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in difesa dei beni culturali e ambientali

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AMBIENTE L'ottimismo che devasta il paesaggio
Salvatore Settis
Il Domenicale, Il Sole 24 Ore


Forse non siamo più un popolo di santi e di navigatori; ma siamo sicuramente ancora un popolo di ottimisti. Crediamo fermamente che le riforme più complesse si fanno a costo zero, che primeggeremo nella ricerca investendovi un terzo dei nostri vicini europei, che i conflitti d'interesse si risolvono favorendo gli interessi di chi comanda, che l'unità d'Italia si difende spaccando il Paese in venti (si capisce, a costo zero). Scattano ogni tanto passeggeri allarmi, poi tutto sembra rientrare in una "normalità", di fatto defunta da tempo (ma chi se ne accorge?). La vicenda della legge-delega sull'ambiente è istruttiva. Presentata nel 2002 da Matteolì, ha avuto un iter travagliato, specialmente quando, con un colpo di mano datato esattamente un anno fa (15 ottobre 2003), la
Camera approvò uno scellerato emendamento dell'articolo 32, che consente la totale depenalizzazione di ogni possibile illecito paesaggistico, aggravando le norme già pessime del condono edilizio. Un appello lanciato dal FAI parlava di «gravissima minaccia all'integrità del paesaggio italiano, in violazione flagrante dell'articolo 9 della Costituzione»; e in nome della Costituzione Ciàm-pi invitava a difendere l'ambiente «dall'aggressione degli egoismi, dalla speculazione, dall'abbandono». L'emendamento fu ritirato al Senato, e gli ottimisti cantarono vittoria, tanto più che l'articolo 181 del Codice dei beni culturali entrato in vigore il 1° maggio prevede pene e condanne per gli abusi contro il paesaggio.
Ma avevano ragione i pessimisti. Il Governo ha ora forzato la mano ponendo la fiducia; la versione della legge approvata dal Senato (alla Camera la settimana prossima) contiene varie modifiche
all'articolo 181 del Codice, che ne limitano gravemente la portata; ma soprattutto, all'articolo 37, rispunta il condono di tutti gli abusi compiuti entro il 30 settembre 2004, senza alcun parere vincolante da pane delle Soprintendenze.
Il Codice viene così svilito e irriso dallo stesso Governo che lo ha varato pochi mesi fa. Fra gli undici ministri che firmano la legge manca Urbani, certo ben conscio del colpo che essa infligge al paesaggio. Ma è possibile alterare il Codice Urbani con una legge che non piace a Urbani?
In quest'anno di tregua apparente, chi non ha perso tempo sono proprio gli abusivi che hanno velocizzato e intensificato le offese al paesaggio, in vista del condono in arrivo. Che siano loro, a partire dal presidente del Consiglio, i veri ottimisti? Che gli altri, quelli di noi che credono nella difesa del paesaggio, siano solo degli ingenui? Resteranno solo i pessimisti, ad appellarsi all'articolo 9 della Costituzione?



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