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Anche l'Italia scopre i musei della memoria
Francesca Nurnberg
Il Messaggero 4/10/2010

Berlino li vede idealmente affiancati: alla Porta di Brandeburgo le 2711 stele del Memoriale alle vittime dell'Olocausto di Peter Eisenman, a Kreuzberg lo Jdisches Museum di Daniel Libeskind, che narra duemila anni di storia e cultura ebraica; a New York sono stati rivali, col primo che ha dovuto cedere il passo per il memoriale a Ground Zero; in Italia le due archistar potrebbero trovarsi l'una contro l'altra armate nella progettazione dell'ambizioso Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah (Meis), da realizzarsi a Ferrara nell'ex carcere di via Piangipane. Il dubbio sar presto sciolto: il 30 settembre scaduto il bando e nei prossimi giorni si sapr se effettivamente i due architetti siano in lizza, e con quante decine d'altri studi, italiani e internazionali. Il Meis uno dei protagonisti della competizione a distanza sotto il simbolo della stella di Davide che anima in questi mesi il panorama museale italiano. A 65 anni dalla fine della guerra, stanno per essere realizzati ben tre poli museali dedicati con forme e modalit differenti alla storia dell'ebraismo e al tragico capitolo dello sterminio. Sull'esempio di Berlino, dello Yad Vashem a Gerusalemme, di Parigi, Amsterdam, Washington. A Roma sorger il Museo della Shoah accanto a Villa Torlonia, a Ferrara appunto il Museo dell'ebraismo e della Shoah, a Milano il Memoriale nella stazione centrale, a molti gi noto come Binario 21, quello da cui partivano i famigerati treni per Auschwitz. E' quest'ultimo, unico nel suo genere, ad avere forse maggiori possibilit di tagliare il nastro per primo. Realizzato dagli architetti Guido Morpurgo ed Eugenio Gentili Tedeschi, il progetto si articola in due parti: Il recupero di quattro vagoni e due spezzoni di binari utilizzati per le deportazioni - spiega Roberto Jarach, presidente della Comunit ebraica di Milano e vicepresidente della Fondazione per il memoriale - e un centro culturale e di studio dotato di auditorium e biblioteca. Qui a Milano sar possibile visitare l'unico luogo rimasto intatto in tutta Europa dove si svolgevano le deportazioni. La prima pietra stata posta nel gennaio scorso alla presenza del Capo dello Stato Napolitano. Tra Regione, Comune e vari sponsor sono stati finora raccolti 3 dei 9 milioni necessari per il primo stralcio, ma la Moratti ci ha promesso una delibera urgente per altri 500mila curo - continua Jarach - L'inaugurazione? Si pensava al 2011, forse sar il 2012. Su un muro verranno incisi i nomi dei deportati, ma prima andr risolto un contenzioso con l'Aned, l'associazione nazionale ex deportati, che rivendica un ruolo maggiore. Ma come mantenere la memoria delle vittime, se i nomi devono avere carattere pubblicamente ammonitivo o no, e le polemiche sul modello di museo, e i tempi di realizzazione biblici, costituiscono crucci comuni anche agli altri due progetti. Vediamo Roma, che aspira ad affiancarsi alle altre grandi capitali mondiali con un suo museo della memoria. Presentato pi volte alla stampa e alla citt, sar un enorme parallelepipedo nero sulle cui pareti saranno incisi i nomi dei settemila ebrei italiani deportati nei campi di concentramento nazisti: collocazione simbolica accanto a Villa Torlonia, residenza di Mussolini a cui si devono le leggi razziali del '38, e luogo delle prime catacombe ebraiche di Roma. Il progetto, redatto dagli architetti Luca Zevi e Giorgio Tamburini, avviato dall'ex sindaco Veltroni e portato avanti dal sindaco Alemanno, ha l'apporto di Comune, Provincia e Regione e potr usufruire del materiale della Fondazione Spielberg. L'appello di Leone Paserman, presidente della Fondazione aprite gli archivi, le soffitte, le scatole dei ricordi: chiunque possieda materiale che pu essere utile a. illustrare la nostra storia, ce lo porti. Il progetto stato finanziato dalla Lamaro Appalti spa che lo ha donato al Comune - spiega Paserman - Ora la squadra di progettazione del Comune sta completando il lavoro, se aprissimo il cantiere in primavera, il museo potrebbe essere inaugurato a met del 2013. La costruzione a carico del Comune, lo stanziamento iniziale di 13,4 milioni andr rifinanziato. Sul progetto pende ancora un ricorso al Tar degli abitanti della zona - spiega Luca Zevi, ora consulente della Fondazione - ma ormai ripartito. Sar un museo fortemente multimediale, didattico, con impostazione storica, dai prodromi dell'antisemitismo ai regimi totalitari, dalle leggi razziali allo sterminio. Ci sar un grosso plastico del campo di Auschwitz e percorsi di visita in pendenza a marcare la discesa agli inferi. A Ferrara, dove il museo nato da un'idea di Sgarbi ed cresciuto tra balie bipartisan, hanno dovuto fronteggiare le dimissioni di un direttore scientifico (Piero Stefani), la denominazione cambiata in corsa d'opera e altri intoppi burocratici, ma ora la strada pare sgombra. A breve sar insediata la Commissione per valutare i progetti, con quattro membri nominati dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna e uno da noi - spiega il presidente della Fondazione, Riccardo Calimani - Ragioneremo insieme, senza pasticci. Un museo della Shoah oggi una sorta di tardiva riparazione, perch l'Italia non ha mai espresso il suo rincrescimento in maniera ufficiale, com' avvenuto in Francia con Chirac. Non sar il museo di una razza estinta, ma un laboratorio vivo, con una forte componente multi-mediale. Il budget previsto di 10 milioni di euro non baster; quanto agli sponsor privati, ho chiesto al console russo a Venezia di intercettare Abramovich, non sarebbe male... Speriamo di aprire i cantieri entro il 2011, a Parigi ci sono voluti 12 anni con tutta la collezione Rothschild alle spalle, noi contiamo di fare molto prima. Concorrenza cori Roma? Ritengo che non ci debba essere. In questo museo troveranno posto le peculiarit di tutte le piccole comunit - spiega Michele Sacerdoti, presidente degli ebrei di Ferrara - Si parte 22 secoli fa e si arriva a oggi. L'importante colmare un vuoto di conoscenza non solo dei cattolici ma degli stessi ebrei: la gente sa di Gerusalemme distrutta dai Romani e poi della Shoah, vogliamo raccontare tutto quello che successo nel mezzo. Il carcere - in uso fino a 50 anni fa. appartiene al demanio -, una bellissima struttura "a ballatoio" di 6000 metri quadri, i primi lavori di bonifica sono gi partiti. La mia idea - dice Calimani - che da luogo chiuso diventi luogo aperto, patrimonio della citt. Anche se questa scelta condivisa da tutti: Cos si vanno a incarcerare duemila anni di storia ebraica italiana - dice lo storico Michele Sarfatti, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea e membro del Comitato scientifico del Meis - Quella degli ebrei la storia di una minoranza con intrecci tra momenti di ostilit e momenti di felice coabitazione. La struttura del carcere, oltretutto vincolata, rischia di richiamare solo quelli negativi. Come comitato scientifico abbiamo criticato una visione troppo enciclopedica del museo: il visitatore medio vi trascorrer tra i 50 e gli 80 minuti, una classe un po' di pi se gli insegnanti sono bravi. Sar comunque un museo unico al mondo: fuori di Israele solo qui gli ebrei possono vantare una presenza bimillenaria. Certo, l'Italia arriva ultima, addirittura dopo la Germania, ma ha sempre avuto difficolt a rapportarsi con le proprie minoranze. Quanto alle tre strutture, peraltro situate in aree diverse del Paese, penso che possano collaborare mantenendo caratterizzazioni distinte. Mani tese, dunque; l'importante che adesso partano, che aprano, che siano musei per tutti, grandi e piccoli, italiani e stranieri, ebrei e non ebrei.



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