ROMA - Museo della moda? Non si farà, troppo caro ma ne sogno uno della città al Circo Massimo Carlotta Mismetti Capua, interv. a Umberto Croppi E polis Roma 08/02/2010
Nei primi mesi del suo mandato Umberto Croppi teneva appeso sulla porta del suo ufficio il cartello: niente bighe, grazie. Una volta passata la fase bighe & centurioni, qualche mese Croppi ne appese un altro: bambole non c'è una lira, titolo di un varietà anni Settanta. Umberto Croppi, assessore alla Cultura di Roma, ha il compito di rendere Roma meno trendy e più popolare. Nonostante le lire e le bighe qualcosa è riuscito a fare. La festa di San Giovanni, i Fori aperti gratuitamente a Natale, il Carnevale romano ripristinato dopo oltre un secolo, il Futurismo dappertutto, 100 mila persone in Piazza del Popolo per il concerto di Moby per lo sbarco sulla Luna, e un embrione di network per i 18 musei capitolini (con coktail e conferenze) ed uno neo nato per gli istituti di cultura stranieri della città, grande patrimonio di conoscenza e contatti internazionali, M due prossime grandi mostre a tema Orogoglio Romano, i Fori gratis a Natale, il raggruppamento delle nomine di comunicazione, cultura e moda, che considera strategiche. Lei ha il compito di disegnare una cultura per una capitale europea. Cultura è una parola difficile, proviamo con un'altra. Cos è per lei l'incultura? È la mancanza di curiosità. E la cultura ha lo scopo di stimolare questa curiosità e sul piano economico anche di mitigare i conflitti, amalgamare le persone, educarle, in ogni senso, al rispetto e alla vita comune. Per la sua prima estate Romana lei pubblicamente ha chiesto un'audizione collettiva, tipo provini televisivi. Come sono andate le audizioni? Tra la pubblica amministrazione di Roma e il mondo della cultura si era creato un sistema distorto, andavano ristabiliti dei canali anche di comunicazione corretti. La crisi economica anche ce lo chiede. Se non possiamo dare un contributo economico che almeno ci sia il nostro ascolto, la nostra presenza, e magari l'aiuto per superare i problemi amministrativi. Vede, il mercato era drogato, ci vogliono azioni di sistema, progetti triennali, la pioggerella di contributi non serve ed i progetti che non hanno una loro sostenibilità economica non ci interessano. Lei ha preso la delega alla moda, che prima spettava all'economia, come mai? Perché appartiene alla sfera della creatività. Inoltre ho una mia fondazione di Sviluppo Economico che lavora con questo obiettivo. Ma il museo della moda si farà? Tirelli e Valentino lo vorrebbero fare qui e si son detti più volte pronti a donare i loro archivi. Sono archivi ingombranti, i cui costi di manutenzione sono alti. Costano troppo, mi dispiace. Assessore, un mandato o due? Uno. E quale sarà il suo lascito alla città? Di creare un sistema per tutti i musei e le gallerie romane. Di convincere gli uomini del bilancio che i soldi spesi per la cultura sono strategici. Siamo considerati un assessorato di spesa, ma non è così: la cultura dopo la pubblica amministrazione crea posti di lavoro qui. Senza parlare del nostro turismo, che è tutto culturale. E che resti, cosa? Conto di avviare il progetto del museo della città, al Circo Massimo. |