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Il Bel Paese destinato a scomparire
Antonio Puri Purini
Corriere della Sera 30/10/2010

Tutela del patrimonio paesaggistico e culturale

Basta girare per l'Italia per toccare con mano che la gestione del patrimonio culturale e paesaggistico attraversa un momento drammatico. Questo il risultato, accumulatosi per decenni ma acceleratosi negli ultimi anni, della negligenza politica e dell'indifferenza di molti italiani. Si fa finta d'ignorare che, quando si distrugge l'immagine di un Paese, questa non si ricostruisce pi. Tutti gli ammonimenti Maria Giulia Crespi, Ernesto Galli della Loggia, Salvatore Settis, Gioacchino Lanza Tomasi, per citare solo alcuni cadono nel vuoto. In piena crisi politica ed economica accentuata dal secessionismo della Lega Nord sarebbe ingenuo attendersi una correzione di rotta del governo e una presa di coscienza del Parlamento. Il disdegno dei movimenti populistici dal Belgio all'Italia, dai Paesi Bassi all'Ungheria, dalla Svezia all'Austria verso i pilastri tradizionali della cultura europea, coltiva, a sua volta, il menefreghismo. Cos facendo, un nostro storico primato e un'ineguagliata eredit vengono fatte allegramente a pezzi con danno perla nostra identit di nazione e con beffa per le generazioni future. Inutile dire che l'immagine dell'Italia ha un valore unico al mondo. In realt, gi da tempo, la marginalizzazione del nostro patrimonio culturale avrebbe dovuto diventare un'emergenza nazionale anche perch ha un'incidenza diretta sul prestigio, sull'economia, sul turismo. Troppe persone sottovalutano le aspettative, che non ci meritiamo, esistenti nei confronti dell'Italia: per gli stranieri, l'attrazione del made in Italy e dei grandi marchi strettamente legato al radicamento nel circostante paesaggio urbano e naturale. Saranno dolori quando ci si accorger che non pi cos. Gi adesso l'opinione pubblica internazionale si domanda se il nostro Paese non abbia abdicato alla responsabilit d'ospitare il pi grande patrimonio culturale mondiale e rinunciato ad essere una voce partecipe nella cultura europea dove avremmo il compito, davvero storico, di portare la voce della cultura mediterranea nel cuore dell'Europa continentale. Il caso di Pompei citato da Sergio Rizzo sul Corriere non isolato. Gli esempi di trascuratezza sono numerosi: nei drastici tagli di bilancio, nei confusi provvedimenti legislativi che favoriscono l'abusivismo, nel cosiddetto federalismo demaniale, nell'irruzione (caso unico nel mondo occidentale) dei turpiloquio nei giornali e nella televisione, nella presunzione che film provinciali di nessun interesse possano aspirare all'Oscar, nell'abbandono dei luoghi storici (piazze, musei, parchi pubblici), nella sciatteria imperante da Nord a Sud. Una passeggiata nel voluto degrado di Villa Borghese a Roma pu essere molto istruttiva. Per lungo tempo abbiamo vissuto nell'ipocrita equivoco che il nostro patrimonio potesse resistere a qualunque pressione. In fondo, i beni culturali sono per gli italiani quello che la foresta amazzonica rappresenta per i brasiliani: dopo anni di negligenza, il Brasile ha capito la necessit di salvaguardarla nella sua integrit. Anche noi abbiamo un problema di salvaguardia. Se l'Italia dovesse modificarsi nei prossimi anni come nell'ultimo ventennio la sua fisionomia diventer irriconoscibile, se la televisione continuer a proporre programmi vacui si allungher la fila di cittadini ignara della nostra identit storica, se l'impegno professionale nella cultura rimarr mortificato dalla bizzarria delle scelte politiche che tagliano le gambe ai giovani, avremo perso una battaglia storica. L'Italia scivoler in fondo alle classifiche internazionali anche nel campo dove avremmo un primato indiscutibile. Questo inaccettabile. Anche altri Paesi europei, dotati di un patrimonio culturale inferiore al nostro, fanno i conti con restrizioni di bilancio e interessi speculativi. Tuttavia, le nomine ai vertici delle istituzioni culturali vengono fatte con seriet; la cultura sfugge alla rissa politica; gli artisti (penso agli improperi rivolti all'arte povera) non vengono etichettati politicamente; gli enti lirici funzionano senza gli incubi amministrativi, sindacali e finanziari che ne rendono miserabile la vita quotidiana; i musei sono gioielli; le citt non sono ammorbate dalla pubblicit invasiva. Francia, Germania, Spagna non sacrificano come facciamo noi ma lamentandoci poi per la prevalenza del tedesco nelle istituzioni di Bruxelles - per ragioni di bilancio gli stanziamenti dedicati alla diffusione delle rispettive lingue nel mondo. Sulla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico stato ormai detto tutto: il problema il passaggio dal dire al fare. Nell'ansiosa attesa che si affacci all'orizzonte una classe politica capace d'interpretare gli interessi profondi della nazione, ci vuole un recupero del buon senso, un'impennata di fierezza, una volont di rabbioso riscatto auspicabilmente incanalata attraverso l'incitamento dello stesso presidente della Repubblica per risvegliare la coscienza civile degli italiani, per convincere che la cultura fa vivere meglio e che la bellezza sconfigge la criminalit, per spiegare che una comunit non pu esistere senza principi e regole. Universit, scuole, comuni, fondazioni bancarie, associazioni (Fai, Italia nostra), imprenditori possono unire le forze per dimostrare all'Europa e al mondo che l'Italia profonda non intende arrendersi al degrado.



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