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Periferie da buttare. Ma gli orrori ci circondano
DONATA RIGHETTI
LA NAZIONE – 31 agosto 2010

Si ascoltano le critiche esasperate e furibonde di alcuni politici contro la bruttezza e il degrado delle nostre periferie e ci si chiede stupiti se per caso questi personaggi chiamati a gestire la cosa pubblica non abbiano sbagliato copione e confuso le parti sventolando un'indignazione che spetterebbe invece ai cittadini. Con toni alquanto accesi il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha sostenuto che il quartiere periferico di Tor Bella Monaca, davvero brutto malgrado il nome incoraggiante, dovrebbe addirittura essere raso al suolo. Non sono dunque gli abitanti delle più inospitali periferie a protestare contro le miserabili deformità edilizie che fanno da contenitore alle loro vite, ma chi amministra la città. È piuttosto improbabile che a Tor Bella Monaca e nelle analoghe lande milanesi, in certe vie perdute di Quarto Oggiaro o del Corvetto, squadre speciali arrivino come in un video gioco armate di ruspe a disintegrare gli edifici peggiori e che poi con impeccabile solerzia, in quattro e quattr'otto, con gli attuali bilanci comunali, costruiscano accoglienti appartamenti per tutti. Dunque si tratta di parole in libertà? Ma ecco che a pochi giorni dalle esternazioni di Alemanno, il ministro della Cultura, Sandro Bondi, lancia nuovi strali. Allarga il bersaglio e se la prende con tutte le periferie italiane. Definite brutte, anzi orrende, anzi mostruose. La vergogna di un Paese che in passato è stato bellissimo. Com'è possibile che dal dopoguerra in poi siano stati combinati in Italia tanti disastri? E il nostro paesaggio urbano sia stato devastato da periferie senza volto e senz'anima, luoghi che generano infelicità, degrado, povertà? Mah, possono commentare alcuni dubbiosi. Che vorrà dire questo risveglio estetico da parte dei politici visto che, altro che reinventare le periferie, pare manchino i soldi persino per la normale amministrazione, e capita che sindaci e assessori siano costretti a improvvisarsi loro stessi manovali per sistemare gli spazi pubblici (è accaduto a Villafranca, provincia di Verona)? Accantonando ogni sospetto che dietro l'esibito disgusto dei politici ci siano secondi o tripli fini, bisogna ammettere che il loro lamento sull'edilizia non sembra affatto inutile. Mette in vetrina un problema reale. Invita a non fingere di ignorare gli orrori che ci hanno costruito addosso. E a chiederci per quali motivi dal dopoguerra in poi il nostro è il Paese europeo che si è inflitto più ferite, in un trionfo di abusivismo in tandem con un colossale fallimento dell'urbanistica. «L'architettura moderna ha punito i poveri non una ma due volte, perché o non hanno una casa o ne hanno una brutta». Mai come in questi giorni è stata tanto citata questa frase attribuita a Mario Botta. Che bisognerebbe per correggere perché nella bruttezza sono costretti a vivere quasi tutti, non solo i poveri, visto che le nostre città sono fatte ormai soprattutto da immense periferie. E mette addosso una certa incredulità scoprire che in Italia ci sono ben 400 mila architetti, di cui 150 mila iscritti all'albo. Tutti disoccupati?



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