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Soffia un vento forza Settis
Tomaso Montanari
Il Fatto, inserto Saturno, 6-5-2011

Un libro scaturito dalla più eletta cultura accademica ha oggi qualche speranza di cambiare davvero ‘lo stato delle cose presente’?
A giudicare dalla straordinaria mobilitazione provocata da Paesaggio Costituzione Cemento di Salvatore Settis si direbbe, incredibilmente, di sì. A cinque mesi dalla sua pubblicazione (presso Einaudi), esso sta suscitando un vero e proprio movimento di opinione.
In queste settimane Settis è impegnato in una sorta di giro d’Italia che non è un tour promozionale pianificato dall’editore, ma il tentativo di accogliere le richieste di discussione e di confronto che gli arrivano, per così dire, ‘dal basso’. Gli inviti hanno già abbondantemente superato quota cento, e provengono da realtà che non potrebbero essere più diverse e trasversali. Si passa da un convegno romano della Columbia University ad una discussione promossa dagli Urban Intruders di Senigallia (un gruppo capace di fotografare brani inaccesibili delle nostre città); da un dialogo con Enzo Bianchi a Bose all’incontro voluto da un parroco di Siracusa; dall’invito del comune di Cassinetta di Lugagnano (che pratica con successo il ‘consumo di suolo zero’) a quelli dei comuni di Borgotaro o San Vincenzo; dalle iniziative dei circoli di Giustizia e Libertà a quella del finiano Fabio Granata; dalle occasioni più ufficiali, per esempio nelle soprintendenze (da Milano a Marsala) e nelle università (da Genova a Ferrara, da Napoli a Lecce), al dialogo con i ragazzi dei licei (da Forte dei Marmi a Gattatico), e con i bambini delle elementari (a Sassuolo, per esempio); dalla serata nella villa del conte Serego Alighieri in Valpolicella a quella nel Casale di Teverolaccio, in Campania; da un invito dei ‘Comitati per il paesaggio’ di Nardò o di Fermo (quest’ultimo nato proprio sull’onda del libro), a quello di Banca Intesa, a Verona. Per non parlare, ovviamente, del web, dove infuria una vera settis-mania e si moltiplicano i siti per la difesa del territorio patrio.
La vera notizia è che a provocare tutto ciò non è stato un messaggio televisivo (e dunque semplificato, retorico, manicheo), ma un libro complesso che riesce a tenere insieme le tante, diversissime competenze necessarie a parlare seriamente della tutela del paesaggio. Si può dire che esso sia un’articolatissima risposta a due domande cruciali: 1) Come è stato possibile arrivare ad un simile scempio cementizio nel Paese con il paesaggio più celebrato della storia e con le leggi di tutela migliori del mondo? 2) Come è possibile venirne fuori?
Per spiegare il passato, Settis utilizza la storia dell’arte, quella del gusto e della tutela, oltre ad una serrata lettura storica delle leggi e all’analisi dei moventi politici ed economici dell’abuso del suolo nell’Italia di oggi. La chiave del futuro, invece, viene ravvisata in una diffusa ‘azione popolare’ che, federando le tante ‘resistenze’ locali, riesca a reagire agli abusi del potere e allo strapotere dei privati. Citando un articolo che Giuseppe Dossetti avrebbe voluto nella Costituzione, Settis chiama alla «resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali».
Ed è esattamente quello che sta succedendo. A Campobasso, per esempio, il libro è stato discusso di fronte ai rappresentanti di 136 (!) associazioni civiche che lottano per difendersi dall’installazione di migliaia di pale eoliche che devasterebbero il paesaggio, il sottosuolo e anche il tessuto sociale (visti i cospicui interessi della malavita legati a questi inutili mostri) del Molise. E se è davvero inusuale vedere uno storico dell’arte che infiamma di ardore civile una platea di comuni cittadini, militanti politici, soprintendenti, avvocati e magistrati, è ancora più incredibile che tutto questo sia stato provocato da un libro che non indulge in semplificazioni demagogiche, ma che anzi intende fornire a quel movimento una piena consapevolezza della complessità della causa che sostiene.
Da tempo non si vedeva una sintonia così profonda, una vera saldatura, tra cultura alta e società civile: e non si può che sperare che sia proprio questo matrimonio tra conoscenza e impegno la via giusta per salvare il paesaggio italiano, il «volto amato della patria».



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