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I capolavori di Flick dividono Berlino.
Flavia Arzeni
IL MESSAGGERO

La Germania sembra destinata a convivere in eterno con gli spettri del suo passato. Ancora non si sono acquietate le controversie suscitate da un film che ripercorre gli ultimi, tragici giorni di Hitler ed ecco che esplode a Berlino una nuova, gigantesca polemica che ha in s tutti gli elementi per appas-sionare gli animi: una meravigliosa collezione d'arte, una fortuna leggendaria e il nome notissimo di una famiglia che costru la sua ricchezza sull'infamia.
Domani, a Berlino, si apre al pubblico negli spazi industriali, restaurati per l'occasione, dello Hamburger Bahnhof, una stazione ferroviaria trasformata in museo, una raccolta d'arte che partendo da tre grandi della modernit classica, Picabia per la pittura, Giacometti per la pittura e Marcel Duchamp per l'arte concettuale, comprende i massimi nomi dell'arte contemporanea, da Bruce Nauman a Sol Lewitt e Martin Kippenberger, "attraversando la concept-art, la minimal-art o lo strutturalismo poetico degli anni Sessanta. E' una collezione vastissima: pi di 2.000 opere di centocinquanta artisti soprattutto europei (e in particolare tedeschi come Baselitz, Polke o Riditer) e nordamericani, un vero monumento alle correnti artistiche di oggi, che ha pochi uguali
in qualsiasi parte del mondo. Si tratta di un prestito fatto alla citt di Berlino dal collezionista, che ne proprietario, per sette anni, ma senza escludere che il lascito possa prolungarsi anche in futuro.
Dov' dunque lo scandalo? E perch criticare un gesto che arricchisce una citt che, come Berlino, attraversa oggi una crisi conseguente a un eccesso di ottimismo, dove grandi spazi commerciali e abitativi restano in attesa di chi li occupi, ma dove in compenso fioriscono gallerie d'arte, dove nuove fondazioni culturali si creano senza sosta e che si accinge ad essere uno dei grandi centri intellettuali d'Europa e del mondo?
E' il passato che getta la sua lunga ombra sul presente. Per risalire ai motivi della polemica occorre risalire indietro di settant'anni: a Friedrich Flick - nonno del collezionista in questione- un industriale che durante gli anni del nazismo fu uno degli artefici dell'industria bellica tedesca e durante quelli della guerra impieg decine di migliaia di lavoratori (tra 40.000 e 60.000, si dice) presi dai campi di lavoro e da quelli di prigionia per far prosperare le proprie fabbriche. Guerra totale, profitto totale, secondo l'espressione usata dal settimanale Die Zeit a questo proposito. Friedrich Flick fu processato a Norimberga assieme ai maggiori responsabili del sistema nazista, fu condannato a sette anni.di reclusione, ne scont una parte e torn ad essere un uomo potente nella Germania di Adenauer. Quando, agli inizi degli anni Sessanta, un'associazione di tutela e di rivendicazione dei diritti degli ebrei, vittime delle persecuzioni naziste, gli chiese un risarcimento di 6,5 milioni di marchi - una somma che tradotta ai valori attuali ammonterebbe a qualche decina di milioni di euro - si rifiut di farlo.
Poi il vecchio Friedrich mor e parte della sua ingente fortuna and ai nipoti e tra questi due forti e muscolosi fratelli noti ai loro amici come Mick e Muck, che conducevano una vita mondana ed elegante assieme alle loro attraenti compagne tra la Svizzera e Londra. L'intero gruppo Flick fu poi ceduto per 2,5 miliardi di dollari a una delle pi grandi banche tedesche. Il minore dei due fratelli Flick, Friedrich Christian det-to Mick, inizi presto la sua collezione di arte contemporanea, che ampli negli anni fino a farla giungere a dimensioni impressionanti, per qualit e per numero di opere. E, a questo punto, pens di farne dono a una grande istituzione culturale. Poich viveva in Svizzera, Zurigo fu la sua prima scelta. Ma i prudenti svizzeri, che gi erano stati in conflitto con le associazioni ebraiche circa la sorte dei depositi bancari degli ebrei inghiottiti dall'Olocausto, fiutarono il vento infido, ringraziarono e rifiutarono. Flick si rivolse allora a Berlino, disperatamente bisognosa di fondi per tenere il passo con i suoi ambiziosi programmi culturali, prese a proprio carico le spese per il restauro dell'area espositiva e sped quattrocento su duemila opere per una spettacolare inaugurazione di una spettacolare mostra d'arte.
Su questo la Germania si spaccata in due. Tra i difensori di Flick e della sua mostra, c' nientedimeno che il cancelliere federale Schroder, c' il ministro della Cultura Christina Weiss, c' una certa Germania benpensante. Le polemiche dividono la stessa famiglia: il fratello e la sorella si sono dissociati dall'operazione e sollecitano anzi uno studio obiettivo sulla figura di Friedrich Flick e la sua fortuna. Certo le controversie non sono destinate a finire con l'inaugurazione e continueranno a far parte dell'eterno dibattito sull'identit della Germania e sulla sua colpa. Esce intanto con straordinaria tempestivit ed accortezza editoriale un libro di Thomas Ramge, I Flick. Storia di una famiglia tedesca. Danaro, politica e potere. Una grande famiglia della borghesia tedesca travolta dalla storia e dalla sua stessa storia, i cui protagonisti ricordano quelli di La caduta degli dei, il grande film di Visconti: belli, alteri, ricchissimi e dannati.



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