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Il furto più facile? L'opera d'arte
Maria Teresa Carbone
Il Manifesto

Ogni anno decine di migliaia di quadri rubati. L'Urlo è solo l'ultimo caso.

No, preferisce non sbilanciarsi l'Interpol e non confermare quella che ormai è una voce ricorrente ai convegni internazionali sulla criminalità organizzata.

Secondo tale voce, negli ultimi anni i furti d'arte sarebbero diventati la terza o la quarta forma di traffico illegale, dopo la droga, le armi e il riciclaggio del denaro sporco: «Non possediamo nessuna cifra che ci consenta di avallare questi dati - osserva una sobria nota dell'organismo internazionale - anche perché è molto difficile riuscire a calcolare con precisione quanti oggetti di ambito culturale vengano rubati nel mondo, così come è improbabile che sia possibile elaborare statistiche accurate in questo campo. Fra l'altro, in molti casi, i dati sui furti vengono trattati in base alla tipologia del reato - taccheggio, rapina, rapina a mano armata - senza riferimenti agli oggetti rubati. Per questo ogni anno chiediamo a tutti i paesi membri di inviarci le loro statistiche sui furti d'arte, specificando il luogo dove sono avvenuti e la natura delle opere trafugate».

Ma se si pensa che le risposte non superano la sessantina (su 181 stati aderenti) e che a volte i dati sono incompleti, ci si rende conto che la cautela dell'Interpol forse non è dovuta solo al caratteristico understatement anglosassone.

Pure, i numeri che circolano - per quanto incompleti - confermano senza esitazioni che il giro d'affari dei furti d'arte è multimiliardario.

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Privati, chiese, musei

Solo in Italia, secondo una ricerca dell'Eurispes che risale al 2003, negli ultimi vent'anni si sono verificati circa 39 mila furti a danno dei beni culturali: più colpiti i privati (oltre 20mila casi) e le chiese (circa 15 mila furti), mentre le rapine a danno dei musei non superano il migliaio.

A impressionare è però soprattutto la cifra complessiva dei pezzi rubati nel nostro paese, 673.624, di cui meno di un terzo, circa centottantamila, sono stati recuperati (e nella primavera di quest'anno, fra le varie manifestazioni di Genova capitale della cultura 2004 si è tenuta una mostra, TesoRitrovati. I carabinieri nell'arte e per l'arte, a testimonianza di questi recuperi).

In campo internazionale, sono più di centomila gli «oggetti mancanti» inseriti all'interno dell'Art Loss Register, il database internazionale privato più esteso del mondo che dall'inizio della sua attività, nel 1991, avrebbe contribuito al recupero di opere d'arte trafugate per un valore totale di 355 milioni di dollari.


Molto, ma non abbastanza: sempre secondo i soliti calcoli «imprecisi», il mercato nero nel campo mondiale dell'arte e dei beni antiquari si aggirerebbe intorno ai cinque miliardi di dollari l'anno.

Non si stupisce Dick Ellis che, dopo un'esperienza ventennale a Scotland Yard (dove ha partecipato fra l'altro al recupero di alcuni preziosi papiri egiziani, provenienti da Saqqara), si è ritirato a vita privata e gestisce un sito internet, Invaluable: «Gli oggetti d'arte - ha dichiarato Ellis in un'intervista alla Bbc - sono una merce internazionale; puoi vendere un Monet in qualsiasi parte del mondo e farci dei bei soldi. Non sono molte le merci rubate di questo tipo, l'arte è anche meglio del denaro contante, non hai neppure il problema di doverlo cambiare o ripulire. Senza contare che una rapina in banca è rischiosa, puoi finire ammazzato per poche banconote, mentre è decisamente più facile entrare in casa di qualcuno e uscire tenendo sottobraccio un Monet da un milione di sterline».

Il caso recentissimo dello «scippo» dell'Urlo al Munch Museet di Oslo ne è una dimostrazione, ma ci sono esempi ben più clamorosi, che fanno apparire veri dilettanti (come forse sono) i due ladri norvegesi, decisamente pasticcioni e maldestri sotto l'occhio delle molte, e inutili, telecamere che li hanno ripresi.

Se si dovesse stilare una classifica dei furti d'arte più impressionanti - e più remunerativi - del ventesimo secolo, sicuramente il posto d'onore andrebbe alla rapina dell'Isabelle Stewart Gardner Museum di Boston. La notte del 18 marzo 1990, due uomini in uniforme si presentano ai guardiani notturni della preziosa collezione americana, dichiarando di essere poliziotti e di avere ricevuto una chiamata dall'interno della galleria. Una volta dentro, i due legano e imbavagliano i guardiani, e meno di un'ora dopo escono in tutta calma dal museo portando con sé il video della telecamera interna e, soprattutto, un bottino che vale la pena di descrivere nei dettagli: un olio su tela di Vermeer, Il concerto, fra le opere più note del maestro olandese, due dipinti (Dama e gentiluomo in nero e La tempesta sul mare di Galilea) e uno schizzo di Rembrandt, cinque disegni e acquerelli di Degas e una tela di Manet, Chez Tortoni - a cui vanno infine aggiunti un bronzo cinese e un altro paesaggio fiammingo. Ancora oggi, a quasi quattordici anni di distanza, le cornici vuote restano appese alle pareti del museo di Boston, secondo il volere della fondatrice, Isabelle Stewart Gardner, che prima di morire, nel 1924, aveva decretato che la sua collezione non avrebbe mai potuto subire cambiamenti. Tanto maggiore, dunque, l'onta del furto per il quale la pagina dell'Art Theft Program dell'Fbi promette una ricompensa di cinque milioni di dollari a chi consentirà il ritrovamento delle opere rubate in buone condizioni. Né il miraggio dei soldi, né l'identikit (per la verità non molto preciso) dei rapinatori sono serviti finora a risolvere il caso. Ed è quindi molto probabile che oggi lo splendido quadro di Vermeer sia appeso in qualche camera blindata, per la gioia molto solitaria ed esclusiva degli occhi della persona che ha commissionato il furto.

Se infatti in molti casi i ladri agiscono in modo indipendente e si occupano solo a furto avvenuto di trovare gli acquirenti per le opere rubate, avviene anche spesso che la rapina sia programmata con grande cura e serva ad arricchire collezioni destinate naturalmente a rimanere del tutto segrete. Così come è rimasta segreta - finché è durata - la raccolta messa insieme in modo artigianale, e ovviamente illecito, da un cameriere francese, Stéphane Breitwieser, protagonista nel 2003 di un processo molto chiacchierato in Svizzera. Tutto era infatti cominciato in Svizzera, a Gruyères, nel marzo 1995: il giovane si trovava allora con la sua fidanzata in visita al castello medievale, quando fu colpito da un piccolo quadro, il ritratto di una donna, opera di un artista tedesco del Settecento, Christian Wilhelm Dietrich. Nulla di particolare, in seguito il pezzo sarebbe stato valutato intorno ai duemila dollari, ma Breitwieser, che aveva allora 23 anni, ne rimase assolutamente affascinato e decise che non avrebbe potuto più farne a meno. Con la fidanzata che faceva da palo, il giovane sfilò il quadro dalla cornice e uscì nascondendolo sotto la giacca. Era l'inizio di una singolare carriera di «collezionista», che avrebbe portato Breitwieser per sei anni in giro per tutta l'Europa, fra Francia, Germania, Belgio, Austria e Danimarca, raccogliendo sul suo percorso oggetti d'arte per un valore di decine di milioni di dollari: perla di questa privatissima galleria la Sybille di Cleves di Lucas Cranach. La vicenda ha un finale molto triste, non tanto perché alla fine delle sue scorrerie Breitwieser è stato infine preso e condannato, ma perché la madre del giovane - per paura di essere coinvolta? in un accesso di improvviso vandalismo? - ha distrutto una sessantina fra le opere raccolte dal figlio, bruciandole, facendole a pezzi, addirittura buttandole nel canale che collega il Rodano al Reno.

Cultura della memoria

La vicenda della «collezione Breitwieser» rivela anche, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sono fragili ed esposte (in tutti i sensi) le opere d'arte nei musei. Conferma l'ex detective di Scotland Yard, Dick Ellis: «Quello della sicurezza è un terreno in via di continua trasformazione. Da un lato si sviluppano nuovi sistemi per la custodia delle opere d'arte, dall'altro i criminali studiano nuovi mezzi per aggirarli, con il risultato che la sicurezza è sempre più costosa, spesso molto difficile da sostenere per chi gestisce un museo e ha di solito un budget tutt'altro che illimitato, con cui deve anche finanziare le nuove acquisizioni e pagare gli stipendi dei dipendenti». Né le assicurazioni, come ha dimostrato il caso dell'Urlo di Munch, rappresentano un'alternativa: «I premi per assicurare queste collezioni - ha affermato ancora Ellis nella sua intervista alla Bbc - sarebbero così alti che nessun museo se li potrebbe permettere. Meglio, allora, puntare sulla sicurezza». O almeno, suggeriscono alcuni, su una catalogazione dei beni culturali, che, a parte i casi più eclatanti, rischiano spesso di sparire senza che nessuno se ne accorga: «Per arginare il rischio di dispersione, la "inventariazione" accurata e dettagliata è di fondamentale importanza, perché, mentre consente un'analitica ricognizione del patrimonio storico-artistico, promuove l'acquisizione di una cultura della memoria». Sono le parole (per una volta si può dire: sacrosante) di Francesco Marchisano, presidente della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa. Come a dire che se ci fosse una maggiore attenzione alle opere d'arte, qualche furto - forse - si potrebbe evitare.

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scheda

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DUE ANNI DA DIMENTICARE
I ladri d'arte hanno gusti eclettici, amano l'arte ma non disdegnano i grandi classici del passato, come testimonia una lista dei grandi colpi degli ultimi due anni. 22 agosto 2004: due ladri armati si introducono nel Munch Museum di Oslo, sotto gli occhi dei visitatori staccano dal muro L'urlo e la Madonna e si allontanano indisturbati. 31 luglio 2004: dieci preziosi dipinti (fra cui una Sacra Famiglia di Parmigianino) dell'antica quadreria del complesso di Santo Spirito in Sassia a Roma vengono trafugati dal laboratorio di restauro. 19 maggio 2004: viene segnalata la scomparsa di un dipinto cubista di Picasso, Nature Morte à la Charlotte, circa 4 milioni di dollari, dalle sale di restauro del Centre Pompidou a Parigi. 26 agosto 2003: al castello di Drumlanrig in Scozia, due uomini travestiti da visitatori scappano portando via la Madonna dei Fusi, opera (per la verità contestatissima) di Leonardo da Vinci. 27 aprile 2003: tre dipinti di Van Gogh, Picasso e Gauguin vengono rubati dalla galleria Whitworth di Manchester. Le opere vengono poi ritrovate in un bagno pubblico nelle vicinanze, arrotolate in un tubo di cartone, con un biglietto: un furto per dimostrare la scarsità delle misure di sicurezza del museo. 7 dicembre 2002: due opere di Van Gogh, la Veduta del mare a Scheweningen e la Congregazione che lascia la chiesa riformata a Nuenen, vengono sottratte dal museo di Amsterdam.



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