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SICILIA - Referendum contro l'operazione Tirone
Francesco Celi


L'obiettivo è la revoca delle delibere relative alla Società di trasformazione urbana: «Il sacco va impedito»


Costituzione di un comitato, facendo leva su prerogative fissate nello Statuto comunale, e referendum per revocare le delibere relative alla Società di trasformazione urbana. Scatta ufficialmente l'offensiva contro l'operazione Tirone, il piano di riqualificazione ed edificazione urbanistica che tocca 100mila metri quadrati di territorio nel cuore della città, tra il viale Italia e la via Antonio Martino, piazza del Popolo compresa, e tra le vie Tommaso Cannizzaro e Santa Cecilia. A rendere noto il passo è stato ieri Giuseppe Melazzo, «le procedure saranno avviate da subito», fa sapere l'esponente Udc, «sin da martedì prossimo in Commissione Urbanistica». Fatti un po' di conti, i casiniani dovrebbero accompagnarsi nell'iniziativa all'Mpa, che s'è pronunciato ufficialmente sui progetti del Tirone, al Partito democratico, a larghe schiere del Pdl, al Quarto quartiere in ogni sua componente, giacché ha già preso apertamente posizione: insomma, il vento in Consiglio è cambiato rispetto a quando fu dato via libera alla Stu. Ciò mentre il comitato dei garanti voluto dall'assessore Scoglio in vista della presentazione del piano industriale della Stu, ne fanno parte Ordini, Assindustria, vertici della Stu e tecnici comunali, sta per completare il suo lavoro. Dunque, siamo al "redde rationem" o quasi. Tema che scotta, la riqualificazione del Tirone, destinato a tenere sempre più banco.
Ad alimentare le perplessità sono soprattutto i tecnici. Dario La Fauci, già presidente dell'Ordine degli architetti, ha in questi giorni inviato una lettera al collega Luciano Marabello, il capofila di una trentina di professionisti, tra architetti e ingegneri, che hanno bocciato i progetti nei mesi scorsi: «Siamo di fronte alla pianificazione di un sacco edilizio», è la tesi che, evidentemente, gli Ordini di riferimento non condividono. Proviamo a fare il punto, ponendo alcuni interrogativi, magari facendo la parte del diavolo.
Cos'è l'operazione Tirone? Innanzitutto il percorso di due processi, la Stu e il contratto di quartiere (8 milioni concessi dal ministero delle Infrastrutture), due diversi programmi con diversa natura amministrativa, che contemplano un finanziamento pubblico a sostegno di quello privato. E qui può sorgere la prima domanda: il ruolo dei partner privati è quello di beneficiare dei finanziamenti pubblici? Val la pena rammentare che il 70% delle azioni della Stu è in possesso dei privati (imprenditori edili, immobiliaristi) e il 30% del Comune: un'anomalia? E pertanto, i privati nella qualità di soci cosa impegnano delle proprie risorse finanziarie? E ancora, riguardo alle operazioni di esproprio dei terreni, per le quali esiste già una raffica di ricorsi, quale opera di pubblica utilità si sta facendo informando i proprietari con avvisi sull'impegno delle loro aree?
Il Comitato pro Tirone e il Quarto quartiere tra gli altri, ma non solo, pensiamo ad esempio al "gruppo Marabello", si chiedono su quale variante urbanistica opera la Stu, ossia se ha redatto un piano particolareggiato o ha redatto una semplice delimitazione dell'area con variazioni e deroghe delle destinazioni d'uso dello strumento urbanistico per interesse pubblico? Perdippiù, la Soprintendenza ha posto vincoli e relative prescrizioni, il Comune ha ottemperato alle disposizioni del vigente piano paesaggistico? E il Genio Civile sulla acclività del terreno? E c'è un ultimo aspetto, tra i molti altri che si potrebbero porre, riguarda la tutela espressa dalla planimetria redatta dagli uffici del Comune sul vincolo panoramico della Circonvallazione da osservare per rispetto della visuale dello Stretto. Insomma, è necessario si faccia chiarezza, ma chiarezza davvero, sugli atti amministrativi e tecnici della Stu. I cui vertici, così come l'assessore Scoglio, va rilevato per completezza di informazione, hanno sempre sostenuto che tutto è avvenuto e sta avvenendo alla luce del sole, che non si tratta di un "sacco". E poi c'è anche una questione di fondo: è mai possibile che in questa città nulla si possa fare, preferendo invece alimentare la cultura del sospetto? Nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, assisteremo soprattutto a questo, al confronto serrato su un'ipotesi di riqualificazione, o devastazione, del territorio.

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=54233&Edizione=13&A=20100410


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