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TOSCANA - Anselmi replica a Settis. Sindaci uguale cemento? Per me inaccettabile
MARIO LANCISI
MERCOLED, 16 GIUGNO 2010 IL TIRRENO - Toscana

Ma di case popolari ce n bisogno. Il sindaco di Piombino: rifiuto lequazione Comuni uguale cemento

Noi siamo i primi paladini dellambiente. Il riuso va bene, per ristrutturare costa di pi


Stop cemento? Ok, ma attenti che si rischia di non costruire pi case popolari. Il sindaco di Piombino Anselmi lancia lallarme e risponde al prof. Settis: sindaci eguale cemento? E inaccettabile.



Stop al cemento? Ok, ma attenti che cos si rischia di non costruire pi alloggi popolari in Toscana. A lanciare lallarme il sindaco di Piombino Gianni Anselmi, che interviene nel dibattito sul nuovo corso urbanistico della Regione: Io sono perch la Toscana diventi la capitale del riuso. Per attenzione, una lottizzazione di immobili da ristrutturare pi onerosa di una di case nuove. Un edificio ristrutturato costa di pi. E i ceti pi popolari non se lo possono permettere. Ledilizia popolare non pu che essere costruita su suoli nuovi, a parte i casi in cui il comune riesce ad ottenere da chi interviene alloggi a canone agevolato o per ledilizia sociale.

Rischio di classismo?
Il rischio esiste. Se non si consuma suolo nuovo non vedo come si possano dare risposte alledilizia popolare. E i ceti meno abbienti dove vanno ad abitare? Ecco perch bisogna che la discussione parta dai valori, ma anche dal mercato e dallanalisi concreta e non ideologica della realt. Dobbiamo costruire citt, non case. E inserire i nuovi interventi in unidea chiara di citt come bene pubblico.

No o s al consumo di nuovo suolo?
Sono contrario a discussioni di tipo manicheo. La nostra stella polare il riuso, ma questo non significa che non si debba costruire pi nulla. A Piombino ci sono almeno 300 famiglie che vorrebbero una casa. C bisogno di edilizia popolare, su questo non c dubbio.

Cosa ne pensa dellintervista di Settis al Tirreno?
Le cose che dice Settis sono largamente condivisibili. In particolare ho trovato molto interessanti le riflessioni sulle infrastrutture, sullesigenza di costruire nuove opere ma con il massimo della tutela ambientale.

Per...
Beh, per mi permetto di confutare lequazione, che in alcuni ambienti si cerca di accreditare, sindaci eguale cemento. E inaccettabile. Per varie ragioni. La prima delle quali che se vogliamo remare tutti dalla stessa parte, cio della difesa del territorio e del paesaggio, bisogna superare una certa visione manichea per cui noi sindaci siamo i cementificatori e i comitati le anime belle dellambientalismo.

Perch, non cos?
Un sindaco non pu non concepire la difesa del proprio paesaggio come un valore aggiunto. Noi siamo i primi paladini della bellezza. Anche per una ragione economica.

Quale?
Ma evidente che se io, come sindaco di Piombino, non tutelo con rigore le zone di Populonia e Baratti (che presto infatti candideremo allUnesco), perdo anche sul piano delle potenzialit turistiche. Il paesaggio un bene dellanima, come dice Settis, ma anche una risorsa delleconomia di un Comune.

E Monticchiello e altre situazioni di degrado?
Affermare che lorigine dei guasti paesaggistici stia nel passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni e poi ai Comuni mi sembra assolutamente sbagliata. La storia degli abusi edilizi, dei cosiddetti ecomostri e degli scempi urbanistici affonda anche e soprattutto negli anni in cui le competenze erano statali. E per quanto riguarda le Regioni, ci siamo dimenticati le sopravvalutazioni del bisogno di case fatte negli anni 90? O quello che succedeva quando i controlli erano della commissione urbanistica regionale?.

Settis sostiene che un Comune con pochi abitanti non ha i mezzi necessari per controllare.
Il presidente Rossi, lassessore Marson e Andrea Manciulli hanno indicato una strada, che non il ritorno al centralismo regionale, ma quella di favorire un approccio sovracomunale a questi temi. Noi questo lo abbiamo gi fatto per la Val di Cornia. Servirebbe una riforma che attribuisse ai comprensori competenze specifiche in tema di pianificazione.

Settis sostiene anche che per far cassa i Comuni utilizzano gli oneri di urbanizzazione.
Certo la norma che consente di utilizzare fino al 75% gli oneri per la spesa corrente rischia di alimentare un uso improprio degli oneri stessi. Il problema per sono sempre le scelte urbanistiche: subordinare la qualit della pianificazione alle necessit finanziarie un errore culturale, prima che amministrativo.



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