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PALERMO Santa AUSTERITY
di Carla Incorvaia
IL MANIFESTO 14.07.2010



di Carla Incorvaia -
PALERMO, OGGI LA FESTA DI SANTA ROSALIA La città invasa dai rifiuti, con i senza casa accampati a piazza Pretoria e il sindaco Cammarata riconfermato a stento porta in processione la Santuzza. La «festa degli sperperi» è passata dai 2 milioni e 400 mila di quattro anni fa ai 280 mila di quest'anno. Un'associazione scrive una lettera a tutti i palermitani: «Svegliatevi»
Palermo è nel caos e si vede. Lo si vede dai cumuli di spazzatura depositati a ogni angolo di strada, incroci e corsi principali compresi. Come Napoli o forse meglio, per quantità e puzza. Lo si vede dalle sette famiglie accampate nella centralissima piazza Pretoria, la piazza del Comune, dove ieri mattina l'arcivescovo Paolo Romeo ha detto messa per inaugurare i festeggiamenti della santa della città di Palermo, la Santuzza, Santa Rosalia. Dalla giunta appena sciolta e da un consiglio comunale che con 25 voti a 20, ha riconfermato la fiducia al sindaco. Lo stesso che oggi per accedere al palazzo ha scelto l'ingresso laterale. Lo si vede dalla bellissima fontana del 1554, al centro della piazza e senza acqua. Lo si vede pure dal carro che non ha niente di barocco, che conserva le rose rosse e risparmia sui faretti dell'illuminazione con una statua della santa riciclata dallo scorso anno. Quando il festino è costato 600 mila euro. Un festino conosciuto come la festa degli sperperi per l'enorme quantità di denaro e soldi investiti, dai 2 milioni e 400 mila euro di 4 anni fa fino al milione speso nel 2008. Il 2010 è l'anno dell'Austerity: soltanto 280 mila euro e un finanziamento ministeriale che negli ultimi giorni è lievitato a 500 mila e una nuova statua in arrivo in vetro di Murano, donata alla città dalla provincia di Venezia.
Per i palermitani è doveroso festeggiare la patrona acclamata dalla folla il 14 luglio di ogni anno, dal 1624 quando salvò Palermo e i suoi abitanti dalla peste. Con una processione che parte dalla Cattedrale per raggiungere il Foro Italico, dove spettacolari fuochi d'artificio saluteranno la Santa e concluderanno la festa. Quelli del 2010 si dice siano costati intorno ai 50 mila euro. Anche se il sindaco ha detto che non parteciperà e il «Viva viva Santa Rosalia», l'inno di augurio e di saluto, sarà forse pronunciato da qualcun altro. «Anche se da gennaio Philippe Daverio, il consulente esperto del sindaco, percepisce 60 mila euro» a detta di quelli di Muovi Palermo, associazione che parteciperà alla festa distribuendo una lettera in siciliano a tutti i palermitani. La lettera della Santuzza ai palermitani è stata inviata dalla Grotta di Montepellegrino all'«Abbondante, Giunonica, Felicissima, Giusta e Timorata Gloriosa» Palermo. «Oggi la città si sveglierà felice - assicurano - non rimarremo a guardare, i palermitani riceveranno la lettera direttamente da alcune santuzze vestite con i sacchi della spazzatura, incitandoli a svegliarsi».
Sarà il festino numero 386, con un corteo di 300 mila spettatori e migliaia di turisti e la minaccia di uno sciopero di 520 lavoratori Coinres, il consorzio preposto alla raccolta dei rifiuti in 22 Comuni del Palermitano che si preparano a incrociare le braccia in segno di protesta per il mancato pagamento della quattordicesima e della mensilità di giugno. E sarà il giorno numero 30 dallo sgombero di Casa Guzzetta per le sette famiglie accampate all'ingresso di palazzo delle Aquile, famiglie che continueranno a protestare. Una tendopoli nel cuore della città dopo lo sgombero di quasi un mese fa dalla scuola poi diventata casa. Una protesta iniziata, quando dopo tre giorni di albergo e una trattativa fittizia con l'assessore comunale al Centro Storico Maurizio Carta, lo stesso che ha firmato l'ordinanza di sgombero, non c'erano più fondi per pagare l'albergo. «Ci siamo accampati in piazza e non andremo via fino a quando non otterremo delle risposte concrete - dice Tony Pellicane, portavoce del comitato Lotta per la Casa, nato a giugno del 2002 dopo l'insediamento del sindaco Diego Cammarata che insieme alla sua giunta decide il taglio alle spese sociali. Questi tre giorni in albergo - dice Pellicane - sono stati pagati da padre Gianni Notari gesuita e direttore del centro Arrupe, un istituto di formazione politica e studi sociali. Sono diecimila le famiglie che aspettano di avere un alloggio popolare, 750 mila quelle ufficialmente riconosciute dal Comune. Ci sono due liste di attesa - spiega - una graduatoria generale chiusa da 5 anni, con un'amministrazione inadempiente a fronte di 10 mila richieste e poco più di 150 alloggi assegnati e quella dell'emergenza abitativa, in piedi da quasi due anni, con 750 nuclei familiari in graduatoria e 12 alloggi confiscati alla mafia e assegnati mentre altri 100 sono stati dati alle associazioni».
«Il rispetto della legalità non può essere richiesto soltanto alle persone più fragili della città - dice padre Gianni Notari - questa città è nel caos più assoluto. L'amministrazione della città non ha adeguate politiche abitative. Si procede a vista, senza nessun quadro coerente di riferimento. Le risorse necessarie per una edilizia popolare vengono stornate per altre cose che non rispondono alle esigenze reali dei cittadini». Esiste un regolamento alla voce Interventi abitativi sulla base del quale viene assegnato un punteggio a chi presenta istanza di alloggio, un punteggio stabilito per reddito, figli minori, ultra 75enni e soggetti invalidi. Un osservatorio creato ad hoc per affrontare l'emergenza abitativa si riunisce ogni tre mesi per stabilire una lista di priorità, a chi spetta cioè assegnare una casa.
«Da 8 anni sono inserita nella lista per l'emergenza abitativa e in quella popolare, ma non ho ricevuto niente, anzi sono stata sgomberata - dice Mimma Dominici, 38 anni, casalinga, sposata con un marito disoccupato e mamma di tre bambini - Siamo entrati a Casa Gazzetta l'11 ottobre del 2008. Siamo sette famiglie e siamo entrati di giorno, abbiamo ripulito e sistemato rendendo vivibile quella scuola che è diventata una casa, una stanza che per me era tutto». Con Mimma, che lo scorso anno ha indossato i panni di Santa Rosalia, patrona della città per manifestare contro l'amministrazione Cammarata, c'è anche il fratello Francesco e due bambini di 8 mesi e 10 anni. «Alla vigilia di Natale - dice la donna - il vicesindaco in persona Francesco Scoma, assessore ai beni confiscati, è venuto a trovarci, ha anche preso in braccio la bambina di mio fratello promettendoci una sistemazione prima di Capodanno e invece siamo qua, in strada. Questi giorni in albergo sono stati un inferno, non ci hanno somministrato nessun pasto caldo, neppure ai bambini. Io ne ho uno con la febbre a 40. Con lo sgombero ci hanno sequestrato tutto». Un ordine che avrebbe dovuto essere eseguito a ottobre del 2009. «Per venire incontro alle famiglie ho dovuto temporeggiare ci ha detto Carta. Queste famiglie -- riprende Tony Pellicane - non hanno mai detto vogliamo un posto ora e subito. Chiediamo semplicemente un tetto, dove poter stare in modo legittimo e dignitoso, rispettando i tempi della graduatoria». Giuseppe Zito, 38 anni, disoccupato come gli altri, per racimolare qualcosa va a raccogliere il ferro nella spazzatura. Sposato con Rosy Pensato, 37 anni e due figli di 12 e 5 anni, anche lui ha vissuto 2 anni e mezzo in Casa Guzzetta. Nell'aprile del 2010 gli è stato comunicato che a dicembre potrà andare a vivere in una casa di circa 60 metri quadrati allo Zen, all'Insula 3, in uno di quei 129 alloggi popolari ancora in costruzione. «Finalmente dopo dieci anni la consegna - dice - stanno ultimando l'appartamento, ma fino ad allora siamo costretti a vivere nelle tende?».
Quella dei fratelli Ternullo e Massimiliano Venerando 46 e 40 anni è una famiglia un po' anomala con una madre di 63 anni e un nipote, un minore, tutti in Casa Gazzetta dal 2008. Sono preoccupati per la salute della mamma. «L'iscritta è mia madre Teresa Fazio di 63 anni - dice Ternullo. La mattina dello sgombero si è sentita male vedendosi sequestrare ogni effetto personale, finendo così in ospedale. È ancora ricoverata». Delle sette famiglie tutti sono iscritti alle due liste. «Siamo tutti in emergenza e popolare - dice Rosy Comprato, 36 anni, separata, sgomberata 11 volte. Aspetto casa da 8 anni. Nel 2004 sono stata sgomberata da via Mozambico e con i miei due bambini sono stata assegnata all'Istituto Pignatelli. Dopo tre anni, il Comune decide per un altro sgombero e mi da 13 mesi di albergo. Poi mi sono fatta 29 giorni di occupazione dentro l'aula consiliare di Palazzo delle Aquile. Adesso sono di nuovo per strada».
Casa Guzzetta è stata sgomberata per essere assegnata all'Unitalsi, l'unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali. Quella dei treni bianchi, per intenderci. Di fronte, su via del Poeta c'è un altro importante cantiere per l'allestimento di una scuola, un unico istituto che da ex seminario unirà una media e una elementare. «In parte sarà conservatorio, ci sarà anche una palestra - dice un operaio». Più avanti un mega cantiere Unciredit è aperto per i lavori di restauro e riqualificazione del palazzo Branciforte. Committente la Fondazione Banco di Sicilia che ha affidato la progettazione allo studio di Gae Aulenti, architetti associati Milano. «Il palazzo avrà uffici, una galleria espositiva un museo all'interno del vecchio Monte dei Pegni, un atelier con gastronomia e sala conferenze su una superficie di 5 mila metri quadrati - dice Massimo Bernardini, responsabile del cantiere - sarà un centro policulturale inserito nel circuito storico della città con il museo archeologico Salinas e l'Oratorio di Santa Cita». I vicini di Casa Guzzetta? «Non hanno dato mai problemi - dice Maurizio Orsini, il custode che vive nel palazzo da 25 anni - nessun fastidio».
A Palermo ci sono 9.500 nuclei familiari in attesa di un alloggio e almeno un terzo di essi vive un disagio abitativo estremo. Le case occupate abusivamente sono 4.500 e, salvo la costruzione di 122 alloggi all'Insula 3 dello Zen 2, l'amministrazione non ha in programma nessun altro intervento. L'analisi è emersa nel corso di un incontro organizzato allo Zen dal movimento "Per Palermo", che con "Palermo in Tenda" ha fatto tappa nel quartiere simbolo dell'emergenza abitativa. La tavola rotonda ha messo a confronto il "'caso Palermo" con quello di Bologna. Nel capoluogo emiliano la strategia è quella dell'autorecupero: i cittadini dedicano la loro manodopera per ristrutturare gli alloggi in cui andranno ad abitare al fine di diventare proprietari. Attualmente, in 4 quartieri, è in corso la realizzazione di 44 alloggi suddivisi in 9 immobili. «Ci vogliono progetti coraggiosi e forti anche qui per risolvere il problema del diritto alla casa - ha commentato Giuseppe Valenti, presidente del movimento "Per Palermo" - ma il passaggio obbligatorio è quello del confronto tra le esperienze di altre città italiane ed europee, tra professionisti che hanno dimostrato di saper realizzare progetti di edilizia sociale e, soprattutto, il confronto con associazioni di frontiera per non iniziare progetti solo con scopi speculativi».
Intanto in via del Greco, ribattezzata piazza Casa Guzzetta 1, dopo uno sgombero che si vocifera sia costato circa 60 mila euro, sono andati a viverci i barboni. Alla conferenza stampa per la presentazione del 386° Festino di Santa Rosalia gli sgomberati hanno fatto irruzione al teatro Nuovo Montevergini. Con loro avevano uno striscione con la scritta "Santuzza liberaci da Cammarata". Ma il sindaco di Palermo non c'era. «Non andremo appresso a nessuno - dice risoluta Mimma, che dopo l'occupazione dell'aula consiliare nel 2008 si è anche vestita da Santuzza. Alcuni giorni fa, uno dei suoi fratelli è finito in ospedale a causa del caldo che ha toccato i 40 gradi e uno dei suoi figli è stato refertato con lesioni eritematose. «La sua famiglia alloggia all'aperto», hanno scritto i medici dell'ospedale dei Bambini. «Siamo ospiti del sindaco», aggiunge la donna. A sostenerli ci sono i ragazzi dei centri sociali che li supportano. «Abusivi di cosa? - ribadisce Francesco, fratello dell'ex Santuzza - Abbiamo occupato una struttura in abbandono, non abbiamo tolto niente a nessuno. Hanno buttato fuori noi e dentro ci sono ancora i frigoriferi».
«Il festino della disperazione per una città la cui immagine è testimoniata da questi 40 cittadini che dormono in tenda - dice Ninni Terminelli consigliere del Pd - un festino basato soprattutto sul messaggio religioso e con un uso improprio dei fondi». Il Consiglio comunale non ha approvato in tempo il bilancio, i 280 mila euro sono soldi provenienti dal fondo di riserva del sindaco e fondi Arcus, una società vicina al Ministero dei beni Culturali. Secondo l'esperto del sindaco, Philippe Daverio, per il futuro è necessario creare una fondazione che dal 2011 organizzi la secolare festa dei palermitani. «Un netto contrasto per una città che cerca il rito in maniera esasperata - dice Angelo Ribaudo dell'Italia dei Valori, fra i primi firmatari a votare la mozione di sfiducia nel settembre del 2009 con 15 consiglieri, poi diventati 18 fino ai 20 dell'ultima votazione con due consiglieri del Mpa, il partito del presidente della Regione - Numeri lontani dalla sfiducia a Cammarata. Viene meno la speranza e lo spirito religioso».
«Questa è un'amministrazione che non ha soldi, non ha politica e che va avanti creando emergenza come lo sgombero dello Zetalab e di Casa Guzzetta - dicono i ragazzi del Laboratorio Zeta - esperienze di autoaffermazione e auto organizzazione dei diritti, che sembrano senza soluzione. Che il Laboratorio Zeta quindi venga dato a chi da 9 anni lo ha restituito alla città e che i beni confiscati alla mafia siano utilizzati a scopo abitativo». Oggi il corteo alle 11, con messa in cattedrale, poi la processione e giorno 15 alle 13, l'uscita dalla Curia e l'arrivo in piazza Marina.



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