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NAPOLI - BENI ARCHEOLOGICI: Il villaggio olimpico di duemila anni fa
Paola Perez
Il Mattino, Sabato 9 Ottobre 2004



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Nuove scoperte illuminano gli scavi archeologici nel cantiere del metrò, in piazza Nicola Amore.

Sul lato mare, proprio di fronte al tempio di età imperiale, è venuto alla luce portico composto da un muro di fondo, in reticolato e laterizi, e da un basamento per le colonne.

Lungo le pareti, una serie di lastre di marmo - alcune conservate quasi integralmente, altre in frammenti - che portano impressi lunghi elenchi di nomi: sono le liste dei vincitori delle «Isolimpiadi» o «Sebastà», i giochi che dal primo secolo dopo Cristo vennero organizzati a Napoli per celebrare il culto di Augusto.

Per ogni anno di competizione una lapide-ricordo scritta in greco, suddivisa per categorie (uomini, ragazzi, fanciulle) e per specialità sportive (corsa, corsa armata, pancrazio).

Su qualche lastra è rimasto impresso anche il nome dell’imperatore, cosa che consente di datare il reperto con precisione quasi assoluta.

Fino a questo momento gli archeologi sono riusciti a «ripescare» le testimonianze dei giochi disputati ai tempi della dinastia flavia, tra l’anno 69 e l’anno 96, quando il dominio del mondo romano era affidato alle cure di Vespasiano, Domiziano e Tito, ma non è escluso - anzi, altamente probabile - che se ne possano ritrovare di più antichi.

Più che una sorpresa, una conferma.

La conferma che il tempio già venuto alla luce faceva certamente parte di un vasto complesso sportivo e che in linea teorica, prolungando lo scavo in direzione Museo da un lato e in direzione piazza Mercato dall’altra, sarebbe possibile localizzare anche gli altri impianti usati dagli atleti, dal gymnasium all’ippodromo.

«Il portico era usato come luogo d’incontro - spiega il sopritendente Stefano De Caro - ma anche, e soprattutto, come punto d’osservazione delle gare. Visto che il muro chiude la struttura sul lato mare e che le colonne si affacciano sul versante opposto, è ipotizzabile che più in fondo, tra il portico e il tempio, corresse una pista rettilinea per l’atletica. Una pista che corrisponderebbe in tutto o in parte all’attuale corso Umberto».

L’importanza delle lastre ritrovate sulle pareti, spiega ancora il soprintendente, sta nel loro stato di conservazione.

Altri esemplari ritrovati sul finire dell’800, durante i lavori del Risanamento, sono esposti nella sezione «Epigrafi» del museo archeologico.

Perché, a quell’epoca, non furono ritrovate tracce del complesso che oggi sta emergendo dal cantiere del metrò?


«E chi ha mai detto che non furono ritrovate? - prosegue De Caro - un secolo fa le tecniche erano diverse e non consentivano, probabilmente, di approfondire la scoperta. Ma c’era anche la superiore necessità di abbattere e ricostruire il centro storico dopo una tragica epidemia di colera».


Tra gli esperti che hanno esaminato da vicino gli ultimi tesori del cantiere la professoressa Elena Miranda, docente di storia greca alla Federico II e profonda conoscitrice dell’antica Neapolis.

Sette mesi fa, in un’intervista al nostro giornale, illustrava così la sua tesi sugli scavi di piazza Nicola Amore: «È ipotizzabile che tutta la cittadella olimpica sia conservata sotto gli strati di urbanizzazione successiva. Parliamo di un’area molto vasta, tra il Museo e Porta Nolana. L’edificio venuto alla luce nella stazione del metrò potrebbe essere il tempio dedicato all’imperatore. A poca distanza dovrebbero esserci il gymnasium, verso piazza Mercato l’ippodromo».
Una prima conferma arriva dalle lastre di marmo con i nomi degli atleti, spaccato d’arte e di storia che torna davanti i nostri occhi mentre corriamo verso il futuro della mobilità urbana.


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I giochi augustali: concorsi ippici
teatro e musica

Isola di cultura greca nel cuore dell’impero romano, Napoli era l’unica città d’Occidente nella quale fosse consentito il culto del principe, largamente diffuso nelle province d’Oriente e espressamente vietato da Ottaviano nell’altra metà del dominio.

Per questo motivo ospitava i giochi augustali e, per ospitarli degnamente, si era dotata di un «quartiere» completamente dedicato allo sport.

Il regolamento della gara era depositato a Olimpia.

Nel programma trovavano spazio diverse discipline - atletica leggera , atletica pesante, concorsi ippici - ma anche competizioni di poesia, teatro e musica. E tutt’intorno si snodava la grande festa popolare e religiosa, con processioni e sacrifici di buoi.



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