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Nessuna sanatoria nelle aree protette
Denise Conti
il Giornale 16-OTT-2004

Nessuno vuole deturpare i paesaggi italiani. «È tutto un equivoco» protesta il ministro per l'Ambiente, Altero Matteoli, all'indomani della plateale protesta di Palazzo Madama che ha visto protagonista l'opposizione con i Verdi in testa. Protesta scaturita dal via libera ottenuto con la fiducia del Senato al maxiemendamento alla delega in materia ambientale, che tra l'altro prevede una depenalizzazione per gli abusi commessi anche nelle aree di interesse paesaggistico entro il 30 settembre di quest'anno.
In attesa che la legge torni alla Camera per l'approvazione definitiva tocca al ministro Matteoli difendere il provvedimento attaccato dagli ambientalisti e dall'opposizione. Tanto rumore per nulla, dice in sostanza, perché le conseguenze derivanti dal provvedimento saranno ridottissime e nessuna area protetta correrà rischi.
«Le aree protette e quelle paesaggistiche sono due realtà diverse - spiega Matteoli -.
Nelle aree protette è comunque impossibile poter accedere alla sanatoria». Il ministro fa riferimento alla legge sui parchi, la 394 del '91 che stabilisce regole molto rigide in materia di tutela ambientale.
E allora la levata di scudi della sinistra? Le devastazioni del paesaggi profetizzate da Legambiente? Per Matteoli «è tutto un equivoco perché questa sanatoria è veramente mini».
«Ho accettato di mediare, riscrivendo un emendamento che ne addolciva uno della Camera «che avrebbe potuto avere l’approvazione del Senato. Il condono che è stato introdotto nella delega al governo per il riordino ambientale è solo una mini, mini-sanatoria. Quando è stata licenziata la legge delega dal Consiglio dei ministri, su mia proposta, questa norma non era stata inserita: è stata introdotta successivamente per volontà della Camera dei deputati».
Soltanto una mini-sanatoria dunque, spiega Matteoli, perché «non è prevista per chi ha ampliato metri quadrati o cubi. Se si fosse scelta questa strada anche per il condono edilizio, così come avevo proposto, avrebbe dato un risultato maggiore dal punto di vista dell'introito e avrebbe sanato una miriade di piccoli abusi».
Matteoli poi difende la legge delega nel suo complesso, ricordandone il faticoso iter parlamentare. «La considero fondamentale e oltretutto per quattro volte ha fatto estenuanti ping-pong tra i due rami del Parlamento - racconta. L'ostruzionismo della sinistra e l'introduzione di alcune norme per volontà di qualche parlamentare hanno fatto sì che questa delega ritardasse nella sua approvazione. Alla fine, ho accettato di mediare».
Il provvedimento però ha già scatenato la reazione di molte Regioni che si dicono pronte a non applicarlo. «La gerarchia parla chiaro: la legge nazionale è primaria e dunque superiore a quella delle Regioni», taglia corto Matteoli.
A difendere il provvedimento interviene pure il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. «In realtà ci sono norme severe che consentono la distruzione dei cosiddetti ecomostri - dice Gasparri -. E dunque ci sono ampie misure di garanzia per tutelare il territorio, accanto ad altre misure intese a condonare alcune situazioni».
Per Ignazio la Russa, coordinatore nazionale di An, le proteste della sinistra rappresentano soltanto «uno schiamazzo propagandistico» perché il disegno di legge delega approvato «tutela i beni sicuramente di interesse paesaggistico e inoltre viene contemplato il parere vincolante della Sovrintendenza ai Beni ambientali per sanare l'abuso. Ci sono quindi tutte le garanzie per la tutela del paesaggio».
Ma gli ambientalisti non mollano. Il Fondo per l'ambiente italiano, Fai, lancia «un accorato appello» al capo dello Stato Ciampi perché alzi la sua voce «contro una legge che reca al suo interno un principio devastante per l'integrità residua, del paesaggio italiano». Il Fai, manifestando «il proprio sconcertato smarrimento e la propria indignazione» punta il dito contro il provvedimento che «viola l'articolo 9 della Costituzione che protegge l'ambiente».
Diversa la posizione del Wwf. Pur riconoscendo che la sanatoria «è cosa diversa dal condono» e che «non consente di sanare abusi urbanistici in aree protette ma solo quelli paesaggistici» ritiene che il vero mostro da combattere sia la legge delega.



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