Noto ritorna splendida Vittorio Sgarbi Panorama 17/2/2011
Domenica 13 febbraio il vescovo di Noto Antonio Staglianò, dotto teologo e poeta, con il sindaco di Noto, Corrado Valvo, e il prefetto di Siracusa, Carmela Floreno, commissario per la ricostruzione su delega della Protezione civile, inaugurano la cattedrale di Noto restituita nell'architettura e negli apparati decorativi. Una commissione costituita da Luciano Marchetti, Mariella Muti, Fabio Carapezza Guttuso, Francesco Buranelli e me, per conto della presidenza del Consiglio dei ministri, ha ordinato e seguito la vasta decorazione pittorica, le sculture dell'altare maggiore, della sedia episcopale, del pulpito, le vetrate e i bozzetti per la Via Crucis, ancora in corso d'opera, e per le sculture delle nicchie. Un'impresa vasta e impegnativa che iniziò quando il bravo architetto restauratore Salvatore Tringali, che aveva ricostruito nelle linee originali l'edificio, mi chiese una consulenza per la pavimentazione e gli arredi mostrandomi alcuni esempi di design contemporaneo. Rabbrividii e pensai al paradosso del contrasto fra tanta fedeltà nel risarcimento architettonico e l'assoluto capriccio nella decorazione interna. Nacque così l'idea di mantenere lo stesso rigore per tutta l'impresa, in una coerente e ambiziosa visione dell'arte sacra. Sembrò, forse, un'idea utopistica o retrograda. Quando la commissione fu istituita, il Vaticano indicò come suo esperto monsignor Carlo Chenis, responsabile dell'ufficio per l'arte sacra e, dopo qualche tempo, vescovo di Civitavecchia un uomo sensibile e acuto, pronto alla sfida e convinto degli stessi principi che io avevo richiamato per scongiurare il rischio di un arredo moderno e convenzionale. Con lui individuammo forse l'unico pittore in grado di portare a termine gli affreschi dei pennacchi e della cupola secondo l'iconografia concordata e in uno stile neopurista tale da apparire senza tempo. L'artista adatto sarebbe potuto essere Ottavio Mazzonis, che io segnalai ricordandone il culto per il Tiepolo, vago riferimento per il soffitto crollato. Non fu senza stupore che, andando a cercarlo a Torino, appresi da lui che era stato allievo di Nicola Arduino, autore dell'affresco crollato a Noto e per il quale aveva collaborato con il maestro. Troppo vecchio, ahimè, per applicarsi alla volta della navata centrale Così ripiegammo sulla richiesta di due pale per il transetto. Compiuti i bozzetti, Mazzonis morì: avvenne qualche mese fa. Sarà comunque con grande stupore che si vedrà ora l'opera del giovane Oleg Supereco, artista russo, carissimo a Chenis, che da anni vive a Zerman vicino a Treviso e alacremente studia la grande pittura italiana e le tecniche tradizionali. I quattro Evangelisti, l'Assunta egli Apostoli sono i soggetti che ha affrontato nell'area del presbiterio con uno sforzo anacronistico ed esemplare, con pulizia e misura, e un impeccabile mestiere Non meno impegnativa è l'opera portata a compimento da Giuseppe Ducrot, lo scultore cui sono stati affidati l'altare, il pulpito e la sedia episcopale, in un delirio onirico, e con una spaventosa quanto tradizionale sapienza tecnica che riproduce lo spirito del Barocco romano. Gian Lorenzo Bernini è il suo idolo e il suo modello: l'imponente e maestoso volume dei tre elementi esalta le linee sobrie del Barocco netino intensificandone l'effetto. Ducrot si era già misurato a Roma, nella prospettiva esterna di Palazzo Spada e nella riproduzione delle cornucopie trafugate da Napoleone a Villa Borghese, in collaborazione con Vito Cipolla. La celebrazione del 13 febbraio è la consacrazione liturgica della cattedrale ricostruita, nella luce filtrata dalle vetrate, disegnate e realizzate da Francesco Mori, un altro giovane virtuoso che si era in passato distinto per avere duplicato le vetrate di Duccio di Buoninsegna per la cattedrale di Siena. Un artista sobrio e sensibile che ha offerto una rappresentazione iconografica quasi nello spirito di un Duilio Cambellotti rinato. La sensazione che verrà da questo insieme di pittura e scultura e vetri colorati non sarà dunque quella di un'elaborazione del nostro tempo, in occasione del 150 dell'unità d'Italia, ma sarà anzi l'impressione che nulla da quel tempo sia mutato e che si sia entrati in uno spazio che è lo stesso del 1861, e anche prima, senza cedere alla tentazione di lasciare una testimonianza dichiaratamente contemporanea. Intanto il cantiere non è chiuso; e altri artisti si applicano alla Via Crucis, concepita da Roberto Ferri, e alle sculture delle nicchie per cui hanno presentato i bozzetti in terracotta Giuseppe Bergomi, Livio Scarpella, Giuseppe Inzerillo, Ernesto Ornati, Filippo Dobrilla e ancora Ducrot e Vito Cipolla. I bozzetti sono riusciti e anche sorprendenti. Così, una volta compiuti, si arriverà alla seconda solenne inaugurazione, il 6 giugno 2011, quando la cattedrale di Noto si mostrerà come il padiglione di arte sana della Biennale di Venezia, vagheggiato da monsignor Gianfranco Ravasi. Non una proposta o un progetto, ma un'opera compiuta, a dimostrazione che è possibile anche oggi legare devozione e tradizione in una ricerca artistica che non voglia segnare una rottura ma una continuità con il passato. Di questo esito dovremmo compiacerci ammirando l'umiltà degli artisti nel giorno della rinascita di una grande cattedrale.
|