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Bondi davanti ai soprintendenti tenta di restaurare la verit
Foglio 18/11/2010

Roma. Al Collegio romano c' un'aria febbrile. Il ministro per i Beni culturali e il suo staff reagiscono alla campagna stampa che asseconda la rivolta dei soprintendenti. Sostengono che falsa la prova fotografica, sbandierata sul Corriere della Sera di ieri, e riprodotta su Google Street View, secondo la quale "gli ultimi lavori al tetto della Schola Armaturarum, crollata a Pompei, non furono negli anni Cinquanta, come sostenuto dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ma di un anno fa, durante la gestione commissariale di Pompei". E' una notizia falsa e tendenziosa, spiega Sandro Bondi, affiancato dal capo di gabinetto, Salvo Nastasi, e assistito via telefono da Marcello Fiori, che dall'agosto 2009 al giugno 2010 stato commissario a Pompei. "Se andiamo a vedere la foto di Google Street View, si pu leggere anche il cartello affisso in quella foto, dove il progetto dei lavori di restauro porta la firma del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, dunque precede la gestione commissariale e fra l'altro non riguarda lavori strutturali, ma solo il rifacimento del manto di copertura, per evitare infiltrazioni". La grande stampa nazionale cavalca invece la tesi accusatoria nei confronti di Bondi, suffragando la protesta dei 17 soprintendenti i quali, risentiti per le parole del ministro dopo il crollo di Pompei, hanno scritto una lettera giudicata "un atto gravissimo" dallo stesso Bondi: "E' tempo che la cultura dell'emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti e quei musei conoscono e tutelano", hanno proclamato i 17 soprintendenti archeologici di Campania, Napoli e Pompei, Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Liguria, Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto, Cagliari e Oristano, Etruria meridionale e Roma e Ostia, l'ex delle Marche e altri tre attivi al Museo Tucci, al Pigorini di Roma e al Segretariato generale. Si aperto cos il fronte interno contro Bondi, accusato di ricorrere alla protezione civile e di umiliare i soprintendenti. Ma anche in quest'accusa c' qualche approssimazione. Bondi, infatti, stato il ministro che dopo il quindicennio di gestione affidata all'archeologo Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente dal 1994-2009, ha deciso di commissariare Pompei, prima col prefetto Profili, poi con Marcello Fiori. Ma stato anche il ministro che, nel giugno di quest'anno, ha decommissariato Pompei, dando l'interim della soprintendenza alla dottoressa Jeannette Papadopoulos, che ora insorge contro di lui coi suoi 16 colleghi. "Invece di tornare alla gestione ordinaria, avrei dovuto nominare un altro commissario", dice Bondi, "perch il soprintendente ad interim ha di nuovo bloccato tutto". L'interim per durer poco. Il nuovo concorso per la soprintendenza di Pompei, rinviato per allargare la platea dei candidati, partir "ad horas", dicono al ministero e scadr il primo dicembre. Intanto, per il rilancio di Pompei e per la sua gestione manageriale, al Collegio romano si continua a lavorare alla creazione di una fondazione sul modello di quella del Museo Egizio di Torino che riunisca ministero, enti locali, banche e soggetti privati, lasciando al soprintendente i compiti di tutela. Dunque, il dissidio tra competenze frustrate dei soprintendenti e disastri colposi attribuibili ai manager sembra pretestuoso, come pure insistere sullo sfacelo a Pompei. Il crollo che ha colpito la Scuola dei Gladiatori infatti stato giudicato "tutt'altro che drammatico", anzi addirittura "una benedizione artistica", da un esperto di fama come Andrea Carandini, l'archeologo inventore del metodo stratigrafico, ordinario alla Sapienza e presidente del Consiglio nazionale dei Beni culturali. "Nulla di grave, crollato solo il restauro di Amedeo Maiuri risalente agli anni Quaranta, una superfetazione in cemento armato, che si poteva togliere senza rimpianti" ha scritto Carandini. Ma i giornali drammatizzano, enfatizzando la rivolta dei soprintendenti. Ignorano almeno due dati di fatto, fanno notare al Collegio romano: "Il primo, particolare, e cio che il commissario nominato dal ministro non ha agito in deroga, come avrebbe potuto secondo le norme della Protezione civile, non si sostituito ai tecnici, ma ha operato d'intesa con la soprintendenza, seguendo alla lettera le direttive dell'ultimo soprintedente Guzzo, e affidandosi al direttore dei lavori e al responsabile amministrativo nominati dallo stesso Guzzo. Cos in base al programma di Guzzo riuscito a spendere i 79 milioni di euro rimasti in giacenza". Infatti il secondo elemento, ignorato dalla stampa e dai funzionari tecnici in rivolta, riguarda la difficolt con cui operano molti soprintendenti, che pur essendo i migliori del mondo sul piano culturale e scientifico, sono anche i pi lenti sul piano della gestione concreta. La prova? "La giacenza di cassa a fine anno, e cio i soldi che il ministero d ai soprintendenti, ma che i soprintendenti non spendono", dice Bondi, "da dieci anni a questa parte, nonostante le continue manovre per rimodulare le risorse disponibili pari in media a circa 650 milioni di euro". Il ministro parla con tono pacato, ma indica cifre talmente esorbitanti, considerando che il bilancio del Mibac di circa 1 miliardo e 800 milioni l'anno, che per fornire la prova del nove tira fuori un "Riepilogo generale della contabilit speciale nell'ultimo decennio", con lo schema dettagliato dei soldi utilizzabili in ciascuno degli ultimi anni, del totale delle uscite e delle giacenze di cassa a fine anno. Per esempio, nel 2005 la giacenza fu di 850.989.079,64 euro, nel 2006 di 570.839.581,62 euro. Nel 2010 infine stata di 552.399.302,11. "Questi fondi puoi tenerli in bilancio per tre anni, ma al quarto li perdi. Cos in molti casi, per evitare la perenzione dei fondi, i soprintendenti iniziano a spendere i soldi stanziati tre anni prima. Colpa delle procedure macchinose, della difficolt di assumersi responsabilit, e in generale dell'imperizia manageriale di molti soprintendenti". E' per questo che Bondi, dopo aver difeso a spada tratta l'esclusiva tutela dello stato, resistendo agli appetiti dei governatori regionali e alle insidie del federalismo demaniale ("ingrati, invece di ringraziarmi ora mi attaccano"), vorrebbe separare i ruoli, mantenendo la tutela ai soprintendenti e affidando la funzione di valorizzazione e di bilancio agli amministrativi. Per introdurre il nuovo ordine basterebbe un regolamento. "Se l'avessi fatto prima sarebbe esploso il ministero, come dimostra il putiferio scoppiato con la nomina di Mario Resca alla valorizzazione, quando venni accusato di voler gestire il patrimonio come un MacDonald. Ma ora sar difficile fare tutto entro un mese".



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