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TOSCANA - URBANISTICA. Con la Scia lavori in casa con meno burocrazia, ma restano tanti dubbi
Luca Centini
20-08-10, IL TIRRENO Piombino




PIOMBINO. Dalla Dia alla Scia, una rivoluzione per l’edilizia privata. Con l’arrivo della “segnalazione certificata per inizio attività” la consegna della documentazione in Comune e l’inizio dei lavori avverranno nello stesso giorno. Ma con le difficoltà dovute all’interpretazione e all’applicazione della norma la semplificazione amministrativa rischia di restare un miraggio. La nuova normativa sostiuirà la Dia per molte delle opere normalmente compiute negli appartamenti, dalle ristrutturazioni, alle manutenzioni sia ordinarie che straordinarie, fino ad altri interventi che non comprendano aumenti di volumetrie. Cosa cambia. Con l’entrata in vigore della legge non si dovrà più dichiarare al Comune il lavoro che si intende eseguire e attendere i 30 giorni previsti, entro cui gli uffici comunali potranno esprimere le proprie obiezioni o richiedere documentazioni aggiuntive, prima di far partire i lavori. La Scia è un’autocertificazione, basata su attestazioni firmate da tecnici abilitati che di fatto si assumono la responsabilità di garantire la regolarità dell’opera e il suo rispetto dei vincoli urbanistici e delle leggi di riferimento. Alla consegna della documentazione negli uffici comunali, potrà seguire l’immediata apertura del cantiere. «Con la nuova legge quadro, la prassi dovrebbe essere questa - spiegano dall’ufficio urbanistica - ma serve tempo per risolvere alcune difficoltà legate all’interpretazione delle norme e orientarsi nel rispetto di tutte le leggi in materia. A settembre è fissato un incontro in cui si cercherà di fare chiarezza, ma se nel frattempo ci venisse presentata una Scia non la prenderemo in esame». Come funziona la Scia. Autocertificazione e via ai lavori. A quel punto il Comune avrà 60 giorni per controllare il cantiere e far emergere eventuali irregolarità. Qualora l’opera superasse il recinto imposto dalla legge, gli uffici comunali potrebbero chiederne la demolizione, a patto che l’interessato non si muova entro un termine fissato dal Comune, non inferiore ai 30 giorni, per rimettersi in regola. Una volta scaduti i 60 giorni dalla presentazione della Scia, il margine di intervento comunale è limitato nei casi in cui l’opera danneggi il patrimonio artistico-culturale o ambientale. Meno vincoli, dunque, e burocrazia più snella, ma le sanzioni per chi non dovesse rispettare le regole sono pesanti. Per i professionisti, costruttori e tecnici che dichiareranno il falso sono previste sanzioni corpose e una reclusione da 1 a 3 anni. Rivoluzione mancata? Il beneficio della riduzione dei tempi rischia di essere ridimensionato dalla prescrizione, rimasta immutata, del Durc, ovvero del documento che certifica come l’impresa costruttrice sia in regola nei pagamenti dei dipendenti. «Per il Durc le procedure non cambiano - spiegano dal Comune - ha una validità di 90 giorni, ma per ottenerlo ne servono una ventina». Discorso a sè sono i dubbi sull’efficacia dei controlli. Il rischio è che l’avvento della Scia comporti un’apertura non misurata di cantieri che, per ovvi problemi di risorse, non sarebbero facilmente controllabili. Se le verifiche nei primi 60 giorni previsti per legge risultassero poco incisive, la semplificazione annunciata rischierebbe di trasformarsi in deregulation strisciante, finendo per incentivare l’abusivismo.



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