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CURES: LE RUSPE CANCELLANO LA STORIA Un enorme cantiere sulle colline di Rieti sopra ai resti dellantica citt sabina
di Ferruccio Sansa
Il Fatto Quotidiano, 11 dic. 2010


La tutela del patrimonio archeologico allitaliana: ruspe che lavorano senza sosta per realizzare dieci milioni di metri cubi di capannoni industriali e spianano le colline dove sorgeva la citt sabina di Cures. Dove basta camminare nei campi per trovare resti di antiche ville, necropoli, acquedotti e templi. Siamo a Passo Corese (Rieti), a 40 chilometri da Roma: miliardi di euro di investimento per il cantiere pi grande dItalia. Un progetto voluto da centrosinistra, centrodestra e sindacati. Tutti daccordo, tranne i comitati degli abitanti che si vedono scomparire le colline. E gli archeologi che qui speravano di poter trovare i resti della citt di Numa Pompilio e Tito Tazio, antichi re di Roma.

Ormai perfino difficile immaginare la vita degli antichi sabini, con limmenso cantiere che stravolge il paesaggio. Allora il nostro viaggio deve partire da una fotografia: ecco una cascina, quella terra chiara che ti ricorda il sole e ti dice che sei al Sud. Poi i campi segnati da solchi precisi. unimmagine recente, ma sembrano passati secoli. Adesso vedi soltanto caterpillar. I rilievi morbidi che segnavano il paesaggio sono spariti insieme con il profumo e i rumori della campagna. Senti soltanto quelli dei motori e voci di operai.

il 2000 quando il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti (un soggetto pubblico) lancia un nuovo piano regolatore consortile che prevede un Polo Logistico a Passo Corese. Sulle mappe una grande macchia blu a due passi dal Tevere.

Basta sovrapporre la carta a quella tracciata dagli archeologi per accorgersi che la campagna qui una miniera: ovunque trovi antichi cocci, resti millenari. Nel 1980 Maria Pia Muzzioli dedica a queste colline uno studio nella prestigiosa collana Forma Italiae. In pochi metri quadrati sono censiti 189 siti archeologici. Il risultato di uno studio del 2000 per la British School of Rome ancora pi sorprendente: una ricognizione superficiale rivela i resti di 13 ville. Senza contare i depositi di materiale antico e i 4 insediamenti del Paleolitico.

Larea dentro al Parco archeologico

un sito ricchissimo perch la presenza delluomo comincia migliaia di anni fa e lascia tracce fino allepoca romana. Qui si trovava lantica Cures, con il suo porto sul Tevere. E forse anche le catacombe di SantAntimo, convinta larcheologa Helga Di Giuseppe che ha lavorato con la British School. La cosa pi straordinaria racconta Muzzioli , anzi era, il contesto, linsieme, che si mantenuto integro per migliaia di anni.

Gi, fino allarrivo delle ruspe. Paolo Campanelli (presidente dellassociazione Sabina Futura che si batte contro il progetto) a ripercorrere le tappe: Nel 2001 uninserzione invita le societ a manifestare il loro interesse. Nel 2003 ma c stata una vera gara?... arriva la convenzione con lAti che realizza il progetto miliardario e avr in concessione le aree per 99 anni.

Intanto nel 2004 viene siglato il Piano Territoriale e Paesistico della Regione Lazio (presidente Francesco Storace): larea dei capannoni compresa nelle mappe delle zone a vocazione di Parco Archeologico. Non importa: il progetto va avanti. Ma che cosa prevede esattamente? Sembra lEden, a sfogliare lopuscolo con cui gli enti locali il comune di Fara Sabina e la Provincia di Rieti, entrambi di centrosinistra informano i cittadini di quello che sta per accadere alla loro terra. Il Polo logistico, la nuova risorsa di Passo Corese, il titolo. Poi fotografie di prati verdi, dove mamme con le carrozzine si muovono felici. Intanto nel 2009 con poche righe la Regione (guidata da Piero Marrazzo) approva una variante al piano regolatore consortile che porta la volumetria dei capannoni a quasi 10 milioni di metri cubi.

A confrontare le colline spianate dalle ruspe con le immagini dellopuscolo viene qualche dubbio. Cos come colpiscono al computer: Duecento ettari di capannoni alti 15 metri, quasi lequivalente di una citt come Rieti, raccontano allassociazione Sabina Futura. E snocciolano i dati: Le ruspe si stanno portando via 1.400 ulivi, 3.000 viti, 3.000 alberi da frutto, cento ettari di coltivazione a foraggio e cento a grano.

Non ci sono solo conseguenze sul patrimonio archeologico, ma anche sullagricoltura. I sostenitori del progetto parlano di centinaia di nuovi posti di lavoro. Possibile, ma quanti ne sarebbero arrivati (e sono invece andati perduti) se una campagna intatta e vicina a Roma avesse investito nel turismo?

Lopera porter 4 milioni di indennizzi

Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti dal 2004 e presidente dellassemblea regionale del Pd Lazio, si dice favorevole al progetto. Racconta: unarea strategica con lautostrada e la ferrovia, naturale che il Polo nasca qui. E le critiche di abitanti e associazioni? Legittime, ma tardive. Il progetto di dieci anni fa, se lo avessimo bloccato avremmo dovuto pagare milioni di risarcimento. Ma i resti archeologici? La Sovrintendenza finora non ha trovato nulla di straordinario. Questa una delle campagne pi belle dItalia, ogni weekend vengono migliaia di romani in cerca del verde Vero, siamo nella Val dOrcia del Lazio. Ma in Toscana non costruiscono 300 ettari di capannoni Si pu ridurre limpatto del Polo con strutture pi attente allambiente.

Chiss. Vincenzo Mazzeo, sindaco di Fara Sabina, difende il progetto: Frange estreme lanciano messaggi apocalittici. Il Polo porter lavoro. Noi abbiamo preteso che fossero realizzate opere viarie e depuratori. La sinistra anche nel Lazio amica del cemento? Falso, noi abbiamo stoppato il mega-progetto di un nodo intermodale delle Ferrovie. Mazzeo, per, aggiunge: Io non ho pi lIci sulla prima casa, dove prendo i soldi, come risolvo i problemi? Questopera ci porter quattro milioni di indennizzi. Il sindaco, come il presidente della Provincia, spiega: Comunque il progetto stato avviato prima del mio arrivo. Ammette: Quando vedo tutta quella roba l mi si chiude il cuore A nessuno sta a cuore la Sabina pi che a me, ho investito sulla produzione dellolio, sullambiente.

E da oggi cambieremo e invertiremo il ciclo. Troppo tardi, forse.

Affare miliardario e mattone

Ma chi sta dietro il cantiere miliardario? Nella societ Parco della Sabina spa che realizza lopera sono soci (con l1% ciascuno) la Provincia di Rieti, il Comune di Fara Sabina e il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Rieti presieduto da Franco Ferroni. Ma la parte del leone lhanno i privati: tra questi con il 44% la Seci che fa capo al Gruppo Maccaferri, uno dei giganti emiliani delle costruzioni. Il presidente Gaetano Maccaferri anche stato numero uno dellAssociazione industriali di Bologna. Giuliano Montagnini, presidente della Parco della Sabina, siede in tante societ immobiliari e miliane, a cominciare dalla Edilcoop.

Nel 2008, il Silp sindacato di polizia della Cgil parlava di palesi tentativi di infiltrazioni della criminalit organizzata proprio nella zona di Passo Corese. Spuntava il nome dei Casalesi, che hanno fatto la loro fortuna con il mattone. Anche se la camorra non centra con le societ che realizzano il Polo,qualche cautela pare doverosa.

C anche chi teme che il Polo possa trasformarsi in una gigantesca operazione immobiliare. Avverte Campanelli: Sono in costruzione a servizio del Polo un depuratore sufficiente per 30.000 abitanti e un campo pozzi capace di prelevare 1.300.000 litri dacqua al giorno, cio il fabbisogno di 25-30.000 abitanti. Non vorremmo che attraverso qualche alchimia all'italiana, come il Piano Casa della giunta Polverini o altri provvedimenti, si riuscisse a trasformare l'area in zona residenziale. Cos sulle rive del Tevere potrebbe nascere una citt grande come Rieti.



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