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Ville al mare e sulle vette: ecco i casi sanabili
Lorenzo Salvia
Corriere della Sera 15/10/2004

ROMA — Per capire perché gli animi si sono tanto accesi, e cercare di indovinare quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi, bisogna leggere con attenzione il testo approvato ieri. Lo spartiacque è il 30 settembre 2004, due settimane fa. Per chi ha fatto opere abusive dopo quella data, e per chi le farà in futuro, le sanzioni sono pesanti: fino a 4 anni di carcere se il volume della costruzione viene aumentato del 30%, o se l'edificio è nuovo e supera la soglia dei mille metri cubi, più o meno una villetta.
Le porte del condono, invece, si aprono per chi i lavori li ha completati prima della fine del mese scorso.
Può fare domanda non solo chi ha fatto piccole modifiche (una finestra in più, l'aggiunta di un terrazzo) ma anche chi ha costruito un edificio nuovo o ampliato uno che già c'era. Basta pagare una somma compresa tra i 3 e i 50 mila euro e il reato viene estinto. Per evitare l'abbattimento è poi necessario ottenere il parere della soprintendenza locale. Un parere discrezionale, cioè legato alla valutazione sull'impatto ambientale visto che la legge riguarda le aree tutelate pee il loro interesse paesaggistico. Non i centri urbani, non i parchi nazionali.
Ma le ville costruite sul mare (fino a 300 metri dalla riva), le case di montagna (sopra i 1.600 metri sulle alpi, sopra i 1.200 nel resto d'Italia), oppure quelle costruite in boschi e foreste e anche su vulcani e ghiacciai.
Quanti potranno approfittarne, naturalmente se avranno il via libera della soprintendenza? «Facendo una stima prudenziale — dice Sauro Turroni, uno dei senatori che ieri ha organizzato lo strip tease di protesta nell'Aula di Palazzo Madama — credo che siano almeno 8-10 mila casi. Non c'è solo la villa di Berlusconi in Sardegna, ma tanti episodi, piccoli e grandi». Nessuna sorpresa se si guarda agli ultimi dati ufficiali: solo nel 2002 in Italia sono state tirate su 30.821 abitazioni abusive, un totale di 400 mila metri quadri, più di 40 campi di calcio. Dati ufficiali che raccontano solo l'abusivismo pesante (le case interamente fuori legge, appunto) e non le modifiche più piccole come l'ampliamento di una stanza, l'aggiunta di una veranda o di un terrazzo.
A fare qualche esempio sono le associazioni ambientaliste. Dice Roberto Della Seta, presidente di Legambiente: «I beneficiari? Solo nel 2004 sono spuntati come funghi una quantità di abusi come il cantiere del Procchio all'Isola d'Elba, la barriere fantasma trasformatasi in porto a Santa Marinella, i 60 pilastri per un residence sulla spiaggia di Paestum, fino al complesso turistico di Montalto di Castro. Una lista della spesa degna della più grande delle abbuffate».
Anche Italia Nostra ha preparato la sua lista: ci sono le villette costruite sul mare di Capo Rossello, in Sicilia, quelle tirate su a Fossa Maestra, al confine tra Liguria e Toscana, oppure quelle di Polignano a Mare, in Puglia, la villa costruita nell'oasi di Vindicari, sempre in Sicilia. E a far capire che i responsabili non sono sempre dei signor nessuno è lo stesso Giuseppe Specchia, senatore di An e relatore del testo approvato ieri: «Vediamo qui in Senato — aveva detto nel momento più caldo della discussione — chi ha fatto costruzioni abusive: sono tanti ad avere problemi, a cominciare da me». «Era solo una battuta», minimizza in serata. Ma è una battuta che resterà agli atti del Parlamento.

Gli elenchi
• MINISTRO
Gli «ecomostri» nell'elenco di Urbani: il Corviale a Roma da risanare. Da abbattere:
l'hotel-palafitta di Baia Alimuri, l'ultima delle tre «vele» di Secondigliano, (Caserta), ì resti del Fuenti sulla Costa Amalfitana, il Pizzo Sella (Palermo)
•AMBIENTALISTI
Il Pizzo Sella è indicato anche tra le priorità degli ambientalisti insieme a 600 villette nella Valle dei Templi



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