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TORINO - Il ruolo delle cooperative nei musei
ANDREA FERRARIS*
DOMENICA, 20 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA - Torino





Siamo pronti ad un confronto con gli enti locali per verificare i conti reali


Alcune considerazioni sulla vicenda della protesta dei custodi dei musei per i troppi turni (articolo apparso su Repubblica il 16 giugno). Se le Istituzioni comprendessero il vero valore, professionale e sociale, delle cooperative che operano nei servizi per la cultura probabilmente non si avviterebbero in percorsi cos travagliati, come quelli descritti.
Infatti la prerogativa della cooperazione proprio di essere rapida, flessibile, disponibile ad operare su progetti mirati per gli Enti culturali, pubblici e non, che non possono basarsi esclusivamente sulle risorse interne. Pare purtroppo incredibile che dopo aver "scaricato" le cooperative per presunti (mai veramente dimostrati con analisi comparative serie) costi eccessivi, dopo essersi rivolti al proprio personale interno (che improvvisamente risultato arruolabile in tali mansioni, dopo anni che pur essendo in pianta organica risultava non impiegabile), si giunga al paradosso dellidea innovativa dellultima ora: "usare" gli studenti universitari per compiti di sorveglianza nelle sale dei Musei. Si ricorda alle pubbliche amministrazioni che la legge uguale per tutti: il lavoro regolamentato da norme e leggi, indipendentemente dallo status sociale di chi lo compie.
Per tali ragioni non comprensibile come uno studente universitario possa costare meno e dare maggiori garanzie di servizio nellespletare le stesse funzioni dei soci di cooperative (spesso e volentieri studenti universitari loro stessi o neolaureati, spesso dotati di conoscenze e formazione specialistica nel campo dei beni culturali) o del dipendente pubblico, irrigidito da oneri contrattuali pi impegnativi oltre che da vincoli familiari comprensibili a tutti.
Inoltre non risulta chiaro chi dovrebbe supplire in tal caso nellattivit di coordinamento e gestione delle risorse coinvolte. Ultimo ma non meno importante: quanto sarebbe il costo ulteriore di tali attivit?
Non pu esistere uno pseudo volontariato o "sotto-lavoro" determinato dalle esigenze degli enti che contemporaneamente tolgono il lavoro a chi ne avrebbe titolo e competenze (come le cooperative specializzate) e lo chiedono irritualmente a chi non essendo ancora inserito nel mondo del lavoro non ne conosce tutte le regole.
Offriamo alla pubblica amministrazione e alle sue istituzioni culturali quali Fondazioni o altri Enti di aprire un tavolo di confronto su questi temi cos delicati, poich crediamo che unanalisi pi approfondita delle esigenze specifiche, dei costi reali e delle caratteristiche qualitative che il mondo cooperativo esprime potrebbe portare ad uninnovazione importante per quanto riguarda i problemi di bilancio e di occupazione.
Soprattutto in questo momento cos drammatico ed impegnativo per le pubbliche amministrazioni che devono far tornare i conti e per i tanti giovani che sono desiderosi di inserirsi nel mondo del lavoro e di offrire la propria passione e le proprie competenze, magari coordinate in forma cooperativa che risulta la prima forma di espressione lavorativa per chi non ha risorse proprie da investire se non il proprio capitale umano.
*Presidente delle cooperative culturali di Confcooperative



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