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NAPOLI - il cavallo di bronzo di piazza Municipio
NICOLA PAGLIARA
SABATO, 17 LUGLIO 2010 LA REPUBBLICA - Napoli






Accanto a quel "parterre" fiorito, ho visto il meglio della felicit popolare perch le foto dopo il matrimonio, avevano come tappa obbligata quel pezzetto di giardino che, fra laltro, immortalava la data del giorno pi bello della vita Le spose con i veli svolazzanti venivano ritratte sullerba


Accanto a quel "parterre" fiorito, ho visto il meglio della felicit popolare perch le foto dopo il matrimonio, avevano come tappa obbligata quel pezzetto di giardino che, fra laltro, immortalava la data del giorno pi bello della vita. Le spose con i veli svolazzanti, venivano ritratte aggrappate ai loro uomini o stese sullerba con aria languida o accovacciate stringendo i pantaloni bleu cangianti (con farfallina bordata dargento) dei loro mariti, con aria fiera per leterna (si spera) conquista. Guardavano il carosello di fotografi che gli ruotava intorno e che li chiamava a sorrisi e mossette assolutamente inconsuete: ho visto alcune di queste foto, scattate attraverso il buco di un tovagliolo multicolore, che lasciava un alone di mistero.
Intanto facevano da vallette, donne con abiti mai visti lunghi viola o arancione, scollacciati e trasparenti da mozzare il fiato. Fili doro ovunque e ametiste e lapislazzuli cuciti sui grandi seni.
Perduto (per sempre) quel luogo, le coppie sono costrette ad emigrare a Posillipo, Mergellina o piazza Vittoria; senza quel calendario venuto a mancare un soggetto insostituibile, con surrogati mai allaltezza.
Nel 1993 un facoltoso imprenditore napoletano, quelli della vecchia guardia, ricchi ma restii ad ogni esibizione, mi chiese di occuparmi di una sua idea covata negli anni: progettare unautorimessa al di sotto di quella collina tra il fossato del Maschio Angioino e piazza Municipio, con accesso da via Acton. Lidea mi parve praticabile e cos intrapresi alcune indagini preliminari.
Prima fra tutte le rappresentazioni di quel largo turrito, con gli edifici affastellati luno allaltro fino a catturare le mura del Mastio Aragonese. Mi sorse qualche dubbio per su quel lieve declivio, cos ben sagomato a collinetta, ma lincarico era cos prestigioso che mi spinse a continuare le ricerche.
Risalendo dal Duca di Noia al Giambarba ed altri geografi, quella zona risultava sempre composta da edifici stratificati in ogni epoca e con una loro buona dose di qualit storica ed architettonica.
Mi rivolsi infine al neo assessore allUrbanistica di quegli anni, il quale mi tolse ogni speranza, chiarendomi che non si sarebbero realizzati mai pi parcheggi allinterno della cinta urbana, proiettando al contrario con piani futuribili, la sosta dei veicoli in silos dinterscambio, alla periferia della citt.
Mi parve una giustificazione talmente calzante che mi decisi (a malincuore) a rinunciare a quellincarico.
Qualche anno dopo, le nuove linee della Metro, concentrarono i loro programmi proprio su piazza Municipio, progettando un nodo ferroviario come convergenza di pi linee. Lincarico fu affidato ad un bravo architetto portoghese, il quale realizz da par suo una ipotesi progettuale molto suggestiva. E si cominci a scavare. Sorpresa. Nel sottosuolo di quellarea riapparvero a strati successivi tutte le fondazioni, le sottofondazioni fino agli arenili con tre navi, pi frammenti romani e forse greci. Lallarme era stato gi dato tempo prima da uno studioso del nostro territorio, il professor Loris Rossi, ma, come sempre (o quasi) accade, fu inascoltato. Tra varianti, rilievi ed adeguamenti progettuali, anche il bravo architetto Siza ormai sullorlo di una crisi di nervi: un anno fa ad Oporto, confess ad un gruppo di miei studenti, di non poterne pi di Napoli e soprattutto della sua improvvisazione.
Un risultato per Napoli lo ha ottenuto, con un numero largamente inferiore di vittime rispetto a New York: per ottenere il nostro Ground Zero ci abbiamo messo di pi di un attimo, ma vuoi mettere? il nostro sottosuolo offre un intero parterre archeologico che nel 2000 e ..., sostituir (per interesse) la stessa Ercolano.
Come si dice, noi cadiamo comunque in piedi. Nei racconti su Napoli, qualche acuto viaggiatore del terzo millennio, annoter dellesistenza un tempo in quel sito, di un calendario astronomico, con suggestive presenze iconografiche ed escatologiche, intorno al quale vestali con abiti bianco e rosa svolazzanti, sacrificavano uomini vestiti di nero, obbligatoriamente con cravatta a farfalla.



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