto che succeda ancora. E ancora. E ancora.
Proprio cos. Nel disinteresse generale, lintero centro storico di Agrigento si sta sbriciolando. Quindici giorni prima di Palazzo Lo Jacono era crollato lIstituto Schifani, un antico collegio di suore, anchesso in quella pietra locale del tutto simile per colori e friabilit a quella della cattedrale di Noto: gioiello del barocco siciliano, che nel 96, stanca di attendere restauri gi decisi da sei anni, si accasci al suolo. E lelenco di edifici storici che rischiano lo stesso destino lungo. Alcuni sono in via Duomo, lantica strada nobiliare che porta alla Cattedrale, dove si affaccia anche la Curia. La stessa Cattedrale, monumentale esempio di architettura normanna, ha una profonda crepa che ne spacca a met il pavimento: una parte resta attaccata al costone di roccia, una parte scivola inesorabilmente a valle. Un problema idrogeologico enorme legato anche al sottosuolo ricco di ipogei che costituivano la rete idrica della citt, ancora rimpianta dai cittadini che per avere acqua in casa montano cisterne sui tetti fatiscenti aggravando il rischio di crolli.
A Palazzo Lo Jacono Maraventano non servita la cisterna per crollare. Anche perch il tetto era gi crollato da anni. Imploso. Restava in piedi, in bilico su se stesso, il muro esterno. Malgrado un recente restauro, a farlo venire gi bastata, forse, la processione del Venerd santo. Per questo, mentre la procura procede nellindagine per disastro colposo, resta la rabbia di chi poteva finirci sotto. Angelo Argento, che viveva nel palazzo di fronte, ancora ribolle: Ci avevano evacuato per un mese intero lanno scorso per mettere il palazzo in sicurezza. Ma, rientrati in casa, vedevamo ancora le crepe. Abbiamo avvertito il sindaco, la protezione civile e la sovrintendenza. Ma loro dicevano: tutto a posto. Come allAquila. E come in Abruzzo, la rettifica arrivata con un boato e i muri che venivano gi. Lavvocato Basilio Vella, che a nome del signor Argento e di altri vicini, ancora sotto sgombero, ha presentato un esposto contro le omissioni dellamministrazione cittadina e della sovrintendenza, denuncia: Nellordinanza di rientro in casa il sindaco aveva scritto che il pericolo era cessato. Sar invece un miracolo se, alla fine, non si conteranno anche dei morti.
POTREBBERO ESSERCI DUE "DISPERSI"
Morti? Gi, perch in una storia che sembra scritta proprio dal genio agrigentino, non si sa nemmeno se le macerie di Palazzo Lo Jacono Maraventano, rotolate a ridosso del portale di una chiesetta antica (ormai annessa alla contigua villa con piscina del regista Michele Guard), nascondano due vittime. Un si sape, glissano gli agrigentini con fare allusivo. Padre Mario Russotto, parroco della Cattedrale, chiusa al pubblico per quella crepa che ne mette a repentaglio la stabilit, congiunge le mani e rivela: Due clandestini, che dormivano nel Palazzo, mancano alla mensa delle suore dal giorno del crollo. Nessuno li ha pi visti da allora. Le autorit fanno spallucce: I vigili hanno portato i cani e gli apparecchi che captano il calore del corpo. Nulla cera.
GLI ALLARMI INASCOLTATI
Si vedr a macerie tolte. Ma la rimozione si rinvia di giorno in giorno. Un po perch si aspetta larrivo di fondi regionali. Un po perch si teme un effetto domino. I grandi massi stuccati sostengono comunque muri fatiscenti che nel fascinoso dedalo di vicoli legano antiche vestigia normanne a resti di dimore borboniche e persino alle colonne di un tempio di Athena su cui sorge la chiesa di Santa Maria dei Greci. Troppi sono abbandonati allincuria. Mortale qui pi che altrove. Giuseppe Lentini, di un comitato di abitanti del centro storico di Agrigento, nel 2006 ha stilato una lista di 15 edifici a rischio, inviando esposti e diffide, invano. I primi due sono gi in macerie. Il professor Giuseppe Tantillo, del laboratorio di restauro dei monumenti dellUniversit degli studi di Palermo, con sede ad Agrigento, si dispera: Il danno non solo la perdita delledificio in s, e Palazzo Lo Jacono era un monumento di particolare pregio artistico. Ma la ferita che ne subisce lintero centro storico. Se perdiamo questo, perdiamo la capacit di individuare le nostre radici che, senza nulla togliere alla unicit e alla bellezza della Valle dei Templi, sono anche qui. Ecco perch sarebbe assurdo ora procedere con demolizioni mirate. In questi giorni stanno addirittura smontando una chiesa, invece di consolidarla e magari ridestinarla a un nuovo uso socialmente utile. Perch il centro va fatto rivivere, non deve essere un museo.
Inutile dire che gli esperti di restauro delluniversit non sono stati nemmeno interpellati. Non hanno la competenza per fronteggiare lemergenza, ma nemmeno chiedono la consulenza nostra, che ovviamente sarebbe gratuita, lamenta il professor Tantillo che ricorda come, quando venne istituita la facolt di Architettura, lallora preside Saverio Brancato offr la possibilit alla citt di avere tutti i laboratori mobilitati al recupero del centro storico. Per un po la cosa and avanti. Poi si aren.
Alfonso Lazzaro, assistente del Laboratorio di restauro, invoca interventi decisi: Ogni crollo un pezzo di storia che se ne va. Bisogna iniziare dalla messa in sicurezza, ma occorre fare presto. A pochi metri dalledificio crollato c Palazzo Lo Vetere, dallantica facciata barocca, con i balconi in ferro battuto bombato per far spazio alle gonne larghe delle signore in affaccio su via Duomo, ora dal tetto pericolante. Poco oltre comparso uno striscione con su scritto: San Gerlando proteggici dagli inetti e dagli incapaci. Chi stato inetto? E chi incapace?
I magistrati, Santo Fornasier e Arianna Ciavattini, vogliono vederci chiaro. Ma nello scenario pirandelliano le colpe si mascherano da meriti e i colpevoli da vittime. Il sovrintendente Pietro Meli scarica sul sindaco: Palazzo Lo Jacono era s vincolato, ma da molti anni. E non cera necessit di intervenire perch i lavori erano stati gi fatti dal Comune. Il sindaco, lUdc Marco Zambuto, allarga le braccia: vero che avevo autorizzato la processione del Venerd santo. Ma i tecnici avevano detto che non cera pericolo. Lingegnere del Comune, Salvatore Principato, ha il cerino in mano: Se cercano un capro espiatorio eccomi. Ma i fondi bastavano solo per consolidare un angolo.
FORSE LE CAPRE AIUTEREBBERO
Padre Giuseppe Russo, responsabile dei padri Redentoristi di Agrigento, denuncia: In un mio articolo avevo suggerito di portare in centro le capre. Almeno loro, mangiando le erbacce, farebbero pi di ci che stato fatto finora. La verit che qui non conta il sindaco. Non conta la Regione. Contano solo la mafia e la massoneria. Ma le responsabilit delle istituzioni locali, per lavvocato Vella, sono ben individuabili: Era un palazzo riconosciuto di rilevanza storico-artistica. La sovrintendenza aveva lobbligo di tutelarlo e il Comune, di concerto, doveva avviare gli interventi di consolidamento e recupero. La verit che ad Agrigento quando cade un capitello dorico si spendono miliardi, ma non si fa nulla per il centro storico che sta crollando . Il sindaco Zambuto promette che ora la situazione cambier. Ho chiesto uno stanziamento straordinario alla Regione da tre milioni di euro, e al ministero dellAmbiente altri due milioni e trecentomila euro di fondi per la lotta al dissesto idrogeologico. Il 9 verr ad Agrigento larchitetto Paolo Portoghesi al quale vorremmo affidare la regia della riqualificazione. Lui ne entusiasta.

http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_09/agrigento-una-citta-a-pezzi-virginia-piccolillo_40608308-9278-11e0-92af-982eb6e0ff41.shtml


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