BARI. Il museo Nicolaiano-Accanto agli ex voto ci saranno anche reperti archeologici ANTONIO DI GIACOMO SABATO, 06 FEBBRAIO 2010 LA REPUBBLICA - - Bari
Il priore della Basilica lavora al progetto fin dal 1980 "La città meritava un luogo così"
Èla storia di un sogno inseguito per oltre trent'anni. Ne sa qualcosa padre Damiano Bova, il priore della basilica di San Nicola, che fin dal 1980 si mise al lavoro per dare vita a quel Museo nicolaiano che, solo oggi, vedrà finalmente la luce. «Alle spalle c'era stata l'esperienza- ricorda - di un museo nei matronei della basilica, ovvero le logge sovrastanti le navate laterali: una collocazione che, di fatto, lo rendeva difficilmente accessibile. Ma, all'interno della cittadella nicolaiana, c'era l'ex museo storico ormai abbandonato al degrado: fu così che il Comune di Bari, su nostra richiesta, ci affidò in comodato d'uso quegli spazi perché potessero ospitare il nostro museo».
E se trent'anni sono passati, racconta Bova, lo si deve all'ostacolo del difficile reperimento dei fondi. All'epoca, infatti, i primi interventi riguardarono il consolidamento statico della struttura. Finché i padri domenicani non hanno riavviato un dialogo col Comune e la Regione e, grazie al loro sostegno, con un contributo di un milione e 250mila euro, reperiti at traverso fondi dell'Unione europea, si è potuto procedere alla musealizzazione definitiva.
«Il museo nicolaiano offrirà anche un servizio alla città se è vero - ricorda il priore - che la basilica è testimone e protagonista di un culto a livello universale. Una realtà che evidentemente meritava un museo per raccontare sì gli elementi manifestativi del culto nicolaiano ma non solo: attraverso san Nicola si può cogliere l'identità stessa della città di Bari. Ed ecco, allora, che il nostro apporto si rivela sia culturale che d'incentivazione ai flussi turistici».
Così, in esposizione, visitatori e pellegrini negli ambienti del museo nicolaiano - si parla di 800 metri quadrati dove trovano spazio un centinaio di pezzi - potranno riscoprire, in filigrana, il passato millenario di Bari. In vetrina ci sono paramenti sacri, tele e icone, argenti e ori di alta manifattura: opere d'interesse storico e artistico dalla stagione bizantina in avanti. E non è tutto. «Accanto agli ex voto - spiega padre Bova - trovano spazio anche alcuni reperti archeologici ritrovati negli anni all'interno della cittadella nicolaiana, a cominciare da alcune iscrizioni lapidee di età bizantina».
Fatto sta che buona parte dei pezzi in mostra permanente nel museo erano prima invisibili al pubblico o, come precisa padre Bova, «non adeguatamente fruibili, ammassati com'erano al pari di alcuni manufatti conservati nella Sala del tesoro della basilica». A completare il tutto uno spazio multimediale hi tech, attrezzato con monitor touch screen e una sala di proiezione: qui turisti, pellegrini e studenti potranno scoprire sia la ricostruzione storica delle vicende della traslazione delle reliquie del santo di Myra che la storia della basilica e dunque quella di Bari, da mille anni a questa parte crocevia di popoli, fedi e culture fra Oriente e Occidente nel nome di san Nicola. Non per caso, insiste il priore, in origine la denominazione del nuovo contenitore espositivo era accompagnata dalla dicitura museo didattico nicolaiano.
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