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Sarà dei Comuni l'ultima parola sul condono
[EFO]
il Giornale 16-OTT-2004

Ci saranno assegnazioni di lavori con il sistema della trattativa privata al posto di gare di appalto per le demolizioni, perché gli abbattimenti «siano effettivi» e perché spesso le imprese non partecipano alle gare di questo tipo «per paura di ritorsioni». Il ministero dei Beni culturali firmerà una convenzione con il ministero della Difesa per l'utilizzo del Genio militare per spazzare via le costruzioni non a norma. Il condono delle edificazioni in aree protette fino al 30 settembre non sarà automatico, rna dovrà passare sempre attraverso il parere del Comune e della sovrintendenza. A spiegare le novità dell'articolo di legge che disciplina il condono edilizio è il sovrintendente regionale del Piemonte Mario Turetta; «Per le opere a più forte impatto - chiarisce - le sovrintendenze assumeranno il parere contrario e , verranno bloccati i lavori».
Il testo visto dalla parte delle sovrintendenze presenta insomma molte novità. Di cui alcune «rendono più chiari alcune pratiche». Come quelle delle demolizioni. «Nella nuova norma- spiega Turetta - c'è l'eliminazione di una prassi che non condividevamo, ossia l'autorizzazione postuma per i lavori di cambio volumetria, che secondo l'articolo 32, ora modificato, poteva essere rilasciata dopo la costruzione. Per noi costituiva un forte pericolo».
L'autorizzazione postuma, con la legge approvata due giorni fa dal Senato, ora ci sarà soltanto per i cosiddetti «piccoli interventi»: «costruire una finestra, cambiare il colore della costruzione... », tutte opere che sono stati depenalizzate, che non comportano il pagamento di nessuna multa dal condono in poi. In questi casi «non c'è bisogno di un parere preventivo», della sovrintendenza, «ma per i macrointerventi - continua Turetta - è stata incrementata la tutela penale del paesaggio, con l'innalzamento a quattro anni della pena in caso di abuso grave. Per una pena di questo tipo non può scattare la prescrizione per decorrenza dei termini, come spesso accadeva in passato, vanificando in un certo senso l'impianto legislativi contro gli abusi». Depenalizzando invece i miniabusi, «si alleggerisce il lavoro degli uffici giudiziari», spesso ingolfati da queste pratiche che dunque venivano spesso rallentate.
Questo per quanto riguarda le «punizioni», che diventeranno più efficaci, secondo i tecnici. Al capitolo vero e proprio del condono, il sovrintendente chiarisce che questo «non è automatico». Chi presenterà una domanda per sanare la propria costruzione entro dicembre del 2005, deve passare sotto il giudizio dei «comuni subdelegati dalla Regione, sentito il parere della sovrintendenza». Chi compila la domanda per «salvare» ciò che ha costruito entro il fatidico termine del 30 settembre 2004 non ha la certezza del buon fine della richiesta: «Per le opere più "brutte" le sovrintendenze bloccheranno le domande di condono».
La procedura delle demolizioni dovrebbe poi diventare fin da subito più rapida: se Comune e Regioni non intervengono entro i tempi previsti (60 giorni per i Comuni), spetta alla direzione regionale della sovrintendenza dare l'ok all'abbattimento «anche con il sistema della trattativa privata: spesso le imprese non vogliono partecipare a questo tipo di gare per paura di ritorsioni». Anche per questo motivo gli abbattimenti erano rarissimi. Con la nuova legge l'assegnazione dei lavori può avvenire invece in modo diretto. E in alcuni casi può intervenire l'esercito.
Un problema da affrontare per rendere più efficaci le nuove norme è poi quello del cosiddetto recupero paesaggistico: «Finora - valuta il sovrintendente - le demolizioni avvenivano poco e soprattutto dopo l'intervento rimanevano delle brutture che erano peggio dell'immobile vero e proprio. La demolizione non può prescindere dal risanamento dell'area». D'ora in poi ci sarà un apposito fondo per questo scopo, finanziato «attraverso le sanzioni». Questo è quanto dice la legge, che in un'altra norma sblocca anche un «fondo demolizioni» che prima era soltanto appannaggio dei Comuni. Ma manca ancora il passaggio alla Camera e poi la firma del presidente Ciampi.





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