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Casali, ville al mare e piscine. La sinistra prima strepita poi costruisce (e condona)
Gabriele Villa
il Giornale 16-OTT-2004

Depositarla esclusiva dell'ortodossia ambientalista, la sinistra delle giuste cause marcia in ordine sparso contro Silvio Berlusconi e il suo condono edilizio, o meglio il condono edilizio che avrebbe varato a suo uso e consumo. Ottima idea questa «nuova» crociata. Che parte da un paletto piantato all'ombra di una Quercia piuttosto che di un Ulivo: no alle sanatorie, no alle trasgressioni che la prospettiva di un condono edilizio potrebbe, come dire, incentivare. Regola ferrea da non trasgredire, principio da non tradire mai. Ma anche le regole ferree hanno le loro giuste eccezioni.
Ne sa qualcosa l'ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, definitivamente condannato per abuso edilizio dalla Cassazione a venti milioni di ammenda e a dieci giorni di arresto. Visco, come qualcuno anche a sinistra forse si ricorderà, venne accusato di aver violato le norme edilizie durante la ristrutturazione di un vecchio dammuso sull'isola di Pantelleria al quale erano state affiancate anche tre cisterne.
Cose che capitano o meglio che possono capitare, considerato che, in effetti con una leggerezza forse eccessiva, trasformò un vecchio ripostiglio in una villa a tre piani, con terrazzi vista
mare, annessi e connessi. Il tutto a 60 metri dalla battigia (ove la normativa regionale prevede il divieto assoluto sino a 150 metri), in un'area di particolare pregio paesaggistico e tutelata. Sarà stata pure «una sentenza severa», come commentarono a suo tempo i legali di Visco, gli avvocati Giovanni Petruzzella e Nino Calca, ma l'errore, stando alla Cassazione, ci fu.
A proposito di errori o disattenzioni, un altro solerte artefice delle battaglie in chiave anti-berlusconiana, come Jacopo Fo, in compagnia dei suoi illustri genitori, ha suscitato a suo tempo persino l'attenzione di Dagospia per una sua serie di imperdonabili debolezze. Pensate un po', lui che amava e ama protestare e scioperare contro i condoni del governo Berlusconi, nella sua modesta tenuta di Gubbio ha potuto godere di sedici, avete letto bene, sedici, condoni edilizi. Un piccolo record personale, suffragato dalle parole che il tecnico comunale preposto a quelle spiacevoli incombenze che sono i controlli, ebbe a pronunciare: «Ci sono sette tipologie di abuso edilizio. Quanto realizzato nella sua proprietà dal signor Jacopo Fo le riguarda tutte».
Da Gubbio a Trento dove il dilemma «condono sì condono no», che già lacera le coscienze degli uomini senza scrupoli, arrivò qualche tempo fa a causare una spaccatura, nel partito e nella maggioranza di centrosinistra, imbarazzando la giunta della Provincia autonoma guidata da Lorenzo Dellai, l'inventore della Margherita. La storia è presto riassunta. La legge nazionale, per entrare in vigore in Trentino, doveva ricevere il via libera della Provincia. La giunta vota a favore del condono e la parola passa al Consiglio. Qui i Ds, e la maggioranza, si spaccano. Un consigliere del partito presenta un disegno di legge per bloccare il condono. Su cinque consiglieri della Quercia, tre si schierano al fianco della giunta che sostiene il via libera alle norme decise dal governo.
Tra questi non c'è però il segretario del partito, Bondi, che al momento del voto esce dall'aula. La decisione del segretario-consigliere non piace ai compagni di partito a favore del condono. Da uno di loro parte così la richiesta di dimissioni. «La presenza nel gruppo di un consigliere che allo stesso tempo è segretario del partito è una contraddizione - tuonano i compagni -. È una cosa che genera confusione di ruoli e disorienta e va sanata al più presto». E Bondi? «Allora dovrebbero dire a Fassino di lasciare il seggio in Parlamento», taglia corto.
E via, a furia di porte sbattute in faccia reciprocamente. Ma questi sono e furono affari loro. E sul filo della memoria passiamo da Trento a Varese. Qui nella capitale dei lumbard i Ds avevano attaccato pesantemente la giunta comunale di centrodestra per un abuso edilizio, che pure l'amministrazione municipale aveva sanzionato con una multa di 340mila euro.
Ortodossia si diceva. Peccato che i diessini varesotti si fossero dimenticati di una storia puntualmente rispolverata dalla Padania per alcune violazioni alle norme edilizie e urbanistiche che sarebbero state compiute sull'area che abitualmente ospita le feste provinciali dell'Unità. Nel lungo e circostanziato articolo - ammettiamolo - i lumbard non risparmiavano frecciate ai «compagni farisei» e alla loro consolidata abitudine a ergersi a campioni del «rigore antipalazzinaro».
E allora? Il sindaco leghista di Varese, Aldo Fumagalli, se ne uscì con un eloquente «adesso non hanno molte alternative: o aderire al condono, che a parole osteggiano con tanto accanimento, o abbattere, tutte le costruzioni illecite che utilizzano solo loro in occasione della Festa dell'Unità da Giugno a Settembre».
Un'altra leggerezza. O meglio una lecita distrazione. Meno male che nell'articolo le prove degli abusi vennero illustrate in modo estremamente puntuale. E soprattutto si mise in evidenza che in una storia di abusi edilizi il maggiore partito della sinistra varesina era già cascato qualche anno fa.
Memoria per memoria vai la pena ricordare che i funzionari dell'assessorato all'Urbanistica compirono un sopralluogo sull'area della Schiranna per chiudere la pratica relativa a cinque abusi edilizi per i quali l'allora Pci aveva chiesto il condono nel 1986. E che durante la visita gli uomini del Comune hanno constatato la presenza di una quindicina di nuovi manufatti realizzati in violazione delle norme urbanistiche: «Casette, baracche e tensostrutture irregolari, mai denunciate e mai autorizzate». Insomma per quanta buona fede ci possa essere stata a suo tempo, la conclusione del sindaco Fumagalli è: «Non è credibile parlare di disattenzione».
È curioso notare ancora come la sinistra che è tornata, lancia in resta, a puntare contro il Cavaliere, è davvero la stessa che nel 1996 e dintorni varò una serie di fruttuosi condoni previdenziali e nascose in un provvedimento omnibus una leggina, poi bloccata dagli ambientalisti, che regolarizzava villette e hotel abusivi in riva al mare. Dimenticanze o leggerezze in cui purtroppo sono caduti anche l'ex ministro Franco Bassanini, che ha ricavato una confortevole piscina nel casale maremmano di Mandano, e un altro ex ministro rigoroso e ortodosso come Lamberto Dini, che ha pensato bene di farsi costruire una gigantesca vasca idromassaggio, della quale il parlamentare verde Athos De Luca ebbe a chiedere «l'immediata demolizione», in un palazzo blindato da vincoli.
E coperto dall'oblio rischia di finire, per fare un altro esempio spostandoci nel regno di re Bassolino, il quartiere di Pianura a ovest di Napoli dove tutto è abusivo: case, negozi, caserma dei Carabinieri e perfino la cappellina dedicata alla Madonna di Lourdes. Ci abitano almeno centomila persone.
A riprova che l'abuso edilizio attraversa trasversalmente tutto il vecchio o nuovo arco costituzionale, ma che il condono offre solo il pretesto per prendersela con il centrodestra.
Politici e liberi professionisti, artigiani post comunisti e contadini, impiegati, pensionati e disoccupati unitevi, dunque.
Contro Berlusconi, s'intende.



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