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EMILIA ROMAGNA - Battaglia all'ultima spiaggia fra Errani e il governo Il presidente dell'Emilia Romagna: «Danni per il turismo». Fitto: «Falso»
BEPPE NELLI
IL RESTO DEL CARLINO – 10 maggio 2011

Monta la polemica sul decreto Tremonti che assegna il diritto di superficie della durata di 90 anni sui litorali italiani. La misura, contestata dall'Unione Europea — secondo la quale verrebbe leso il principio di concorrenza stabilito dalla direttiva Bolkestein — è stata ieri criticata dal presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, che l'ha etichettata come dannosa per il turismo. Di tutt'altro avviso il governo, con i ministri Fitto e La Russa che difendono il provvedimento. «Abbiamo buone notizie per i bagnini — ha detto il titolare della Difesa ieri in visita a Rimini — Con il decreto sullo sviluppo del Governo ora c'è una maggiore garanzia, nel rispetto delle norme attuali. Noi vogliamo garantire una certezza per gli investimenti degli operatori». Il collega Fitto assicura: «Non ci sarà nessuna cementificazione delle coste a seguito della trasformazione delle concessioni degli stabilimenti balneari in diritti di superficie».


Non ci sarà nessuna cementificazione delle coste a seguito della trasformazione delle concessioni degli stabilimenti balneari in diritti di superficie. Lo dice chiaramente Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni, di fronte all'ondata di critiche rivolte dalle associazioni ambientaliste al decreto legge per lo sviluppo varato dal consiglio dei ministri: tra le tante norme c'è anche il salvataggio dei bagni dalla mannaia delle aste della direttiva europea Bolkestein. Ministro, il decreto apre la strada alla distruzione ambientale delle nostre coste? «Si sta facendo molta speculazione sulla cementificazione, ma il provvedimento del governo non modifica la disciplina vigente e non potrebbe farlo, in ragione delle competenze regionali di urbanistica e tutela del territorio. Sulle aree inedificate l'attività edilizia si può fare solo se è consentita dalla normativa vigente. I territori costieri manterranno invece il loro vincolo paesaggistico con gli effetti delle attuali disposizioni regionali e statali. Rispetto al rischio di cementificazione, e all'idea che il decreto legge possa superare i vincoli paesaggistici, c'è solo una polemica assolutamente strumentale e fuorviante». L'Ue accetterà le nuove norme italiane? «La compatibilità con le decisioni europee e la procedura di infrazione sono due cose differenti. La procedura di infrazione è aperta sull'attuale normativa delle concessioni, ma la disciplina del diritto di superficie su parte del demanio qual è l'arenile è un'altra cosa. Chi mette tutto insieme fa confusione. Come ha già detto il ministro Tremonti, spiegheremo all'Ue il nostro nuovo provvedimento e riteniamo che non ci sia alcuna incompatibilità». Sulla parte di spiaggia senza costruzioni, dove vengono montati gli ombrelloni, dovrà essere fatta comunque l'asta? O no? «Abbiamo già sanato la procedura d'infrazione con l'emendamento che prolunga le concessioni al 2015. Però siamo convinti che questo comparto non rientri nell'ambito della direttiva servizi. I bagni sono una peculiarità italiana che gli altri Paesi non hanno, e quindi è percorribile una strada che non faccia rientrare il settore nella direttiva Bolkestein. Il governo farà i passi giusti nei confronti della Commissione europea nei 60 giorni utili alla conversione in legge del decreto». La durata dei diritti di superficie per 90 anni viene vista come una privatizzazione: «Affrontare il problema di un settore produttivo che nel nostro Paese crea lavoro e ricchezza, ed è il fiore all'occhiello dell'accoglienza turistica, non è una privatizzazione. Non era questa la nostra intenzione, bensì la tutela degli operatori che hanno investito molto, e il mantenimento della qualità offerta dalle strutture». I canoni dei balneari rincareranno? «Il discorso dei canoni sarà affrontato nel confronto già aperto con le associazioni degli imprenditori per arrivare a una cifra congrua rispetto alle singole strutture. La materia è tutta da discutere. Il canone non può essere pensato senza una prospettiva di tempo e senza guardare alle diverse realtà, la valutazione dipenderà dall'importanza delle strutture e dalle norme di attuazione della legge sul diritto di superficie».



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